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“Oggi è il domani di cui ti preoccupavi ieri. E tutto va bene.”
Ho anche già fatto il primo bagno della stagione, non posso non sorridere!
Passo per un rapido saluto: sto attraversando una fase di “introversione”, sono poco comunicativa, poco propensa ad esternare su questi schermi…
Mi ritiro a vita privata per un po’…chissà che non mi faccia tornare a breve più presente e più chiacchierina che mai!
Voi però non state in pensiero… e soprattutto… non dimenticatemi!
Torno!
Giurin giurello!!!
...c'è un grande bisogno di resurrezione...
Vi abbraccio!
Certe volte mi capita di pensare di accendermi una sigaretta. In quel preciso istante mi accorgo che si tratta solo di un automatismo, non di un reale bisogno; infatti, mi basta realizzare la mia nuova condizione di non fumatrice, per ridere della malsana idea.
Ho delle bellissime foto che mi ritraggono con la sigaretta, gag incredibili da raccontare legate direttamente e indirettamente alle sigarette… Se qualcuno provava a prendermi in giro o farmi il verso, la sigaretta era sempre presente. E ora? Come si fa? Che si fa?
Ho turbato tutti i miei conoscenti fumatori, quelli abituali e quelli occasionali. Alcuni colleghi non sanno più a chi poter scroccare una sigaretta nel momento del bisogno… e, questo li ha destabilizzati. Per di più, secondo me, temono che io possa diventare più irascibile. Invece no: sono molto più calma di prima. Gli amici che mi facevano compagnia fuori dalle case e dai locali, perché sono sempre stata io la promotrice del “momento sigaretta”, ora sono disorientati, frastornati. Hanno perso il loro punto di riferimento, la loro cometa. E sono anche un po’ agitati perché si ritrovano nel mirino dei rompi-balle che li sollecitano, li incitano: perché se ho smesso io, ce la possono fare anche loro; perché visto che ho smesso io, ora tocca anche a loro.
Solo gli amici non fumatori, se pur increduli anche loro, esultano e si complimentano, elencando tutti i vantaggi di cui beneficerò. Mi spalleggiano, mi pompano… come farebbe un coach prima dell’incontro decisivo.
Purtroppo però non ancora riesco a godere a pieno dei vantaggi perché, da quando ho spento l’ultima sigaretta, mi è capitato di tutto. Sto precipitando in discesa libera e vorrei fermarmi. E’ come se si fosse rotto qualcosa, un equilibrio? Ma di cosa… dell’inquinamento atmosferico?! Visto che io ho smesso qualcuno avrebbe dovuto cominciare al posto mio?! Com’è come non è, mi si è scatastato il mondo sopra la testa: una serie di eventi negativi iniziati con una banalissima se pur fastidiosa gomma a terra e che, pian piano, a terra sono arrivati a buttarmi l’umore. Roba che, in un altro momento, mi avrebbe fatto fumare 100 sigarette al giorno! E invece non fumo, nonostante tutto non ne ho più toccata una.
L’unica reale percezione di cambiamento si è verificata nell’attività sportiva: facevo le stesse cose anche quando fumavo ma ora non faccio proprio fatica, ho fiato e resistenza da vendere. Per il resto, invece… “Sarò più calma e serena” perchè la sigaretta agita invece di rilassare, l’ho sperimentato: ma ora, con tutti i guai che mi sono capitati, sono in preda a mille preoccupazioni. “Sarò più ricca” perchè il risparmio è immediato e indubbio: peccato però che mi tocchi sborsare un sacco di soldi imprevisti e, ora come ora, mi sento decisamente impoverita!
“Sarò ancora più bella” senza fumo, con le rughe attenuate, il volto disteso, la pelle più pulita e luminosa; però per vedermi più bella, bisognerebbe anche che mangiassi con regolarità, dormissi la notte e avessi almeno la metà dei pensieri…
Certe volte penso a quello che è successo da quando ho spento l’ultima sigaretta e mi domando se ci sia qualche misterioso legame causa-effetto… perché nel caso, ve lo dico, riprendo subito a fumare che mi conviene!
Ho smesso di fumare. Si, io! La più accanita sostenitrice della sigaretta è capitolata dalla parte dei retti e dei puri. Non ci credete, eh?! Lo so, neanche io ci posso credere. Io che non ho mai voluto smettere, io che non ho mai pensato fosse il caso di smettere, io che non ho mai provato a smettere perché fumare mi piace e perché, si, fa male, ma non mi interessa, … ho smesso. Dopo 18 anni di onorata carriera da fumatrice, ho smesso. Ho smesso “solo” da un mese, ma per una incallita come me, che non ha mai saputo rinunciare alla sigaretta, neanche nel pieno di sindromi bronchiali acute, più che “solo” bisogna dire “già”: un mese è già una conquista!
Come è potuto accadere, vi starete chiedendo. E me lo chiedo anch’io: pur sapendo cosa sia accaduto, mi chiedo come sia potuto accadere. Ho letto un libro! Non uno qualsiasi, ma il best seller di Allen Carr “E’ facile smettere di fumare”. Perché l’ho fatto? Non certo perché volessi smettere di fumare, anzi, al contrario! Non ne potevo più di sentir parlare dei poteri magici di quel libro famoso “se lo leggi smetti, è matematico!”; era assurdo, per me, credere che la lettura di un libro fosse sufficiente a far smettere di fumare e soprattutto in modo facile, veloce e senza sacrifici. Come può un libro persuaderti a smettere di fumare?!? Non diciamo baggianate. L’ho comprato e l’ho letto per dimostrare che non era possibile, che non poteva avere valore universale, che su di me –per esempio- non avrebbe mai funzionato.
E invece ho smesso, appena giunta all’ultima pagina, di getto, buttando nell’immondizia un pacchetto e mezzo di sigarette. Io che sono stata capace di rovistare nell’immondizia, per riesumare quel pacchetto buttato per errore, quel pacchetto che conteneva ancora una sigaretta, ne ho buttato uno intero, ancora sigillato?! Se me l’avessero raccontato non ci avrei creduto.
La sensazione che provo da quel giorno è strana, inspiegabile: mi sento come se non avessi mai fumato in vita mia. Non mi da fastidio stare in mezzo a gente che fuma, non mi tenta vedere altre persone che fumano; semplicemente non ho voglia di fumare, non mi mancano le sigarette, non ne sento il bisogno. Ora i fumatori stanno tutti a occhi sgranti, lo so, vi vedo!
I miei amici fumatori che ben conoscevano il mio rapporto con le sigarette mi scrutano sbigottiti: mentre mi ascoltano e mi guardano come fossi un’aliena, pregano di riuscire a trovare presto un esorcista bravo, in grado di far uscire dal mio corpo questa tizia non fumatrice che parla al posto mio.
Ogni tanto il pensiero va alle sigarette, all’immagine che io ho di me con la sigaretta tra le dita, la stessa che ha di me chiunque mi conosca da tempo. Faccio fatica ad abituarmi all'idea che quell'immagine non ci sia più: ilalla senza sigaretta è un po’ come il gatto con gli stivali …senza stivali!
Ho un bisogno disperato di jeans. Urgente. Devo comprarne di nuovi. Non ho un jeans!
“Nel senso che ne hai più di uno, molti di più, direi almeno 10 nell’armadio!” Chi è stato? Chi ha parlato? Sento illazioni… Mettiamola così: non ne ho più uno che mi soddisfi. Mi hanno stancato. Voglio buttarli via tutti e ricomprarli da capo. Lo dico da tempo, ma non l’ho ancora fatto. Non l’ho fatto perché mi fa fatica entrare in un negozio, spogliarmi e provarli. E perché sono avvilita e scoraggiata: non ne trovo più di jeans come dico io. Perché non voglio sentire le commesse che gridano “Bene! Bene! Ti stanno benissimo!” e dover spiegare loro perché invece no, perché non li prendo, perché non mi piacciono, perché non sono come dico io. Spiegare che nel metterli e nel toglierli mi sono fatta lo scrub. Spiegare che la vita midi che passa filo filo all’ombelico non mi permette di mettermi a sedere, che mi toglie il respiro…e che non si può comprare un paio di jeans pensando che quando li indosserai, potrai stare solo in piedi. Come faccio a far capire alle commesse che, quando sono vita bassa come piace a me, sono opprimenti: troppo spessi o troppo stretti, al punto di non riuscire a flettere la gamba.
Io adoro i jeans in tela rigida, più di quelli elasticizzati…ma tela rigida non deve essere sinonimo di ingessatura e elasticizzato non può equivalere a compressione sotto vuoto!
Li voglio leggeri, cerco una tela sottile: non quelli finti-leggeri, che comunque sono duri e rasposi e ti paralizzano le gambe! Ormai non si producono più jeans, ma morsi per cavalli! E non è una questione di taglia: se li prendi appena più grandi della tua misura sbeccano ovunque. E’ una questione di modello: ne ho di ampi, ma non posso andare sempre in giro come un rapper!
I jeans di oggi non sono aderenti, sono tagliole: una volta infilati ti azzannano e stringono i denti. Se li indossi dal mattino, quando li togli alla sera, dopo che sei stata seduta dietro una scrivania, scopri che ti hanno segato l’inguine e bloccato la circolazione in più punti, ti ritrovi le gambe fatte a fila di salsicce. Non a salsiccia, non ti ritrovi due salsicce al posto delle gambe ma due file di salsicce al posto delle gambe: riconoscibili per il tipo aspetto gonfio-strizzato-gonfio-strizzato. E, una volta distesa nel letto, la safena ti pulsa per tutta la notte, come i bassi nella techno music.
Eppure ne ho avuti di jeans come dico io: è mai possibile che non si trovino più? Ne ricordo un paio comprati a Roma negli anni 90: una tela sottile, leggera, leggermente elasticizzata… favolosi! Non c’è stata una persona (e dico una!), uomini e donne, che non mi abbia detto "che bei jeans!” … e proprio quegli sguardi me li hanno consumati!!! Li ho indossati fino alla loro totale usura, anche con i buchi, con le fibre consunte che cedevano il posto a strappi e pertugi. Finché non ne è rimasto più nulla: si sono distrutti piano piano, disintegrati, biodegradati,… Ancora li piango! E il ricordo del dolore legato alla loro scomparsa è talmente vivo che mi fa centellinare lo sfoggio di un altro paio di jeans, ancora in vita, ma … ahimè, agonizzanti.
Cosa posso fare? Forse far innamorare perdutamente di me il proprietario di una fabbrica di jeans. Lo frequento per un po’… giusto il tempo di individuare 3-4 tessuti di mio gradimento, scegliere 6-7 lavaggi che mi aggradano di più, far tagliare 4-5 modelli sulla mia misura... mescolo il tutto, agito con eccitazione… e ne faccio saltar fuori una fornitura di capi come dico io. Starei a posto per il prossimo decennio! Una svolta. Anzi, la svolta! Sapete quanti pensieri e problemi di meno affollerebbero l’estenuante attività dello shopping?! E poi… poi ci lasciamo. Senza rancori.
Ne conoscete uno da presentarmi?
Non sono un’esperta d’arte, né di architettura. E non conoscevo fino a poco tempo fa Toyo Ito, architetto giapponese di fama mondiale. Genio dell’arte moderna (e del male, aggiungerei io!). Non sono un’esperta d’architettura moderna, ma sono nata con due occhi, fatti per guardare. E li uso, come tutti coloro che beneficiano del dono della vista.
L’amministrazione comunale di una delle nostre 4 province, città in cui mi reco spesso per lavoro e per svago, scomoda questo signore per dare un tocco di grazia (o il colpo di grazia, che dir si voglia!) ad una delle piazze principali, per completare l’interminabile quanto opinabile opera di restauro, che ha creato non pochi disagi, con un’opera ricca di estro e maestria. La piazza in questione, praticamente vuota, è stata ri-pavimentata, in modo irregolare, con preziosi materiali che però non differiscono molto dal cemento e corredata da panchine in stile moderno… su cui la gente si siede perché quei “cosi” danno l’idea di un punto d’appoggio abbastanza solido, ma lungi dal poter essere riconosciuti come panchine.
A dare lustro alla piazza, comunque, ci avrebbe pensato il monumento dell’architetto giapponese. Per quasi un anno, l’attesa ha destato grande curiosità nei cittadini e negli avventori di passaggio (una fontana? una scultura?) che potevano ammirare, nel punto dedicato ad ospitare l’opera tanto attesa, un temporaneo parallelepipedo rettangolo in plexiglas. Non vi nego che, memore di altri scempi in altre piazze della stessa città, ho pensato che il parallelepipedo rettangolo in plexiglas fosse già la scultura di Toyo Ito. Poi, a testimonianza che a pensar male si fa peccato ma non si sbaglia, è arrivata l’attesissima fontana dal nome Huge Wine Glass: un parallelepipedo rettangolo in plexiglas! Ok, ok, forse non sarà in plexiglas ma sempre di materiale acrilico trasparente si tratta, per una superficie di circa
L’altra mattina ho incontrato una coppia in un bar. Per l’esattezza dovrei direi che mi sono imbattuta in questi due emeriti sconosciuti, sulla quarantina, che però mi trattavano come se ci conoscessimo. Fratello e sorella,? Moglie e marito? Fdanzati? o forse sconosciuti anche tra di loro… forse attori di un nuovo gioco di ruolo, un esperimento sociologico che stava dilagando, di cui ero ancora allo scuro. Hanno attaccato bottone con i classici convenevoli “chi si rivede, come stai, che ci fai da queste parti”… Io ho provato a far capire loro all’istante che, forse, mi avevano scambiata per qualcun’altra, ma invano: loro due sembravano non aver minimamente preso in considerazione questa ipotesi.
Si che la memoria ultimamente mi fa qualche scherzo, ma quello sarebbe stato proprio un tiro mancino! Non riconoscere qualcuno, per una fisionomista come me, è inammissibile… e ancora più incredibile visto che il loro comportamento lasciava presupporre anche una certa confidenza.
E così ho deciso di stare al gioco, ma piuttosto che farmi fare domande, ho preferito farle io, tanto per capire chi avevo davanti. “E invece, voi, come mai qui? dove andate di bello?” chiedo con un sorriso spalancato e la mia proverbiale non-chalance, meglio conosciuta come “faccia di corno”. “Abbiamo appuntamento dallo psichiatra!” rispondono senza esitazione.
Ho svelato il mistero alla prima domanda. Lei mi racconta di aver avuto un forte esaurimento degenerato in depressione perché lui, un po’ fuori di testa di suo, non era stato capace di aiutarla; ma il dottore ci stava riuscendo. “A che ora avete appuntamento?” domando guardando l’orologio con l’ansia di chi non vuole trattenerli. “Alle
“Comunque siete contenti di questo dottore? Va bene la terapia?”
E lui, con gli occhi sgranati e un’espressione spaventosa, finalmente si pronuncia: “Si si, tutto bene: lo stiamo facendo impazzire!!!”
Se io fossi un animale della savana sarei una giraffa, per l’eleganza ma anche per la vista. Così dice Bamkuu. Eppure mi sento anche un po’ zebra, per udito e olfatto molto sviluppati. Ho scoperto che non ce n’è una uguale all’altra: quel caratteristico disegno a strisce bianche e nere non è mai lo stesso, ma contraddistingue ogni esemplare, come l’impronta digitale per l’uomo. Secondo Bankuu incuto anche timore come un leone e mangio come un leone… praticamente sono peggio di un mostro mitologico… fortuna che non ho la stazza dell’ippopotamo!
Dormire in un campo tendato nella savana è un’esperienza incredibile: soprattutto perché è un “dormire” per modo di dire. Nel buio e nel silenzio della notte arrivano strani rumori che percepisci molto più vicini di quanto in realtà non siano; suoni non ben identificabili, non quanto il verso del rospo che abita la tazza del water del tuo bagno. E le scimmie tirano sassi alla tua tenda per tutta la notte, quasi a dirti “questa è casa nostra, te ne devi andare!”
Bamkuu è la miglior guida di safari che potessi trovare. Molto bravo e anche molto divertente. Comunicare con il suo italiano da interpretare, l’inglese incerto e qualche parola di swahili è stato facilissimo. Incredibile, se penso che a volte non ci si capisce parlando la stessa lingua d’origine! Ci siamo scambiati i biglietti da visita, così, gli posso mandare altri clienti dall’Italia e quando voglio, posso tornare e lui mi prende a lavorare presso la sua agenzia a Malindi. Rideva come un matto quando ha accettato la mia autocandidatura, probabilmente senza considerare la serietà della mia proposta.
Mi avevano detto di non aspettarmi il mare di Zanzibar, che sarei rimasta delusa. Beh, si, a Zanzibar è un’altra cosa …ma le coste del Kenya non deludono affatto: acqua cristallina, stelle marine giganti, coralli enormi su distese di spiagge bianche e dorate. Non sempre lo trovi a portata di mano, lo devi rincorrere in base alle maree e alle correnti che trascinano le sporcizie di due immensi fiumi che sboccano al mare dalla savana.
Basta fare pochi chilometri perché si aprano nuovi e inaspettati scenari. Basta girare, ma con lo spirito giusto: consapevoli che le distanze che noi siamo abituati a percorrere in poco più di un’ora in Africa si dilatano. Sono le azioni che si compiono a scandire il tempo e non le lancette di un orologio, possesso di pochi. “Pole Pole” – piano piano- e Hakuna Matata - nessun problema- rappresentano la loro filosofia di vita e a pensarci bene, non è affatto sbagliata: rincorrere il tempo in Africa è praticamente impossibile, ma per noi, che lo inseguiamo quotidianamente, è psicologicamente devastante. Come lo è la dignità che caratterizza un popolo che non ha niente: i loro sorrisi e la loro serenità, la loro apertura e disponibilità verso chiunque… Più che un viaggio, il Kenya è una vera lezione di vita.
“Safari Njema” a tutti!
Usciamo da un anno bisesto, ma forse non tanto funesto quanto è stato preannunciato questo 2009 appena iniziato. Iniziato all’insegna della crisi. Non si parla d’altro che di crisi e su tutti i fronti. Il terziario è in crisi, il turismo è in crisi, l’immobiliare è in crisi. Anche il matrimonio è in crisi… ma da diverso tempo ormai e non fa più notizia. Il mercato automobilistico è in crisi e a catena rischiano le aziende operanti nel settore, come quella per cui lavoro io. Pare che non si vendano più auto ma, ogni mattina, lungo il tratto autostradale che percorro per raggiungere il mio ufficio, io incontro e incrocio, in entrambi i sensi di marcia, camion che trasportano auto fresche di fabbrica. Forse sono sempre le stesse, non devono consegnarle: forse le portano a passeggio, su e giù per l’Italia come forma pubblicitaria, come a dire “Noi le produciamo ancora!” …ancora per poco…?!
“C’hai poco da ridere” mi redarguiscono così amici e conoscenti, quando faccio dell’umorismo gratuito, “lo sai che se la situazione si aggrava tu sei una delle prime teste a saltare?!” Certo che lo so: prima si fa e poi si comunica quanto si è fatto, ma se non c’è niente da fare… men che meno c’è da dire.
Se mai mi toccherà l’epilogo catastrofico ne approfitterò per attuare il piano che ho nel cassetto da tempo, che non mi decido a mettere in pratica: smettere di lavorare. Non sarà per un matrimonio di interesse, non sarà per una ingente vincita al gioco... ma sarà sempre per scelta, anche se di altri, anche se obbligata, trasferirmi in un posto caldo a vivere di espedienti, al grido di battaglia “basta che ce sta ‘o sole, basta che ce sta ‘o mare”.
E comunque il supermegapresidente non ci ha ancora gettato addosso l’allarme della preoccupazione, almeno per l’anno in corso. Dice che se ci sarà poco da fare, ne approfitteremo tutti per scaricare le ferie. Finalmente un segnale positivo di questa crisi: allora è vero che non tutti i mali vengono per nuocere!
Lo sai che sugli incarti degli assorbenti per signora della lines puoi trovare le risposte a tanti dubbi e curiosità, buone norme di comportamento e consigli pratici per affrontare ogni giorno del ciclo con una marcia in più?!
Dopo i biscottini della felicità, dopo i baci perugina, dopo le bustine di zucchero del bar… c’è un messaggio -squisitamente al femminile- che ci aspetta anche sugli assorbenti ripiegati in bustine singole. Ma non è fantastico?!?
Ho fatto la scoperta dell’acqua calda, lo ammetto, perché l’iniziativa è partita la scorsa estate e aggiungo pure l’aggravante di non essermene accorta da sola: è stata un’amica a dirmelo. E la sua espressione gaudente mentre diceva “hai notato che sugli incarti dei lines ora ci sono scritti dei messaggi?!”, desiderosa di trovare in me quella complicità che solo le donne con altre donne sanno instaurare, mi ha portato a pensare che stesse scherzando…che avesse ideato una gag fantastica per divertirmi…che in qualche modo volesse prendersi gioco di me… d’altra parte è una mia amica! Invece no. Era seria. Tanto che avrei dovuto surclassarla a ex-amica. Per stavolta la perdono, ma sa che dovrà stare molto attenta in futuro, perché ha esaurito il bonus.
Io non sono fedelissima ai lines e quando li prendo, scelgo quelli con l’involucro arancio. I “messaggi” sono scritti in bianco, quindi, su fondo arancio, non proprio leggibilissimi…non quanto lo siano per la mia amica che usa quelli blu. E comunque, che diamine, non sono io a dovermi giustificare! Ma chi è che al cambio dell’assorbente, si diletta a temporeggiare sulla tazza del cesso per leggere se ed eventualmente cosa c’è scritto sull’esterno dell’incarto di un assorbente?!? Capisco che mentre mastichi il biscottino, il cioccolatino o mentre giri lo zucchero nel caffè, si possa leggere una frase celebre, una massima, … da far girare tra i presenti, che diventi lo spunto per un commento, una battuta… ma chi è che si sofferma, in quel momento, a leggere robe tipo: “Lo sai che dai primi del novecento, nei paesi più sviluppati, l’età media della prima mestruazione si è abbassata?” ma chissenefrega!
“Lo sai che un'accurata e corretta igiene genitale è indispensabile durante il ciclo mestruale?” e invece in assenza del ciclo possiamo anche non lavarci?!
“Lo sai che il 60% delle donne soffre di sindrome premestruale?” chi non lo sa?! Siamo sotto gli occhi di tutti!
“Lo sai che la frutta secca può regalarti un naturale effetto relax?” La mangerò sicuramente in sostituzione di un pomeriggio al centro benessere o di una vacanza!
Chi è che dopo aver letto “Mangiare alimenti ricchi di magnesio come banane e spinaci possono aiutarti a combattere gli sbalzi di umore tipici della sindrome mestruale” corre a comprare un chilo di spinaci, infilando nella borsetta, accanto a chiavi, portafogli e cellulare, una banana d’emergenza, per placare un accidentale attacco di ira?!
C’è anche chi conserva il messaggino del bacio perugina o la bustina di zucchero…si farà anche con gli incarti dei lines? Ne fai una mini-enciclopedia a fascicoli chissà mai che ti venga voglia di un infuso di “agnocasto e tanaceto partenio, piante famosissime per l’effetto benefico sui dolori del ciclo” o di prepararti su curiosità varie ed eventuali per partecipare ad un quiz televisivo?
Ovviamente ogni “perché” rimanda al sito internet “donneonlines” (tralascio ogni commento perché si commenta da solo!) per l’approfondimento: una spiegazione scientifica, rigorosamente dimostrabile e di indubbia utilità. Ma sarò buona: ve la risparmio!