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Sul tavolino di un bar, dove prendevo il caffè stamattina, c'era un quotidiano aperto alla pagina dei necrologi ... ho innescato una serie di associazioni a catena che mi hanno riportato alla mente un ricordo.
Tre anni fa, lavoravo in una grande agenzia di comunicazione integrata: una gabbia di matti!
L'ambiente lavorativo era pessimo: l'aria era irrespirabile, la tensione si tagliava con il coltello, i proprietari erano sempre in lite continua tra loro e si facevano i dispetti usando i dipendenti come armi, l'attribuzione di colpe con somministrazione di punizioni era il loro gioco preferito, urla e pianti isterici coprivano la musica in filodiffusione, le porte non venivano mai chiuse ma sempre sbattute con violenza ... ma niente può rendere l'idea a parole!
Per la prima volta ho provato l'ebbrezza di ciondolare sull'orlo dell'esaurimento nervoso ed ero in buona compagnia. Un mio collega, bravo professionista e persona brillante, per diverso tempo si è dilettato a leggere i necrologi sui quotidiani locali: quando individuava un funerale in città, ad un orario che gli permettesse di assentarsi per un po’ dal posto di lavoro, chiedeva un paio d'ore di permesso per partecipare al funerale.
E non era una scusa: lui ci andava veramente! Diceva di ritrovare un po’ di pace e di ridimensionare, davanti alla visione di tanta sofferenza, la sua condizione di lavoratore frustrato e insoddisfatto.
Un recente post di Kaos "Benedetta Primavera", in cui ringrazia le donne che, lasciando scoperte aree più ampie di carne, risvegliano l' istinto primordiale degli uomini, mi invoglia ad affrontare l'argomento per offrire un punto di vista dell'altra metà del cielo sul comportamento maschile al primo innalzamento della temperatura esterna.
Con i primi caldi le donne iniziano a scoprirsi. Per sentire meno caldo loro, fanno sentire più caldo agli uomini. Non metto in dubbio che la trasparenza di un abito, una mini gonna inguinale, una scollatura generosa possano richiamare lo sguardo maschile, soprattutto dopo interminabili mesi di figure nascoste sotto informi piumini imbottiti e sciarpe fino al naso.
Il fenomeno strano è che, anche se non giriamo scoperte al punto da sfiorare l'indecenza, ci accorgiamo di catalizzare un'attenzione fuori misura, testimoniata da comportamenti che si ripetono, uguali, nell'arco delle giornate per almeno cinque mesi l'anno: sempre gli stessi, per quanto mi riguarda, da quando ero adolescente!
Ovunque ti trovi, qualsiasi cosa tu stia facendo, a qualunque ora del giorno e della notte, ti ritrovi addosso occhi sgranati, puntati contro come mitra, che ti scrutano dall'alto in basso e da sinistra a destra e poi in senso circolare, penetrandoti a fondo, fino alle viscere, come un'apparecchiatura sofisticatissima per le radiografie (ma non emettono i risultati).
Capisco quando sei in tiro per un'occasione particolare; ma quando stai andando a buttare l'immondizia in tuta, con i capelli raccolti in un'acconciatura di fortuna, faccio proprio fatica a cogliere il lato arrapate della situazione.
Non puoi più passeggiare sul lungomare o su qualunque marciapiede che costeggi una strada trafficata senza assistere, tuo malgrado, ad un concerto di clacson. Tanto che impari a riconoscere i differenti suoni e sfidi le amiche a chi indovina prima a quale modello di auto appartiene.
Se sei in coda in macchina, nella giungla d'asfalto del mattino e il conducente della macchina accanto è un uomo, inizierà a sorridere e salutare come un cerebroleso, facendo gesti poco comprensibili. Ma io dico, è mattina, sei in piedi da poco, stai andando a lavorare, magari non hai neanche ancora preso il caffè, ma come ne hai voglia???
Gli uomini a piedi non si distinguono per un minor spirito di iniziativa. Non usano un briciolo di discrezione in quello che fanno: ti puntano a distanza e ti seguono con lo sguardo, fotografano ogni cmq del tuo corpo, girando sfacciatamente la testa per seguire la tua figura anche sul lato B finchè non scompari oltre la soglia dell'orizzonte.
Intramontabile è il fischio di richiamo del gregge con cui cercano di farti voltare, a pari merito con il "psssst, pssst" della ruota forata.
E quelli che, quando ti incrociano, mandano baci schioccanti nell'aria o sussurrano commenti originalissimi del tipo "peeeròooo!", "ma quanto sei bella!", "complimenti alla mamma", ne vogliamo parlare?! Loro hanno imparato la sottile arte dell'ammaliare, lavorando sullo sguardo e sul il tono di voce: li vedi che strizzano gli occhi come i miopi senza occhiali che tentano di mettere a fuoco le immagini e impostano la voce come il protagonista del film l'Esorcista!
Questo è solo un piccolo saggio che non ha la pretesa di essere esaustivo.
Io mi sono sempre chiesta cosa succedesse negli uomini, mi sono scervellata per trovare una spiegazione chimica, fisica, psicologica...senza mai trovare una risposta soddisfacente, finché Kaos mi ha aperto gli occhi sul risveglio degli istinti primitivi!
Adoro la napoletanità in tutte le sue sfaccettature, nei pregi e anche nei difetti. Non ce n'è in Italia di ospitali e di cuore quanto i napoletani. Non ce n'è di allegri e folkloristici come loro. Generosi fino all'invadenza, fino a privarti della tua lecita libertà di rifiutare
Io ho una cara amica nel napoletano: è sempre un piacere per me andare a trovarla, lo faccio volentieri e mi diverto tanto, anche se dopo due giorni a casa sua ne esco sfinita!
La cosa più devastante, per me, è il rituale del cibo: DEVO mangiare, che io abbia fame oppure no; ogni scusa è buona, ogni momento è appropriato. Non importa se quando arrivo sono le tre del pomeriggio e dichiaro di aver già mangiato in viaggio: non avrò sicuramente mangiato a sufficienza! Sua mamma riesce ad imbandire una tavola con 15 portate in 5 minuti esatti. Mi piacerebbe servirmi da sola, mettere nel piatto piccole porzioni per assaggiare tutto senza crepare; ma di solito mi servono loro e non smettono di riempire il piatto finchè non si è creata la montagnetta. E non posso lasciare neanche una briciola, altrimenti insinuo il dubbio di non aver apprezzato!
Qualunque tipologia di cibo presente in frigo, nel forno o nella credenza è lì appositamente per me, è lì in mio onore: si tratta sicuramente di un cibo nuovo per me. E se non è nuovo e mi è piaciuto, sicuramente lo gradisco; oppure se non è nuovo e non mi è piaciuto stavolta di sicuro mi piacerà!
Se per strada passiamo davanti a "quella" gelateria o "quella" pasticceria non posso esimermi dall'accettare l'offerta di assaggio, perché di sicuro un gelato o un dolce così buono non l'ho mai provato. Per non parlare della pizza!
Posso mettere da parte ogni buon proposito di relax: c'è sempre da girare, dire, fare, brigare, lettera o testamento, non con lo spirito del week end, ma con la fretta e i ritmi delle giornate di lavoro. Non esiste il concetto di passeggiata senza meta: c'è il negozio di abbigliamento della sua amica da vedere, dove c'è sicuramente qualcosa che mi piace e che mi sarà regalato; c'è il nuovissimo centro estetico dell'altra amica da visitare , dove approfittare per fare una lampada gratis; c'è l'amico parrucchiere da passare a salutare, che, intanto che si chiacchiera,ci da una sistemata ai capelli, c'è il bar dell'altro amico che ci offre il suo caffè speciale alla nocciola...
Non riesco mai a sfilare una banconota dal mio portafoglio: non esiste che se sono ospite spenda i miei soldi. Non sono libera di pagarmi neanche le sigarette!
Dopo una giornata intera da maratoneti, al rientro in casa è pronta la vasca da bagno con sali profumati e candele accese. Se preferisco una doccia veloce per poi stendermi 10 minuti, non conta: il bagno è meglio e lo DEVO fare, e guai a me se ricompaio prima di una buona mezzora!
Anche perché, devo essere sufficientemente rilassata per affrontare le discussioni di famiglia, a volumi che superano la soglia di decibell consentiti per legge nei luoghi chiusi. Io sono stata educata a non intervenire in faccende che non mi riguardano, ma in quella casa vige un'altra regola: chiunque abbia il dono della favella DEVE esprimere la propria opinione. Infatti vengo interpellata su ogni persona, vicenda o fatto in questione, che sia a me noto oppure no. Mi viene chiesto di schierarmi, di prendere una posizione. E lì devo tirar fuori tutta la diplomazia di cui sono capace per distribuire la ragione un po’ a tutti, una volta ciascuno.
Il desiderio di farmi partecipe della loro vita si traduce spesso in album fotografici da sfogliare che sono l'equivalente di un volume dell'Enciclopedia Britannica, in riprese di luoghi di villeggiatura, in videocassette di eventi, trasmissioni televisive o simili a cui qualcuno della famiglia ha preso parte.
Il momento dei saluti pre-partenza è un altro rito che si caratterizza per la sua teatralità e durata. Al primo "ciao" con annessi ringraziamenti inizia una serie di abbracci, baci e saluti seguiti da raccomandazioni di ogni tipo, auguri per tutto e inviti a tornare quanto prima. In questo marasma generale c'è sempre qualcuno che pronuncia una parola sbagliata, sbagliata perché accende una nuova discussione in cui vengo necessariamente coinvolta. E ci vuole il tempo suo per sedarla. E poi si ricomincia con i saluti... ed è molto probabile che anche al secondo giro esca un nuovo argomento di irrinunciabile dibattito che, una volta sedato, richiama il terzo giro di saluti...
Basta saperlo! Ora ho imparato e apro i convenevoli un'oretta prima di quando è prevista la mia dipartita.
Giovy mi ha passato questo testimone: una catenella travestita da staffetta musicale che ha già infestato quasi tutti i blog che leggo. Odio dal più profondo di me stessa le catenelle, anche se non ci sono, come in questo caso, minacce di catastrofi ineluttabili. Ok, partecipo (a modo mio però!) e che non sia mai detto che mi sono tirata indietro davanti ad una prova da sforzo!
Mi allaccio ben strette le scarpette da corsa: pronti, partenza, via!
Volume totale dei File musicali sul mio computer:
uno zero tondo dell'unità di misura che preferite voi!
L'ultimo CD che ho comprato:
Gigi D'Alessio - The best of
Ultimo CD fisico:
Laura Pausini - The collection
La canzone che sto ascoltando adesso:
Una sonora litigata tra due colleghi nell'ufficio di fronte copre le splendide note di A chi mi dice dei Blue
Cinque canzoni che ascolto spesso e che significano molto per me:
ogni momento emotivamente coinvolgente della mia vita ha la sua colonna sonora... difficile limitare l'elenco a 5 canzoni... ma ci provo...
Max Pezzali - Sei un mito
Gazzosa - www mi piaci tu
Alexia - Uh la la la
Tiziano Ferro - Rosso relativo
Back Street Boys - As long as you love me
Cinque persone a cui passo il testimone:
perché penso che non me ne vorranno... J
Qualche mese fa raccontavo le vicissitudini del Persecutore, un giovanotto asfissiante che riusciva a braccarmi in ogni dove. Causa la mia innata gentilezza e la mia enorme fiducia nell'intelligenza umana (nonostante venga spesso tradita!) ho sempre evitato con lui modi bruschi e poco educati.
Da un mesetto scarso a questa parte non l'ho più incrociato e ho ingenuamente pensato che fosse un premio della Buona Sorte alla mia pazienza e al mio instancabile esercizio dell'autocontrollo.
Fu così che, gongolante della mia convinzione, mi ritrovo bel bello un insolito pomeriggio libero che decido di impegnare con un amico che vedo molto poco perché vive a Milano, per un caffè condito con chiacchiere.
Mentre aspetto il mio amico sul luogo dell'appuntamento, ecco che sopraggiunge il Persecutore che, ignaro della sua Luna Nera e dei vostri suggerimenti che hanno iniziato a risuonarmi nella testa, si avvicina con il suo fare insopportabile, si arma di sorriso e attacca briga:
P- Ciao! Che fai da queste parti?
i- Aspetto un amico per un caffè.
P- Allora mi prenoto io per domani e il caffè lo prendi con me: stessa ora stesso posto!
i- Non è possibile. E' un caso che io abbia già finito di lavorare a quest'ora. Domani sono impegnata.
P- Insomma, hai tempo per tutti e mai per me. Ti vedo, sai, in giro con le amiche ... e con gli amici... Solo a me dici sempre che non hai tempo.... forse ho capito, il problema è che per me non VUOI trovare il tempo... (risatina isterica)
i- BRAVO! Vedi che se ti applichi ci arrivi da solo!
Nel frattempo arriva il mio amico che mi stritola in un abbraccio e ci allontaniamo tra moine e complimenti reciproci.
Ho una zia alla lontana che ha un caratterino niente male. Facile facile che qualcuno possa prenderla per matta e non avrebbe tutti i torti. Questa zia nel corso di 10 anni è riuscita a litigare con tutti i rami dell'albero genealogico di famiglia, defunti compresi. Solo due persone si sono salvate dal fascio degli indegni: io e mia madre. Che culo!
E così, lei che vive da tempo a Milano con la sua famiglia, ogni volta che ha bisogno di tornare in Abruzzo per sbrigare qualche faccenda o semplicemente per cambiare aria, è nostra ospite. Tradotto significa che ci avverte il giorno prima di partire o direttamente dal treno in corsa, che sta arrivando da noi e si trattiene per qualche giorno.
Il tempo di permanenza non è mai precisato e subisce sempre variazioni itineranti: anche se dichiara di trattenersi 2 giorni, possiamo tranquillamente contare sulla sua compagnia per almeno 5 giorni.
Una volta, a seguito di una brutta discussione con il marito, ha deciso di "scappare" di casa. Ha fatto la valigia è uscita senza dire nulla e la sera nessuno l'ha vista rientrare. Si era rifugiata da noi! Lo ricorda ancora con orgoglio perché nessuno ha pensato che potesse aver fatto tanti km, nessuno ha pensato di chiamare da noi e non è stata rintracciata e poi, perché sono state giornate di clausura coatta ricche di risate e di grande divertimento. Io e mia madre conserviamo un ricordo diverso ...
Poiché vuole disturbare il meno possibile e non vuole vincolarci con i suoi orari (ovvero non vuole vincolare sé stessa ai nostri!), si prende un mazzo di chiavi e non ci avvisa dei suoi spostamenti, se torna o non torna a cena,...
E' innamorata della mia camera: e in nome dell'ospitalità, mia madre le offre sempre di dormire nel mio letto.
Si diverte a curiosare nel mio guardaroba: resta sempre affascinata dal numero e dai modelli delle mie scarpe (in questo non posso darle contro!) e gioca alla bambina che misura le scarpe della mamma (ha tre numeri in meno di me).
Sfoglia i miei album di fotografie e sceglie ogni volta una presenza maschile di suo gradimento sulla carta e decide che deve diventare il mio fidanzato. Non importa se è già il fidanzato di una mia amica, se è stupido come una capra, o se magari è gay.
Mi rimprovera se, nei giorni infrasettimanali, dopo che ho lavorato come una negra e sono rientrata a casa alle 21 con le crepe in faccia, gli occhi a mezz'asta e gli arti tremolanti, non esco dopo cena a fare baldoria in qualche locale notturno. La stanchezza e la sveglia che suona implacabile alle 6 del mattino dopo, per lei, non sono una giustificazione valida! Infatti mi impedisce di andare a letto se prima non mi dedico a lei per due chiacchiere.
Non ha più rapporti con nessun altro parente, però, vuole sapere i fatti di tutti: quello come sta, quell'altro che fa, l'altro ancora che dice... per poi dare addosso a tutti e criticarli con sprezzante ferocia.
Da tre anni mi ripete che vuole imbarcarsi su una nave di lusso per una crociera e ha bisogno di comprare dei vestiti adatti, quindi io la devo accompagnare a fare shopping dove compro gli abiti per me. Ma ti pare che vivi a Milano, nella città della moda e ti ricordi che vuoi fare spese qui, nei negozi dove mi servo io?!?
Stavolta vuole che le presti qualcosa da indossare per un matrimonio a cui è stata invitata a luglio. La ritiene una cosa possibile perché si è dimagrita e per togliersi ogni dubbio si è misurata, in mia assenza, un paio di jeans che avevo lasciato fuori dall'armadio ed è riuscita ad abbottonarli, quindi ha deciso che portiamo la stessa taglia. Poco importa se lei ha più di 60 anni, ancora meno le sembra un dettaglio rilevante il fatto che sia più bassa di me di 15 centimetri.
Potevo scamparla perché durante la sua affannosa ricerca tra i miei panni non ha trovato nulla di adatto a sé, invece, ci ha pensato mia madre ad informarla che gli abiti eleganti estivi sono nella casa al mare. E così, tra 15 giorni, visto che dovrà tornare, la accompagnerò a vedere se trova qualcosa di suo gradimento. Per l'occasione farò sparire tutto ciò che non sia abito lungo, spacchi vertiginosi, scollature al limite dell'oscenità e mini gonne inguinali!
E mi domando, se non sia il caso di approfittarne per trasformare la prossima visita in una occasione di litigio anche con noi. Non mi sento a mio agio ad essere una privilegiata...
Calo di ispirazione o calo del desiderio? Non saprei, ... però sono in calo.
E' che io sono di facili entusiasmi, e... poi mi stufo. Senza un vero perché.
La motivazione diminuisce. L'attenzione si concentra su altri bersagli.
Che fare? Lo chiedo a voi che scrivete da molto più tempo: che si fa in questi casi?
L'espressione massima dell'ottimismo sul lavoro:
"La vita è una merda. E noi siamo pieni di vita!"
Kaljia è una giovane donna bulgara, 28enne. Bionda, alta, gran bel fisico, sguardo ammaliante e sorriso luminoso. Qualcuno che conta le ha procurato la possibilità di sostenere un colloquio qui. Ha due lauree: una in ingegneria, conseguita in Bulgaria, l'altra in economia aziendale, conseguita in Italia. Parla fluentemente 5 lingue. E' molto sveglia; una che sa il fatto suo. Apparentemente molto interessante per una delle nostre sedi all'estero.
Complessa, sfuggente, determinata, ambiziosa. Un solo obiettivo: soldi, tanti soldi.
Un buon posto di lavoro ti dà la possibilità di far soldi, ma non nell'immediato.
Kaljia non è una che si accontenta, non è neanche disposta ad aspettare. Kaljia vuole tutto, e lo vuole subito. Ed è così che Kaljia rifiuta le nostre proposte "Sono abituata ad un certo tenore, a queste condizioni non c'è convenienza".
A questo punto, rimasta sola con lei, devo assolutamente indagare: voglio saperne di più!
Kaljia è in Italia da 8 anni. Kaljia lavora da quando è arrivata. Con il suo lavoro si è pagata gli studi, ha comprato una casa sul lungomare e una bella automobile; veste solo abiti griffati, si adorna con costosi gioielli, non rinuncerebbe mai all'abitudine di spendere 1000 euro al mese in centri estetici, frequenta solo "certa gente" e "certi locali" e manda ogni mese 500 euro alla sua famiglia in Bulgaria.
Come è possibile? Io mi sento fortunata, alla mia età, della posizione che ricopro e dello stipendio che ho raggiunto. E in prospettiva lo scenario si fa ancora più interessante. In prospettiva...
Ma ... io non mi posso permettere il suo tenore di vita. Continuo subdolamente l'indagine e scopro che Kaljia lavora in un night, in uno dei più rinomati e frequentati della zona. Nonostante due lauree e una padronanza invidiabile di 5 lingue straniere. Ho conservato il suo numero di cellulare. Certo che l'ho fatto: delle due, sono io quella che non ha capito niente! Ho sbagliato tutto! Potrei decidere di chiamarla, chiedendole di intercedere per me per un colloquio dove lavora lei. Potrei farlo...
Non ci sono sostanziali differenze con quello che faccio ora: sempre di public relations si tratta. Non sarò più chiusa in tailleur o in qualunque altra forma di casta copertura; indosserò lunghi abiti da sera o vestitini cortissimi, profonde scollature o spacchi vertiginosi, tacchi a spillo da 11 centimetri... Ondeggerò nel locale con il mio regale portamento da ballerina per poi sedermi a qualche tavolo, far ordinare fiumi di champagne e fingere di bere, mentre i maschioni bevono sul serio fino a sfinirsi... Dovrò sorridere sempre, dovrò farlo con gusto e sembrare credibile; dovrò ascoltare, annuire, fingere di comprendere, dire la cosa giusta al momento giusto, ridere a battute pessime... beh?! E' il mio pane quotidiano!!!
Cambia l'orario di lavoro, ma si riduce anche nettamente! E' la svolta!
Talvolta mi sarà chiesto di più ... ma il sacrificio sarà retribuito con un compenso straordinario (cosa che ora non accade, quando devo occuparmi di questioni che esulano dalle mie competenze!).
PR d'alto bordo... questo è il futuro!
Da un famoso giornale napoletano di annunci :