ilallallero

Vita da Strega

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Strega per gioco e per passione, amo la vita perché riserva sempre sorprese speciali.



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martedì, 29 aprile 2008
Telefono casa 

Mi hanno finalmente consegnato il tanto atteso cellulare high-tech, in sostituzione del mio gingillo glamour incerottato. Ci sono voluti quasi due mesi, un periodo interminabile in cui pregavo e speravo che il mio telefonino cool (o quel che ne restava) non tirasse definitivamente le cuoia proprio quando, settimanalmente, agonizzava tra le mie mani mentre lo medicavo e gli cambiavo le fasciature; in cui mi vergognavo come una ladra a rispondere a chiamate o a sms in pubblico; in cui ho bombardato personalmente il fornitore con telefonate minatorie, dalle quali si difendeva solleticando la mia curiosità sull’effetto sorpresa che avrei ricevuto portando ancora un po’ di pazienza, perché mi stava riservando un trattamento davvero speciale. Avrei dovuto tremare davanti alle sue dichiarazioni, certa del fatto che questo signore conoscesse ben poco me e i miei gusti, in generale e in materia di  telefonia mobile.

E così, quando ormai avevo esaurito la forza di marcarlo stretto, ecco che arriva in ufficio il mio pacchetto. Dall’immagine sembra carino: certo non è mini come piace a me, ma neanche troppo ingombrante e tutto sommato piuttosto leggero. La scatola ha un doppio fondo: cavi e cavetti, manuale, opuscoli e driver mi mettono un po’ soggezione… ma reagisco al primo impatto con fiducia, con quell’ottimismo che mi caratterizza e che, ogni tanto, mi tradisce anche.

Una volta a casa, terminata la carica della batteria, inizia il processo di conoscenza reciproca, una lotta impari: troppe icone e troppi tasti contro la mia scarsa propensione al cimento tecnologico. Forte della decisione di padroneggiare solo le 4 funzioni di base, decido di procedere empiricamente per prove ed errori: un po’ come buttarsi nella fossa dei leoni credendo di uscirne solo con qualche graffio.

Sistemo subito data e ora e la sveglia per il giorno seguente e penso: “accidenti se sono brava!”. Peccato dovermi smentire subito: non riesco ad utilizzare di default la rubrica della sim così, approfittando di cotanta memoria hardware, decido di copiare la rubrica della sim sul telefono, uno dei procedimenti più banali, anche per me. Dopo infiniti tentativi di effettuare l’operazione in un colpo solo, mi riduco a copiare una scheda per volta: una maledizione per ogni voce copiata. Con l’occasione, la mia rubrica è stata volutamente dimezzata.

Mi adopero in fretta a sostituire la suoneria perché il “Nokia tune” è il rumore più insopportabile che io conosca. La fretta è solo intenzionale, visto che il procedimento si rivela più arduo del previsto: apro un video musicale che non riesco più a chiudere. La ricerca delle suoneria diventa una missione in stile Indiana Jones. Alla fine Indiana Jones trova la pietra filosofale, ma proprio alla fine!

Decido che il metodo intuitivo non è adatto alle mie capacità limitate e ripiego a testa bassa sul manuale: un tomo voluminoso come l’elenco telefonico di Roma dalla A alla L. Lo sistemo sulle ginocchia e inizio a sfogliarlo: browser web, connessioni, attivazione della casella email, collegamento GPS, sistema audio/video, PPT, Chat… ma… mi domando “non ci si telefona più con questi aggeggi?!”. Il manuale è stato impaginato al contrario: per capire che hai in mano un telefono devi andare all’ultima pagina. Inizio ad immaginare situazioni tragicamente veritiere ma che sanno tanto di scusa inverosimile, tipo “ti volevo telefonare …ma poi è partito un film e …giacché c’ero l’ho visto... è stato più semplice che chiamarti”.

“Cosa te ne fai di un telefono così? Dallo a me!” tuonano gli amici. “E’ come mettere una Ferrari in mano a chi non ha la patente!” “Non dirmi che lo usi solo per telefonare?!?”. Ma no! Mando anche sms, mms, scatto qualche foto che non ritroverò mai più perchè non so dove verrà salvata… e… ah, beh, l’organizer, la mia memoria di scorta!


Postato da: ilallallero alle 10:41 | permalink | commenti (59) |

martedì, 22 aprile 2008
Un’altra me 

Ieri sera ho visto uscire dal portone di un palazzo due gemelle: due donne adulte, belle, identiche, praticamente la stessa persona riflessa, se non fosse stato che erano vestite in modo diverso. Si sono salutate e hanno preso direzioni opposte. E nella mia testa è partito il solito film… dove staranno andando, a fare cosa, ma soprattutto perché si sono separate… mi ha sempre incuriosito il fenomeno “gemelli”, che tratto nella mia mente come un mistero della natura, un universo parallelo ai confini della realtà. Gemelli: pare significhi molto più che fratelli, una realtà davvero lontana da me, che sono addirittura figlia unica.

Il mito dei gemelli tesse trame favolose su amore smisurato, complicità estrema, esistenze simbiotiche… Sarà vero? Sempre vero? Ci sono gemelli che, tanto uguali esternamente quanto diversi nell’intimo, faticano a sopportarsi? Non ho mai conosciuto approfonditamente due gemelli, al punto da trovare risposte alle mie domande attraverso una frequentazione assidua, l’osservazione o con interrogazioni esplicite.

Quando ero alle elementari, nella mia scuola c’erano due gemelli, biondissimi, uguali uguali. Me li ricordo nel cortile, quelle mattine in cui venivano a distribuire gli album delle figurine Panini. Nella mischia dei bambini urlanti che si strattonavano per  prendere l’album e un solo pacchetto di figurine per iniziare la raccolta, loro erano gli unici che, mettendo e cacciando le giacche, scambiandosi cartella e cappello, riuscivano ad ottenere più pacchetti di figurine, disorientando i distributori al grido di “ma no, prima era mio fratello!”.

Anche alle scuole medie e al liceo guardavo a distanza due coppie di gemelle, indistinguibili per me. Ho sempre immaginato la “comodità” di avere un gemello: mettersi d’accordo, dividersi i compiti, per avere la possibilità di fare metà del proprio dovere e ottenere comunque il risultato intero. Per esempio, negli studi, i gemelli possono iscriversi allo stesso corso di laurea, dividersi gli esami da preparare in modo che la stessa persona lo sostenga due volte a sessione, per sé e per l’altra sé. Oppure, su questioni più personali, se una si caccia in un guaio e fa fatica a uscirne perché affrontare la situazione le provoca sofferenza, l’altra, da esterna, più lucida e distaccata, può venirle in soccorso sostituendosi a lei. Si, è quasi fantascienza, me ne rendo conto.

Il mondo dei gemelli è avvolto da un’aurea idilliaca…ma non nel mio immaginario, dove si scatenano fantasie prosaiche. E se invece dell’affetto più incondizionato ci fosse un odio spassionato? Ne conosco di fratelli che si detestano, perché non può succedere con i gemelli? Così come si amplificano i sentimenti positivi, può accadere per quelli negativi. E allora la sostituzione di persona, senza accordo stavolta, avrebbe lo scopo di creare rotture, litigi, di impedire il raggiungimento di un obiettivo: invidia e competizione, i fiori del male che di solito cerchi di estirpare all’esterno, ti crescono dentro casa.

Mi ha sempre affascinato il fenomeno “gemelli”, ma per contrasto. Un fenomeno da scoprire, non da vivere. Perché se penso a me, temo un vissuto ostile, già solo per la possibilità di essere scambiata, confusa con l’altra. Non credo sopporterei di avere davanti agli occhi un’altra me, uno specchio che mi rimanda continuamente la mia immagine, senza filtri, che si amplifica raggiungendo una profondità senza fine. Per quanto sia vanitosa, non lo apprezzerei: vedere l’eco delle mie espressioni, degli atteggiamenti, delle posture… non poter sfuggire al lato più antipatico di me stessa: non c’è equivoco che tenga a giustificare la cattiva interpretazione di un gesto o di una parola, la comunicazione è totale, la comprensione dei sentimenti è cruda e immediata.

Come puoi convincerti di essere un esemplare unico al mondo quando hai sotto gli occhi l’esempio pratico che smentisce la teoria? Io stessa a volte fatico a sopportarmi. Sopportarne due come me è una prova impossibile da superare.


Postato da: ilallallero alle 12:32 | permalink | commenti (36) |

lunedì, 14 aprile 2008
Mi piace... ah, ah 

Nel bel mezzo di questo “Aprile non so che dire” mi prende al lazo Salsarosa, con un “nuovo gioco” che si fa così:

REGOLAMENTO:
- indicare il link di chi vi ha coinvolti
- inserire il regolamento del gioco sul blog
- citare sei cose che vi piace fare
- coinvolgere altre sei persone
- comunicare l'invito sul loro blog

6 son le cose che piace fare a me

(in realtà molte di più, ma per esigenze di copione mi devo limitare):

 

1 Stare sotto il sole

Sono nata ad agosto e vado ad energia solare. Mi piace il sole: non mi basta il sole che illumina, voglio quello che acceca; non mi basta il sole che intiepidisce, voglio quello rovente. Ho bisogno di quel sole più di quanto me ne riesca ad offrire il clima locale perciò fuggo a prenderne un po’ altrove quando qui non è disponibile, per ricaricare le batterie. Sono fotovoltaica.

 

2 Viaggiare

Partire è un po’ morire, si dice. Io invece mi sento morire quando non posso partire, come è successo quest’anno. Staccare la spina, cambiare aria, gente, ritmi, riposare senza dormire, essere sazia senza mangiare… mandare in vacanza anche la mente insieme con il corpo: mi piace! Non si avverte il bisogno di ciò che non si è mai provato, ma la mancanza di un piacere saggiato si avverte in modo inequivocabile.

 

3 Le scarpe

Tra abiti e accessori, utili e futili, la mia passione viscerale è per le scarpe. Non c’è nulla che catturi la mia attenzione come un bel paio di scarpe: più ne ho più ne desidero, più ne compro e più mi incanto davanti ai modelli esposti nelle vetrine.

 

4 Fantasticare

Mi piace immaginare qualcosa che deve accadere o anche che non accadrà mai, costruire la situazione, infilarci dentro le persone e dare vita al film,  ad uno dei tanti film possibili, arrivando fino alla fine, cambiando anche più finali, per scoprire quale ci sta meglio: è come se in qualche modo vivessi davvero ciò che invece è solo un prodotto della mia mente. E se il sogno è irrealizzabile, poterlo fantasticare a volte mi basta.

 

5 Ballare

La danza è per me la forma più alta di espressione e comunicazione, la più completa. Ballando si parla, si da sfogo alle proprie emozioni, si trasmette un desiderio, si corteggia, si seduce. Ballare è la mia panacea contro tutti i mali. “Balla, che ti passa”.

 

6 Creare

Mi piace il lavoro creativo, quello che coinvolge la manualità oltre che la mente. Mi piace cucire, colorare, costruire, riparare, arredare… con attenzione, precisione, pazienza. Fare e disfare finché le mani non arrivano a plasmare con estrema fedeltà l’idea di partenza.

 

Lancio il lazo del “tuca tuca” a Moz, Clarke, Todomodo, Mari, Asileday, Clio


Postato da: ilallallero alle 15:39 | permalink | commenti (35) |

martedì, 08 aprile 2008
Aprile 

 - Aprile dolce dormire -
 - Aprile non ti scoprire -

Tu di che Aprile sei?!


Postato da: ilallallero alle 12:05 | permalink | commenti (43) |

mercoledì, 02 aprile 2008
Punti di vista 

Conversando nello spogliatoio della palestra:

 

i- Chi si rivede! Che fine hai fatto?!

- Ho avuto l’influenza, non andava più via. Sono stata male, ma proprio male: non ricordavo di essere mai stata così male dall’ultimo anno di liceo, 4 anni fa!

i- Che invidia che mi fai!

- Perché non mi ammalo spesso?!

i- No, per la tua età! Quanto sei giovane!

- Ma che dici!!! Perché tu sei vecchia?!

i- Guarda che io e te ci portiamo almeno una decina d’anni, sai?

- Non credo proprio!

i- Io dico di si: sono del ’73!

- Ah… non l’avrei mai detto… Comunque te li porti benissimo!

i -Grazie, ma preferirei non portarli proprio!


Postato da: ilallallero alle 09:33 | permalink | commenti (55) |

giovedì, 27 marzo 2008
Pazzia e catene 

C’era una volta il manicomio. Il manicomio era una struttura che aveva lo scopo di ospitare gli individui “asociali”, le prostitute, i vagabondi… una sorta di casa di reclusione per i disadattati, per tenerli al riparo dalle insidie della vita che non erano in grado di gestire e avversare. Il manicomio doveva proteggere i matti dai sani. Maniaci, incendiari, furiosi, esauriti e dementi dividevano le stesse stanze. Ma chi proteggeva dai matti coloro che dovevano prendersene cura? Nessuno. E fu così che anche i sani impazzirono, per lo stesso principio secondo cui chi va con lo zoppo impara a zoppicare: si lasciarono prendere la mano dalle maniere forti e qualcuno decise che il manicomio andava chiuso. Via, tutti liberi! Il gene della follia si insinuò come un virus attraversando le genti di generazione in generazione, di Paese in Paese, di città in città, nei secoli dei secoli, subendo variazioni infinitesimali.

Oggi, infatti, il confine tra la follia e la sanità è molto labile, le forme in cui si manifesta la malattia mentale sono cresciute in modo sorprendente, in quantità e qualità. Chi sono questi matti di nuova generazione? Personalità egocentrico-narcisistiche, anti-sociali, affette da manie di persecuzione, complessi di inferiorità o deliri di onnipotenza, fobici, isterici, ninfomani, depressi cronici… soggetti che vivono al confine tra nevrosi e psicosi, che meriterebbero di ricevere le giuste cure e le giuste attenzioni.

Dove sono finiti questi matti di nuova generazione? Le cose non sono molto cambiate da quando i matti li chiudevano nei manicomi: sono tuttora costretti a convivere in cattività, almeno 5 giorni a settimana, per circa 8 ore al giorno. Hanno chiuso i manicomi e hanno aperto gli uffici. Si sta tentando il recupero dei folli attraverso il lavoro. Come andrà a finire stavolta?


Postato da: ilallallero alle 09:23 | permalink | commenti (53) |

giovedì, 20 marzo 2008
Buona Pasqua! 

La Pasqua è bassa. La pressione atmosferica pure.
Tenete alto l'umore! Almeno quello.


Postato da: ilallallero alle 14:47 | permalink | commenti (34) |

venerdì, 14 marzo 2008
La vera storia de la cicala e della formica 

Il senso del dovere, la propensione al risparmio, l’insegnamento al fare oggi con uno sguardo al domani hanno sempre fatto parte della nostra educazione.  La favola della cicala e della formica è stata usata per inculcarci un esempio pratico di come non si possa vivere il presente senza curarsi del futuro. Eppure io a questa storia non ho mai creduto. Non mi ha mai convinto fino in fondo che l’eroe della vicenda fosse la formica; no, io tifavo per il suo antagonista.

Vuoi perché la favola si svolge in estate, la mia stagione preferita, quella che aspetto tutto l’anno e che non sacrificherei per nulla al mondo, vuoi perché anche Heater Parisi, mio mito, cantava a favore delle cicale, io ho sempre amato il personaggio della cicala: canterina, godereccia, mi assomigliava molto di più di una formichina dedita solo al lavoro. Una tipa allegra e di compagnia come la cicala non poteva fare quella brutta fine ipotizzata da La Fontaine,  ho sempre creduto che la favola del francese fosse una rivisitazione a posteriori, specchio del suo tempo, ma che in realtà lo spirito originario fosse tutt’altro.  

La favola, infatti, è uscita dalla penna di Orazio, non il marito di Clarabella, un altro Orazio, quello del “carpe diem”, quindi, converrete con me, che c’è qualcosa che non torna.  La favola di Orazio si può ricostruire sinteticamente più o meno così: dopo un’estate intera in cui la formica faticava per procacciarsi le provviste per l’inverno, senza concedersi mai una pausa, neanche alla sera, nemmeno per fare due chiacchiere con gli amici al bar, mentre la cicala se la spassava in compagnia, dilettando tutti col suo canto, godendo le belle spiagge di giorno e i locali giusti di notte, arriva il maltempo. (Si noti il rispetto del costrutto latino!)

Così, la formica si rinchiude nella sua umile dimora zeppa di cibo fino al tetto e la cicala va a bussare alla sua porta… si, ma per salutarla! La cicala infatti, durante un’esibizione delle sue, era stata avvicinata da un manager degli artisti che l’aveva scritturata  per una stagione di lavoro al caldo. Diciamo a  Miami, tanto per fare un esempio.

La morale originale della favola, quindi,  non è “chi nulla fa, nulla ottiene” bensì “non risparmiare mai sul divertimento” ché lavorare troppo porta benefici solo nelle favole di La Fontaine!


Postato da: ilallallero alle 09:25 | permalink | commenti (40) |

lunedì, 10 marzo 2008
Alla scoperta dell’Abruzzo autentico 

L' Abruzzo è una regione compresa all'interno dei propri confini. È’ bagnata ad Est dal mare Adriatico e al suo interno dal Montepulciano d'Abruzzo. L'Abruzzo, originariamente situato nel centro Italia, oggi è slittato al sud, perché probabilmente a qualcuno fa più comodo così: da polmone verde dell’Italia sarebbe quindi, per posizione, diventato fegato, perdendo  decisamente quella connotazione positiva legata al verde.
Gli abitanti si chiamano Abruzzesi, Aprutini o certe volte anche con appellativi poco gradevoli;  dipende da chi li chiama.
L’economia abruzzese si regge sulle seguenti attività principali: industria, agricoltura, pesca, pastorizia, agriturismo, ricerca di finanziamenti europei, sagre ed eventuali.
Il clima è variabile da zona a zona, di giorno in giorno, nel corso dell'intero anno solare.
L'unità monetaria in corso è 'Li sold' altrimenti detti 'Euri', che oltre al potere d'acquisto conferiscono anche prestigio e notorietà. Se ostentati possono generare la mmìdia (l'invidia).
Gli sport principali praticati dagli abruzzesi sono: lu pallon’ (il calcio), lu bàsk (la pallacanestro), la pallavvò (la pallavolo), lu bàgn (il nuoto) e le tàzz (l'etilismo). Alcune minoranze pedemontane praticano jù regbi (il rugby).

La Religione è Cattolica, ma viene messa a dura prova nei bar, nei campi di calcio e soprattutto nelle banche. I capri espiatori ad alto rischio sono i santi, al grido di “mo se ne và …”.
Le banche, aiutate da un particolare microclima appenninico, fioriscono in maniera spontanea nelle città (in particolare nei centri storici), sostituendosi ad altre attività. Se visitate una città abruzzese, evitate di affezionarvi a qualsivoglia attività commerciale poiché al vostro ritorno, in una successiva visita, è facile che non la ritroviate più.
L' abruzzese 'forte e gentile' è molto orgoglioso dei suoi cibi (consigliati), dei suoi vini (suggeriti), ma soprattutto dei suoi parenti (raccomandati), anche se il vanto supremo è rappresentato da Rocco Siffredi, in arte Rocco Tano.
L'Aquila è il capoluogo e in quanto tale non ce l'ha con nessuno e si fa i fatti suoi: ci fa sempre un freddo cane, è piena di salite senza neanche una discesa e tutti giocano a rugby, anche vecchi e bambini. Se durante una passeggiata vi sentite placcare da un'anziana signora, tranquilli: è un’usanza del posto. Pescara ce l'ha con L'Aquila perché vorrebbe essere lei il capoluogo, in quanto ha i soldi. Però con i soldi ancora non è riuscita a comprare una delle poche cose che ancora le mancano: la Storia (comunque si sta attrezzando, forse se la fa prestare da Chieti). Per gli abruzzesi Pescara è una città costruita all'interno dell'Abruzzo, per i pescaresi l'Abruzzo è una regione costruita intorno a Pescara. I pescaresi dicono che Chieti ce l'abbia con Pescara, perché vorrebbe essere Pescara e invece è Chieti. Ma Chieti è come Pescara: anche nel 'chietino si mangia, si beve e si fa casino'. Ci sono un po' meno soldi di Pescara; meno alberghi di Pescara; meno negozi di Pescara; un porto in meno di Pescara; un mare in meno di Pescara; qualche politico in meno di Pescara; ma un asse attrezzato e un aeroporto in comune con Pescara; uno Scalo in più di Pescara e il comico 'Nduccio, che è patrimonio di tutti ed è tutelato dal Ministero dei beni culturali.
Teramo ce l'ha con l'Aquila, con Pescara, con Chieti, con Roma e anche un po' con Teramo, perché non la caga nessuno e soprattutto perché non le lasciano un soldo (esclusa la Val Vibrata che è la Svizzera della provincia di Teramo). Teramo vorrebbe essere una qualunque delle altre province; la Val Vibrata; la Svizzera; un quartiere di Roma o tutte le cose contemporaneamente, tranne Teramo.


 

L'originale di Marko Ferrari lo trovate su www.myspace.com/markoferrari

(non me ne voglia l'autore per le mie personali variazioni sul tema)

 


Postato da: ilallallero alle 09:31 | permalink | commenti (37) |

venerdì, 29 febbraio 2008
Le ultime parole famose. 

"Quest'anno non mi sono ammalata, incredibile!"

Ptciùùùùù

brrrrr brrrrrrrr

coff coff coff


Postato da: ilallallero alle 09:59 | permalink | commenti (33) |