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Vita da Strega

Eccomi

Strega per gioco e per passione, amo la vita perché riserva sempre sorprese speciali.



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giovedì, 28 aprile 2005
Discorsi da spogliatoio 

I discorsi da spogliatoio sono chiacchiere leggere, veloci, disimpegnate. Sono chiacchiere di cortesia con la vicina di panca o con la conoscente che frequenta la palestra ai tuoi stessi orari. Mentre ti spogli o ti rivesti, sotto la doccia o quando ti incremi, non si possono certo affrontare argomenti culturalmente impegnati, non se ne ha il tempo, né la voglia.

 

Così puoi ascoltare discorsi che spaziano dalle ricette di cucina ai consigli sui prodotti di bellezza; dal parrucchiere di fiducia al recente colpo di shopping; dall'ultimo film visto al dove farsi le lampade a meno prezzo; dal locale modaiolo che va per la maggiore ai contenuti del litigio con il fidanzato; ... e affini.

 

Anche questi ambienti subiscono l'influenza dei trend di attualità e così, in questo periodo restiamo in tema di diete e di linea, seguendo la tendenza dettata dalle riviste femminili.

 

La bella stagione trascina sul monotematico.

 

Dopo un'invernata lunga e fredda tutti agogniamo l'arrivo dell'anticiclone delle azzorre ad innalzare le temperature, per poter finalmente ritornare al mare ma... in forma smagliante!

 

Ascolto due voci conversare amabilmente e... penso...

 

 

- Vuoi un cioccolatino? Perugina. Sono buonissimi!

 

 (Prendilo! Vuole che glielo togli da sotto al naso!)

 

- NO! Ma che sei pazza! Sapessi quanto ho mangiato oggi, ci manca solo il tuo cioccolatino!

 

- Ah, non dirmi niente! Mi hanno regalato una scatola gigante di questi cremini... e io... li ho portati in ufficio, sperando che li mangino i clienti. Io li ho messi in bella mostra, speriamo che se li prendano! Anche perché, ne ho già mangiati una buona metà! E' impossibile resistere. Non devi cominciare!

 

- E' una tragedia! Io ho la casa piena! Dico sempre a mia figlia di portarli a scuola, così ci fa merenda con i compagni!

 

- Fai bene! Tanto i bambini possono mangiare quello che vogliono, a loro non succede niente!

 

(Certo! Usiamoli come tritarifiuti. Poi quando saranno obesi a 14 anni ci chiederemo come sia potuto accadere!)

 

- Ah, io mi sono messa a dieta. Oggi ho mangiato un po’ di pasta ma... non la mangiavo da un sacco di tempo, sai?

 

(Ma non hai appena detto che non volevi il cioccolatino perché ti eri letteralmente sfondata oggi?!?)

 

- Io la pasta non la mangio. Non mi piace proprio!

 

- Eh, son fortune!!!

 

(Ah, si, si! Avercene di queste fortune!)

 

- Ora mi devo dare una regolata, devo dimagrire, l'estate si avvicina!

 

- C'è tempo! Fa ancora freddo!

 

- Pensiamo di avere tempo. Vedrai: tra 15 giorni arriva il caldo e ci frega!

 

- Dici? Dici che ci dovremo spogliare e non saremo pronte???

 

(ommioddio! e che è! i l Giudizio Universale?!)

 

- Ma ci conviene andare al mare con il primo sole, così ci abbronziamo un pò quando in spiaggia non c'è ancora nessuno...

 

- ... già, che abbronzate sembriamo più magre!

 

- eh, ma io mi devo dimagrire sul serio, non mi basta un po’ di colore! Ma come si fa?

 

- Si fa, si fa! C'è un metodo infallibile: non mangi e basta! Vedi come dimagrisci!

 

(Mai disperare: a tutto c'è una soluzione!)

 


Postato da: ilallallero alle 08:41 | permalink | commenti (29) |

martedì, 26 aprile 2005
Corsi e ricorsi stagionali 

Ci risiamo. Come ogni anno è arrivata la primavera. E come ogni primavera, torna in auge il classico tormentone: la prova bikini. Sulle riviste femminili non si parla d'altro.

 

Succede anche subito dopo le vacanze natalizie che si affronti il problema di come buttare giù quei chiletti di troppo da abuso di torroni e panettoni, di come disintossicarsi, depurarsi e tornare in forma; ma la bolla di sapone scoppia entro la fine del mese di gennaio e poi tutto tace.

 

E' in questo periodo, però, che la dieta diventa una scottante tematica di grande attualità, trattata da mensili e settimanali, da quelli sulla salute e sul benessere a quelli sul gossip, passando per i giornali di moda.

 

Si comincia in sordina ad aprile per arrivare a trapanare le meningi fino ad  agosto inoltrato, quando ti mettono a credere che durante la settimana pre-ferie puoi stravolgere la tua silouette (la famosa dieta "mission impossible"!): da subito possono partire le donne più diligenti e più inclini a piccole rinunce protratte nel tempo, quelle da -1kg al mese; man mano sarà la volta di quelle più svogliate e frettolose, quelle che possono sottoporsi a grandi sacrifici in un arco limitato nel tempo, quelle da -15 kg in una sola settimana!

 

I titoli degli articoli sono delle prese per i fondelli altamente accattivanti: perdi 3 kg in tre giorni con la dieta dell'ananas (perdi anche i 3/4 delle tue capacità cognitive!); ritrovi la forma con la dieta del gelato (è notoria la proprietà dimagrante del gelato!);  mangi tutto quello che vuoi: via la cellulite e perdi subito 3 chili e una taglia (chi offre di più?).

 

Peccato che per seguire le diete consigliate dai giornali bisogna essere dei Vissani in gonnella: cibi ricercati, ricette complicate ... ma forse il segreto è proprio quello: ti spazientisci nel fare la spesa, ti scoraggi mentre provi a cucinare, molli tutto e ...digiuni!

 

Poiché è risaputo che la dieta da sola non basta, subentrano i consigli sull'attività fisica: 10 facili esercizi e ritrovi il tono in una settimana (e quelli che vanno in palestra tutto l'anno sono una massa di cretini!?!); glutei scolpiti in 5 mosse (in 5 colpi d'accetta sarebbe più credibile!); snella e soda con 15 minuti al giorno al risveglio! (ci mancano solo gli esercizi nella corsa contro il tempo di primo mattino!).

 

Di contorno a diete ed esercizi fisici, una miriade di pagine pubblicitarie e di redazionali sugli "aiutini": pillole, tisane, creme, fanghi... e una serie di nomi che assicurano di far perdere peso, assottigliare il giro vita, di rassodare, tonificare, eliminare la cellulite, le smagliature... e via di calo di qua, dreno di là, schiaccia ventre, alza culo, assottiglia caviglia,...: di  terapie d'urto (per chi ama la violenza!)  sul mercato ce n'è per tutte le esigenze e per tutti i gusti.

 

Ma noi donne lo sappiamo bene che o si nasce "bone di natura" (casi rari nella rosa delle possibilità) o si lotta quotidianamente in tutte le stagioni per ottenere e mantenere i risultati desiderati: che la Befana non esiste lo abbiamo appreso da tempo! Tuttavia facciamo finta di crederci (dovranno pur mangiare quelle giornaliste!) e così svaligiamo le edicole e leggiamo tutto con attenzione e interesse, ci confrontiamo, ci scambiamo dritte e consigli e ogni tanto compriamo anche qualche prodotto, perché l'economia deve girare e poi perché, per giudicare, bisogna provare...

 


Postato da: ilallallero alle 09:13 | permalink | commenti (24) |

venerdì, 22 aprile 2005
Chiuse memorabili - 2a 

Alla fine di una discussione post-riunione a due voci, il collega che esce vincitore, si rivolge all'altro così:

 

 

Non te la prendere a male, pigliatela in culo!

 


Postato da: ilallallero alle 09:00 | permalink | commenti (20) |

mercoledì, 20 aprile 2005
Effetti collaterali 

Curiosa ed estroversa, attenta alla cura dei rapporti interpersonali, particolare predisposizione al contatto con il pubblico: questa è la formula della molecola dell'"animale sociale".

 

Il mio futuro lavorativo era già scritto nel dna, dalla nascita.

 

Lavorare nel campo della comunicazione richiede una buona dotazione di diplomazia e gentilezza condite con atteggiamenti di  disponibilità e pazienza. Le relazioni pubbliche impegnano ad esercitare continuamente le capacità di mediazione e concertazione, costringono a sviluppare un invidiabile autocontrollo.

 

Quotidianamente devo relazionarmi con un'umanità variegata (al cacao, all'amarena, ma anche agli agrumi, allo yougurt!): sapere cosa dire e quando dirlo, adattarmi all' interlocutore, essere di compagnia, saper ascoltare, sorridere sempre, simulare interesse, ingoiare i rospi ... A volte, anzi, molto spesso, tutto questo è una forzatura, è finzione. E' un po’ come essere su un grande palcoscenico a recitare: ciack, si gira... finchè le giornate lavorative volgono al termine.

 

Ma il copione da studiare non esiste. Non si recita a soggetto. Si agisce nell'estemporaneo, bisogna improvvisare. Ed è stancante! Quando sono talmente esausta da schivare il contatto con il genere umano, vado alla ricerca del silenzio; il mio, in particolare, perché perdo la forza di parlare, non riesco ad articolare frasi corrette di senso compiuto. Non sono arrabbiata, né triste. Sono semplicemente esaurita.

 

E quando il livello di esaurimento supera la soglia massimale di saturazione, divento vittima degli effetti collaterali e indesiderati della mia professione e mi trasformo in un  "animale a-sociale".

 

Nei giorni infrasettimanali mi isolo: mi chiudo in casa e spengo il telefono. Nel week end però voglio uscire, voglio fare sempre un sacco di cose... e passeggio solo in compagnia di chi dico io, nascosta dietro gli occhiali da sole, ma con lo sguardo vigile, così posso cambiare strada o marciapiede per non incrociare quella persona avvistata in lontananza. Sono la dea del dribbling: evito, fingo di non vedere, simulo di essere concentrata in una conversazione impegnativa al telefonino o improvviso una discussione accesa attaccando la persona che è accanto a me, (trattasi di amiche/amici avvezzi a queste pantomime, che puntualmente mi chiedono "Chi hai visto?")... il tutto con estrema no chalance.

 

Rifuggo come la peste di partecipare a serate conviviali con persone nuove o poco conosciute, quelle situazioni in cui ci si aspetta che io sia cordiale, per intrattenere, divertire; o con persone che non vedo da mesi, dove ci si ritrova a raccontare e a raccontarsi per recuperare il tempo perso ... no, quando sono lessa posso sedere a tavola solo con gli amici intimi, quelli con cui non devo pesare le parole, quelli che soprattutto non si turbano se taccio, quelli che posso anche mandare al diavolo senza mezze misure.

 

Il cellulare squilla sempre troppo spesso e con scarso tempismo da parte dei chiamanti. Tuttavia nel fine settimana non lo spengo, perché ho piacere di ricevere alcune telefonate e voglio essere rintracciabile per qualcuno. La suoneria del cellulare mi isterizza, sono costretta a cambiarla ogni 3 mesi, altrimenti rischio di frantumarlo in terra colta da un raptus di intolleranza. Per fortuna hanno inventato l'utilissima opzione del muto che uso per filtrare il disturbo dei numeri criptati (a cui non rispondo mai), degli scocciatori (che, proprio in quanto tali, sono registrati in memoria  in modo che io li riconosca prima di rispondere, che poi è troppo tardi!) e di tutti coloro che in quel momento non ho nessuna voglia di sentire.

 

Non sempre, però, va tutto liscio. A volte nonostante i miei sforzi, le cose non vanno secondo i piani. E lì mi sforzo -badate bene, non ho detto "fingo", ma mi sforzo- di nascondere il mio stato di intolleranza generale e divento cordiale e socievole. Semplicemente perché la persona che ho di fronte non ha colpe per il mio stato e non è giusto che sia lei a pagarne le conseguenze.

 

Una sera di quelle ero in un locale con un ristrettissimo gruppetto di amici e intercetto la presenza di una ex compagna delle scuole medie seduta ad un tavolo non troppo lontano dal mio. Ho smesso di guardare in quella direzione. Mi muovevo per la sala strisciando sotto i tappeti. Quando si voltava lei infilavo la testa nella borsa o sotto il tavolo nell'atto di cercare qualcosa. Si è alzata per salutare qualcuno seduto nelle mie vicinanze e sono sprofondata dietro un menù. Per andare in bagno ho fatto il giro del locale in modo da passare alle sue spalle; ... insomma, scene un po’ da circo, un po’ da "oggi, le comiche".

 

Tuttavia, tornando dal bagno, non ho potuto prevedere l'imponderabile: anche lei aveva bisogno della toilette... e ci incrociamo. Lei mi guarda e mi dice: "Ma tu sei Ilaria!?" e io "Annalisa, CIAAAOOO!" e da lì sono stata capace di intrattenere venti minuti di conversazione brillante sul bignami degli ultimi 17 anni di vita. Un tale sacrificio, per tornare al mio tavolo e sentirmi dire da un amico "Ho appena assistito ad una delle scene più disgustose della mia vita!"

 

Checchè ne dicano...  neanche gli amici, in fondo mi capiscono veramente!

 


Postato da: ilallallero alle 09:32 | permalink | commenti (27) |

martedì, 19 aprile 2005
Come ti anniento l'operatore di call center - II 

"Il telefono, la tua voce", è stato uno dei primi slogan della principale compagnia telefonica italiana. Per renderlo più attuale, sarebbe opportuno trasformarlo ne  "Il telefono, la tua croce".

 

Viviamo tempestati da squilli, trilli e musichette. Passiamo le giornate con un apparecchio incollato all'orecchio: telefonate di dovere, telefonate di piacere, tra brevi comunicazioni e lunghe conversazioni, arriviamo a sera che non ne possiamo più.

 

E l'ultima cosa che ci auguriamo è che ci rintracci un qualsiasi operatore di qualsivoglia compagnia telefonica per proporci l'ennesima offerta di servizio. Eppure accade. Gli operatori di call center sono una piaga che affligge tutti.

 

L'unico modo che abbiamo per contrastarli è scambiarci utili suggerimenti per chiudere la conversazione telefonica nel più breve tempo possibile. Ognuno di noi si scervella per cercare la tattica giusta, quella per levarseli di torno una volta per tutte! Dobbiamo consigliarci, passarci le idee, condividere le strategie che si sono rivelate efficaci. In un mondo carico di schemi preconfezionati, in cui tutto è classificato secondo categorie prestabilite, la carta vincente è spiazzare l'interlocutore! Uniamoci sotto l'egida: "rompere gli schemi!"

 

L'altra sera, mentre estraevo dal portafogli scontrini e ricevute dell'ultimo giro di folle shopping, intenta a tirare capate nel muro a causa del totale risultante, ricevo una telefonata.

 

E' Carla della compagnia telefonica XX, che con  voce allegra e squillante, inizia a recitare la sua parte:

 

C- Buona sera signora! La chiamo per proporle la nostra nuovissima offerta che le consente di risparmiare il doppio rispetto alla sua attuale tariffa con la compagnia XYZ.

 

i- Non mi interessa, grazie

 

C- Come scusi? Non le interessa RISPARMIARE!?!

 

i- No.

 

C- E perché mai non dovrebbe interessarle risparmiare?!

 

i- Perché sono una spendacciona! Mi piace spendere. Io decido volutamente di spendere di più. Scelgo di spendere di più. Più spendo e più sono contenta perché io sono ricca di famiglia e faccio girare l'economia. Mi comporto così con tutto. E quindi, anche per la mia bolletta telefonica, scelgo le tariffe che mi fanno spendere di più.

 

Pausa di silenzio.

 

i- Carla? E' ancora in linea?

 

C- Si, ma...mi scusi signora, io tra le possibilità non ho una risposta come la sua, quindi non saprei come classificarla...

 

i- Beh, questo non è un mio problema... lo faccia presente a chi stila le categorie.

 

C- Si ma... cioè... mi sembra di capire che quindi non c'è possibilità che lei decida di cambiare compagnia... giusto? ... è inutile che io la richiami tra qualche tempo?!?

 

i- Una possibilità ci sarebbe: che diventiate più cari della XYZ.!

 

C- Buonasera, signora.

 

i- Buonasera a te, Carla!

 


Postato da: ilallallero alle 09:45 | permalink | commenti (18) |

lunedì, 18 aprile 2005
Nostalgicadvertising 

La maggior parte delle donne vive un'attrazione incontrollabile nei confronti delle scarpe, attrazione che, in certi casi,  come la sottoscritta, assume forma di malattia, di disturbo maniacale della personalità.

Più ne ho più ne desidero. Non esiste vetrina di negozio di calzature incapace di calamitare la mia attenzione. L'occhio punta al bello e il bello scatena il desiderio di  possesso. Spesso un desiderio viene confuso con un bisogno. Un bisogno insoddisfatto genera frustrazione: ragion per cui i bisogni, quando possibile, vanno soddisfatti.

Io sono una che confonde spesso bisogni e desideri, e così tendo a soddisfare quanto più posso ogni mio desiderio. Durante questo fine settimana ho acquistato 3 paia di scarpe nuove che, una volta sistemate insieme alle altre N paia, testimoniano il fatto che io abbia ceduto ancora una volta alla tentazione del desiderio piuttosto che accontentato un bisogno.

Non ho nessuna intenzione di scavare nel profondo delle ragioni psicologiche o pseudo tali che spingono ad un comportamento del genere. Non voglio portarle allo stato cosciente. Non voglio guarire.

Sono semplicemente assalita dal ricordo nostalgico di  un periodo d'oro della mia vita in cui vantavo il  "parco scarpe" più invidiato dall'universo femminile perché oltre ad essere vasto e vario, aveva una caratteristica più unica che rara: l'avevo costruito a costo zero.

Ero ancora a Bologna e lavoravo come account in un'agenzia pubblicitaria. Il mio cliente preferito era un'azienda produttrice di calzature femminili che seguivo e curavo con grande trasporto. La soddisfazione per il mio lavoro, unita ad un affetto smisurato nei miei confronti, investiva la sig.ra Paola di continui e consistenti slanci di generosità.

Ogni appuntamento nel suo ufficio si concludeva con un invito a fare una passeggiata nel  magazzino del pronto moda per vedere se c'era qualcosa che fosse di mio gradimento. Paola mi usava anche come "testimonial", si premurava di rifornirmi al punto da mettermi in condizione di  indossare solo il suo marchio, di portare in giro con me i suoi prodotti per  reiterare il messaggio pubblicitario dal vivo, quotidianamente.

Non nego che le prime volte mi sono sentita un po’ in difficoltà... ma, davanti a tanta insistenza, ho imparato a vincere l'imbarazzo! D'altronde, anche quello faceva parte del mio lavoro! E fu così che dopo la prima volta,  quando scelsi timidamente un solo paio di sabot,  ho acquisito la disinvoltura necessaria per uscire dal magazzino abbracciando a fatica una pila di scatole per 5 paia di stivali. L'essere umano ha una capacità di adattamento incredibile!

Il distacco da Paola è stato difficile. Ho continuato a curare le campagne per la sua azienda fino alla scorsa estate, di nascosto, nel tempo libero, finchè gli impegni del lavoro attuale hanno reso impossibile conciliare le due attività, anche per i non pochi km di distanza che ci separano. Ho dovuto elaborare la perdita e farmene una ragione. Ma non sono riuscita a rassegnarmi a rinunciare a quel "tenore di scarpe". E' estremamente difficile perdere le abitudini radicate... soprattutto quando non ti sforzi neanche di provarci ... Un'abitudine radicata diventa un vizio e tra vizio e virtù,  io sono più incline al vizio.


Postato da: ilallallero alle 09:09 | permalink | commenti (21) |

venerdì, 15 aprile 2005
Ma Dio dov'è? 

Dopo ogni tragedia scaturita da una guerra, da attentati, da disastri causati da calamità naturali, la frase che più spesso si sente ripetere in giro è "Come ha potuto Dio permettere che avvenisse una sciagura del genere? "

 

Trovo profonda e intelligente la risposta data da Jane Clacson, una ragazzina statunitense, rimasta orfana a seguito del crollo delle delle Twin Towers, ad una Tv americana:

 

"Io credo che Dio sia profondamente rattristato da tutto questo, proprio come lo siamo noi; ma per anni noi gli abbiamo detto di andarsene dalle nostre scuole, di andarsene dal nostro governo, di andarsene dalle nostre vite.

 

Ed essendo Lui quel gentiluomo che è, io credo che Egli con calma si sia fatto da parte, anche se continua ad amarci, nonostante tutto! Come possiamo sperare di accorgerci che Dio ci dona ogni giorno la Sua benedizione e la Sua protezione se Gli diciamo: "lasciaci soli"? Considerando i recenti avvenimenti... attacchi terroristici, sparatorie nelle scuole... ecc. penso che tutto sia cominciato quando 15 anni fa Madeline Murray O'Hare ha ottenuto che non fosse più consentita alcuna preghiera nelle nostre scuole americane e  abbiamo detto OK.

 

Poi qualcuno ha detto: "è meglio non leggere la Bibbia nelle scuole"...(la stessa Bibbia che dice  Tu non ucciderai, Tu non ruberai, Ama il tuo prossimo come te stesso...) e noi  abbiamo detto OK.

 

Poi, il dottor Benjamin Spock ha detto che noi non dovremmo sculacciare i nostri figli se si comportano male perché la loro personalità viene deviata e potremmo arrecare danno alla loro autostima, e noi abbiamo pensato "un esperto sa di cosa sta parlando" e così abbiamo detto OK.

 

Poi, qualcuno ha detto che sarebbe opportuno che gli insegnanti e i presidi non puniscano i nostri figli quando si comportano male, e noi abbiamo detto OK.

 

Poi alcuni politici hanno detto: "Non è importante ciò che facciamo in privato purché facciamo il nostro lavoro" e d'accordo con loro, noi abbiamo detto OK.

 

Poi qualcuno ha detto: "Il presepe non deve offendere le minoranze", così nel famoso museo Madame Tussaud di Londra al posto di Maria e Giuseppe hanno messo la Spice Girl Victoria e Beckham, e noi abbiamo detto OK.

 

Ora ci chiediamo come mai i nostri figli non hanno coscienza e non sanno distinguere ciò che è giusto da ciò che è sbagliato. Probabilmente, se ci pensiamo bene noi raccogliamo ciò che abbiamo seminato".

 

 

Certo è buffo quanto sia semplice gettare Dio nell'immondizia e  meravigliarsi perché il mondo sta andando in rovina.

 

Crediamo a quello che dicono i giornali, ma contestiamo ciò che dice la Bibbia: tutti vogliono andare in Paradiso ma nessuno vuole credere, pensare e fare niente perché ciò accada.

 

Tutto ciò che è indecente, scabroso, volgare e osceno circola liberamente ovunque, mentre le discussioni su Dio sono state soppresse nelle scuole e sui posti di lavoro. Le recite di Natale a scuola non hanno più a tema la natività, ma le favole di Walt Disney. Si sta a casa dal lavoro o da scuola per una festività religiosa e non si conosce nemmeno quale sia la ricorrenza.

 

Ci si pensa almeno due volte prima di parlare di Dio nelle proprie conversazioni, perché non si conosce  il credo delle persone che si hanno di fronte, o più spesso per paura di come si può essere giudicati. Così c'è chi si infervora tanto per Cristo la domenica, per poi essere un cristiano invisibile per tutto il resto della settimana. Siamo più preoccupati di ciò che pensa la gente piuttosto che di ciò che pensa Dio di noi...

 


Postato da: ilallallero alle 09:55 | permalink | commenti (19) |

giovedì, 14 aprile 2005
Chiuse memorabili 

Dopo il successo della rubrica "Massime o minime", conclusa per impossibilità di reperire altro materiale scritto, mi affido nuovamente ai "colleghi, fonte di saggezza" per riportare le chiuse di conversazione più folkloristiche a cui ho assistito durante le decompressioni post riunioni o  moduli di formazione.

La frase celebre che ho scelto per oggi è:

Sono indietro come i coglioni di un cane da corsa

 


Postato da: ilallallero alle 07:51 | permalink | commenti (22) |

mercoledì, 13 aprile 2005
Scarto generazionale: questione di pronomi 

Mi fa un certo effetto sentirmi dare del "Lei" quando a farlo è qualcuno di una decina d'anni più giovane.

 

Mi fa specie salutare con un "ciao" e sentirmi rispondere "buonasera" o quel tristissimo, impersonale "salve", una via di mezzo che serve un po’ a togliere dall'impaccio...

 

Nella mia testa tra 20 anni e 30 anni, non c'è grossa differenza. Eppure ricordo bene che 10 anni fa, quando nelle discoteche o in altri locali notturni vedevo i miei attuali coetanei commentavo più o meno così "ci sono i vecchi stasera!" E ora che anch'io sono passata tra i "vecchi", non ci voglio credere.

 

Ieri sera, nello spogliatoio della palestra, mentre mi rivestivo dopo la doccia, ascoltavo un dialogo di tre liceali che discutevano sul compito in classe di latino fatto la mattina stessa da una di queste. La ragazza del compito frequenta il liceo classico: era convinta di aver tradotto male una frase. La ripeteva in latino e associava la sua traduzione, e le amiche, provenienti dal liceo scientifico, la mitragliavano con tono di sufficienza: "è sbagliato! è sbagliato!". La tipa sbiancava sempre di più terrorizzata dall'eventuale insufficienza... ma aveva tradotto bene! Sapevo alla perfezione quel pezzo di "Lettere a Lucilio sulla felicità" di Seneca. Non ho resistito, in virtù della "rivalità" che c'è sempre stata tra classico e scientifico, dovevo intervenire per mettere fine a quello scempio!

 

"Scusami se mi intrometto, conosco bene quella versione, ho fatto il liceo classico anch'io. Quella è una causale soggettiva, andava tradotta come hai fatto tu. Puoi stare tranquilla, fidati!"

 

Le si è illuminato il volto, le è partito un sospiro di sollievo e con un sorriso aperto mi ha chiesto "Lei che sezione ha fatto?"

 

Ommioddio, lei? LEI???  Ma come, io vengo a salvarti dall'infarto e tu mi ricambi con una pugnalata? Ho cercato di mascherare il colpo, l'ho pregata di darmi del tu... e abbiamo chiacchierato un pò sul ricambio dei professori che c'è stato, sulle antichità e sulle novità.  

 

Andando via, mi ha salutata dicendo "buonasera" con una certa reverenzialità...

 

Beh, sapete che vi dico, la prossima volta mi faccio i fatti miei!

 


Postato da: ilallallero alle 08:51 | permalink | commenti (30) |

lunedì, 11 aprile 2005
Da grande, voglio fare la signora! 

Lavoro seriamente da 5 anni. Con il termine "seriamente" intendo dire che svolgo attività inerenti con gli studi che ho condotto. Se invece vale lavoro in quanto attività retribuita, anche occasionale, allora gli anni diventano almeno il doppio. Durante i miei studi universitari ho fatto un po’ di tutto, lavoretti saltuari, a tempo ed estremamente divertenti, rigorosamente di nascosto dai miei genitori; solo per costruire un fondo "sperperi" tutto mio, da intaccare per togliermi sfizi di ogni tipo in piena indipendenza.

 

Poi è arrivato il vero debutto professionale: un nuovo percorso di apprendimento, le difficoltà, l'impegno, le responsabilità... e le prime soddisfazioni! Poi tutto passa: normalità, abitudine, routine... e resta solo la condanna dell'obbligo quotidiano. Nella testa risuona la voce di mio padre che espone la sua teoria sulle "grandi soddisfazioni che regala la vita lavorativa" come tutti quelli della sua generazione. Mah! Sono chiacchiere che lasciano il tempo che trovano...

 

Io ho elaborato una contro-teoria: l'uomo è godereccio di natura! La vita è breve, le giornate durano solo 24 ore, le possibilità sono tante, le cose a cui dedicarsi sono potenzialmente infinite... come si fa ad accettare che 8 ore (quando va bene!) della tua giornata siano ineluttabilmente occupate dal lavoro?!?

 

Mio padre sostiene che se non avessi niente da fare mi annoierei... che idiozia! Mica ho detto che non voglio fare niente, se avessi tempo per me, ne avrei di cose da fare!

 

Mio padre  dice che se vincesse al Superenalotto, non me lo direbbe, perché poi correrei il rischio di sedermi. Sedermi??? Inizierei a correre così veloce che non mi raggiungerebbe più!

 

Su diciamocelo: il lavoro serve a portare soldi, che le soddisfazioni sappiamo prendercele da tanti altri ambiti diversi!

 

Quello che mi tedia  è andare a dormire sapendo già quello che farò il giorno dopo, e quello dopo ancora... che è lo stesso che ho fatto il giorno prima e quello prima ancora...  doveri, vincoli, oneri...

 

Il mio lavoro ideale (non in termini di contenuto, perché ho la fortuna di fare proprio il lavoro che volevo fare)  in termini di tempo, dovrebbe svolgersi come segue: dal martedì al giovedì, dalle 10 alle 16; ferie natalizie, dal 15 dicembre al 15 gennaio; ferie pasquali di una settimana; ferie estive per tutto luglio e agosto. In più, ognuno dovrebbe poter disporre di due settimane jolly da giocarsi nell'arco di un anno, a proprio piacimento e secondo necessità. Allora si, che si può lavorare fino a 70 anni...!

 

Lavorare non fa per me.  Al coro delle obiezioni "ma se sei così brava! così apprezzata! ma se ci metti anima e corpo! ma se tutti ti stimano!..." rispondo: "bene! ora che ho dimostrato tutto questo a me stessa e agli altri, posso tranquillamente ritirarmi! sotto a chi tocca!" Io penso di poter lavorare al massimo altri due o tre anni, poi basta.

 

Semmai potrei prestare brevi consulenze dietro lauta retribuzione: recarmi negli uffici di chi ha bisogno di me, ascoltare con attenzione la questione in oggetto, elargire due dritte, salutare col sorriso e andare via! Anche un'oretta al giorno, toh, mi voglio rovinare!

 

La strada più agevole per raggiungere il mio scopo è quella di trovare un marito ricco, chessò...un notaio, per esempio! Potrei anche passare ogni tanto nel suo ufficio per... farmi la manicure?!

 

Ma solo ricco non mi basta, chi mi ha seguito fin qui lo sa bene; e poi mi sentirei in dovere di ringraziarlo a vita...

 

Ci vorrebbe una bella vincita al gioco capace di mantenere me e la mia generazione futura... ma non ci si può contare. Io ho dato alla Fortuna il mio indirizzo, se vorrà venire a bussare, sa dove trovarmi!

 

Ho anche pensato di mollare tutto e trasferirmi in una sperduta località tropicale... ma sono cresciuta nella civiltà occidentale, prima o poi ne sentirei la mancanza... ma anche no! Forse...

 

Comunque, questa ipotesi non è ancora stata cestinata...

 

Di una cosa sono certa: ogni volta che mi sono prefissa un obiettivo, l'ho raggiunto con successo...

 


Postato da: ilallallero alle 09:29 | permalink | commenti (26) |