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Quando c'è la stima del capo, c'è tutto!
Se scoppia una guerra di cervelli, tu parti disarmato!
No, non c'è nessun errore. E' il mio remake della nota canzone. Mi si addice molto di più.
La bionda Merylin salutava ammiccante, io compro invasata.
Cosa c'è di tanto strano o originale visto che sono una donna e come tale, naturalmente portata a spendere soldi? C'è che in questo periodo dell'anno l'attività dello shopping subisce un'impennata notevole, dovuta all'influenza di variabili stagionali non ben identificabili, che si manifestano con effetti statisticamente rilevanti sul comportamento d'acquisto.
Il primo sintomo, riconducibile alla trascinante attrazione esercitata dalla merce esposta nelle vetrine, è detto appunto "vetrinite". Dapprima il fenomeno è casuale: capita che passando davanti ad un esercizio commerciale, si noti un articolo che, in virtù del suo fascino, colpisce la vista. Man mano che si verificano fatti del genere, in maniera del tutto aleatoria, la persona inizia volutamente ad andare a caccia: sosta davanti ad ogni tipo di esposizione, se la merce in mostra non sortisce l'effetto desiderato, si sposta all'interno nel negozio, scrutando a fondo ogni area, anche gli angoli più nascosti, alla ricerca matta e disperatissima di un misero capo che soddisfi i requisiti di idoneità (caratteristiche del tutto soggettive). Di lì a poco è l'inconscio a muovere il "soggetto acquistante": mentre lui/lei cammina per la sua strada del tutto assorto nei propri pensieri e dal proprio daffare, inizia a sentirsi chiamare. Prima in modo vago, tipo "psst psst", poi, come succede a me, che non mi volto mai ai "psst psst", con il proprio nome. E da quel momento, in piena trance, complice l'annullamento della facoltà di intendere e di volere, entrare, acquistare e nascondere nel bagagliaio dell'auto diventa un attimo.
A volte, secondo un meccanismo di difesa dell' Io, si rimuove l'azione appena compiuta, salvo ricordarsene, anche a distanza di giorni, nel momento in cui, aprendo il portellone per altri motivi, si rinvengono le prove del reato (le buste!) nella propria auto, domandandosi come ci siano finite.
Diventa un disturbo comportamentale che somiglia molto a quello che gli studiosi del campo chiamano "shopping compulsivo". La differenza con il compulsivo vero, colui che acquista per serbare in casa, è che io compro e immediatamente devo usare/indossare.
Certo, l'essere fuori dalla patologia ha sicuramente un effetto rassicurante, ma ci sono tanti altri aspetti della vicenda che non mi rincuorano affatto: per fare due esempi che rasentano la banalità, potrei annoverare la dilapidazione dello stipendio e la carenza di spazio dove riporre i nuovi articoli.
Per rimpinguare il mio stato patrimoniale potrei scrivere un libro dal titolo "Il potere d'acquisto" oppure "1001 modi per bruciare una quattordicesima" oppure ... non so, ci devo pensare. Dipende da come imposterò il contenuto, se ne farò un manuale di istruzioni per invogliare a spendere o di terrorismo psicologico per salvare parte dell'umanità da questo brutto male, una critica antologica autobiografica o un giallo di stampo fantascientifico in cui la protagonista viene inspiegabilmente soffocata e dilaniata nel sonno dai suoi capi d'abbigliamento ...
Per lo spazio, basterebbe comprare una casa più grande... Il mio sogno è sempre stato la "stanza-guardaroba", ma se vado avanti così mi ci vorrà un'"ala-guardaroba". Comunque, ora come ora non me lo posso permettere, eventualmente con gli introiti del libro...
Intanto mi sto specializzando nello sfruttamento massimo dello spazio disponibile, ottimizzandolo con giochi ad incastro e trovate circensi. Non è un'impresa facile!
Un tempo nella casa al mare ci stavamo in tre, e lo spazio bastava per tutti. Oggi ci sono solo io: sono riuscita ad espandermi a macchia d'olio, con movimento ameboide e... lo spazio non mi basta più!
Potrei ingegnarmi mettendo le magliette in frigorifero (siamo in estate!), i costumi nell'insalatiera da 12 (che non uso mai!) nella credenza, gli abiti lunghi alle finestre, al posto delle tende, le gonne a terra come tappeti... e le scarpe??? Dove le metto le scarpe??? Loro sono già ovunque! Ogni tanto apro uno sportello, un'anta, un cassetto... e trovo scarpe, scarpe che neanche ricordavo di avere...
Mentre cerco di farmi venire un'idea, le sto portando dal calzolaio, a turno, 10 paia alla volta... le parcheggio lì per una settimana e quando vado a ritirarle ne lascio altre 10...
Chi prima, chi dopo, chi tanto, chi poco... è tempo di ferie.
Io devo aspettare agosto. Da un lato non vedo l'ora che arrivi, perché sono stanca e svogliata; dall'altro no, perché significa che l'estate è già praticamente finita. L'estate dura troppo poco per i miei gusti.
La mattina quando esco per andare a lavorare percorro un tratto di strada lungo la costa: che spettacolo!
Il sole è ancora basso, l'acqua calma e piatta come una tavola, l'odore salmastro che entra dal finestrino aperto della macchina...
In strada vedo le neomamme con i carrozzini, le mamme con i bambini, gli anziani ... loro vanno verso il mare e io devo accontentarmi di costeggiarlo. E per me è una pugnalata alla bocca dello stomaco.
Così, spesso preferisco passare per la parallela interna, quella imboscata, quella che ha la visuale chiusa dai palazzi, perché cerco di mediare tra la gioia che mi procura la vista del mare e la sofferenza causata dal non poterci andare.
Eppure sono fortunata: nel fine settimana attraverso la strada e sono in spiaggia. Ma non mi basta. La voglia di mare e fancazzismo che mi prende dal lunedì al venerdì non si placa solo con il sabato e la domenica.
Ricordo con nostalgia i tempi della scuola per le vacanze estive: 3 mesi interi, che non apprezzavo come avrei dovuto, perché li davo per scontati. 3 mesi che scorrevano velocissimi già allora... figuriamoci che sono in confronto 3 misere settimane...
Ora mi accontenterei anche solo della metà di quelle vacanze: un mese e mezzo! Dal 15 luglio alla fine di agosto. No, non mi annoierei, ne sono certa... (ma magari fosse! Tornerei al lavoro volentieri e carica come una molla! )
In 6 settimane hai tempo per riposarti, massacrarti, di nuovo riposarti e riprendere i ritmi del lavoro quotidiano. Invece, con la metà del tempo, io mi massacro e basta! E rientro in ufficio più stanca di quando ne sono uscita.
Ben 6 settimane... ah, il solo pensiero mi rasserena...
Trascorrerei la prima settimana in completo relax: vita sana, lunghe dormite, passeggiate rilassanti in spiaggia al tramonto... La seconda settimana inizierei a spostarmi sul versante bagordi: giornate più piene, più vita notturna... Terza e quarta settimana: un bel viaggio! Si perché una settimana è troppo poco, riparti che ti resta quel senso di insoddisfazione in gola... E vai di sregolatezza: orari scombussolati, colazione alle 12, pranzo alle 16 e cena alle 23, vita notturna senza risparmio di forze, poche ore di sonno su un letto vero, che poi si recupera sul lettino in spiaggia; girare, vedere, scoprire, conoscere luoghi nuovi e gente nuova... Quinta settimana, inizia la ridimensionata: divertimento si, ma a ritmi più regolari. Sesta ed ultima settimana: vita sana e riposo, raccolgo le forze sotto un comune denominatore e mi preparo al rientro sul lavoro. Una composizione anulare degna dei classici antichi!
Se potessi godermi 6 settimane ne uscirei veramente rigenerata... forse troppo rigenerata, forse al punto di decidere di non tornare più al lavoro...
Ho un amico che si fa di Redbull, un concentrato di acceleratori metabolici e sostanze eccitanti di dubbio gusto.
Ha iniziato 6 mesi fa per caso, per gioco, per curiosità e poi ha continuato per necessità, perché funziona.
Non parlo di uso occasionale, ma di assunzione regolare, costante e monitorata. Le sue dosi contemplano una lattina al giorno ad orario variabile, secondo la distribuzione quotidiana degli impegni e il fabbisogno energetico richiesto. L'autosperimentazione contempla la possibilità di ingerire l'intero contenuto della lattina tutto insieme o di distribuire dosi più piccole, ad intervalli di tempo regolari, nel corso della stessa giornata.
I risultati raggiunti sono a dir poco sorprendenti! Redbull migliora il grado di attenzione e concentrazione, aumenta la resistenza alla fatica e la tolleranza allo sforzo.
Non è una leggenda: lo vedo con i miei occhi, ogni giorno.
Vanta una invidiabile forma fisica, conquistata mangiando e bevendo senza misura ciò che vuole e quando vuole. Sopravvive alle giornate di lavoro senza mai avvertire cali attentivi. Iperattivo e ipercinetico, ha la forza di un toro e la resistenza del coniglietto della Duracell. Non dorme: riposa, solo poche ore per notte. Il suo vocabolario non contempla più il termine "stanco".
Le sue giornate iniziano presto e finiscono tardi: lavora come un negro tutto il giorno e poi... se la gode!
Anche detto Briatore per la frequentazione del popolo della notte, dei locali più "in" del momento e di ragazze un po’ troppo giovani, quasi al limite dell'arresto, procede a questi ritmi per tutta la settimana, senza mai dare segni di cedimento, sempre fresco come un fiore di campo appena colto, ancora umido di rugiada.
Un po’ sono preoccupata per lui. Non si conoscono gli effetti collaterali di uso e abuso... magari ha in atto una morìa di neuroni e non sappiamo se le sue funzioni cerebrali si ridurranno al minimo sindacale o si annulleranno del tutto.
Un po’ lo invidio ... se è vero che il sonno è il miglior alleato della bellezza di una donna, è anche vero che se la donna in questione passa le serate a dormire, diventa il peggior nemico del suo potenziale divertimento notturno... ma non reggo neanche il pensiero di deglutire quel liquido puzzolente come una big bubble gusto classico squagliata nel Bactrim sciroppo che mi davano da bambina!
Ieri mattina, alla buon'ora, mi fermo ad un bancomat per un prelievo. La banca non era ancora aperta, c'era una decina di persone in coda davanti all'ingresso. Accanto a me due signore anziane, (perché chiamarle vecchie può suonare dispregiativo) che mi studiano molto accuratamente, facendo uno screening profondo dall'alto in basso e viceversa. Ci separavano solo pochi centimetri d'aria.
Lo sguardo si arresta inevitabilmente sulle mie scarpe: un paio di sabot a punta, ma molto più a punta di quanto la più fervida immaginazione possa concepire, direttamente dalla mia collezione "schiaccia formiche negli angoli".
Me ne accorgo dal grido di obbrobrio di una delle due, che richiama subito l'attenzione dell'altra:
- Guarda che scarpe si è messa questa! Guarda! Guarda!
- Ho visto, ho visto.
- Nooooo, ma guarda bene! Ma hai visto che punta?!?
- Ho visto, ho visto.
- Mamma mia mia quanto sono brutte!
- Si, si brutte.
- Brutte? Sono proprio orribili, non si possono guardare!
- E' vero!
A quel punto giro la testa facendo una panoramica sui presenti, terrorizzati da una mia possibile reazione. Io mi limito a sorridere e dico alle due signore: "fate pure come se io non ci fossi!".
Ma loro, con aria vaga, continuano imperterrite:
- Quelle punte fanno pure male ai piedi! Come fa il ditone ad entrare in quella punta?!"
- No, non ci entra il ditone! Il piede si ferma prima. Quella punta è vuota dentro.
- Dici? E tu che ne sai?
- Eh, perché pure mia figlia porta le scarpe a punta...
- Ah?!
- E ma non così a punta, mica così brutte! E poi è la moda, che ci vuoi fare! 'Sti giovani basta che sono alla moda!
Non ancora sazie, proseguono la conversazione con considerazioni variegate al disprezzo sui giovani di oggi: non una parola buona per nessuno. Riprendo lo scontrino e ritiro il mio bancomat. I presenti erano allibiti, avevano i nervi carichi più dei miei... gli occhi strabuzzati testimoniavano il desiderio ardente di sbottare. Forse si aspettavano che io, in qualità di argomento nodale del dialogo, facessi il primo passo e mi mettessi a capeggiare la vendetta.
Ma mi veniva troppo da ridere: la situazione era paradossale! Ho anche pensato che ci fossero le telecamere di una nuova edizione di candid camera...
Andando via le ho salutate: "Lieta di avervi offerto interessanti spunti di conversazione, vi auguro una buona giornata!"
Certo, le potevo aspettarle dietro l'angolo: a pensione ritirata, le avrei potute scippare e investire il guadagno inatteso in altre paia di scarpe... ancora più a punta!
In questi ultimi giorni, in cui alle otto del mattino i termometri segnano già 31 gradi all'ombra, non si sente altro che ripetere "Che caldo bestiale! Che caldo insopportabile!". Vedo in giro gente con aria sofferente che trascina a fatica il peso di corpi stanchi e pesanti, che si sventola, si asciuga il sudore con qualunque tessuto assorbente si trovi tra le mani e si lamenta blablablablabla e blablablablabla e blablablablabla...
Ma avete idea di quante energie si sprecano per fare tutte queste cose?! Più ti agiti e peggio è! Il caldo non si combatte, inutile opporre resistenza! Bisogna rilassarsi, lasciarsi andare, lasciarsi sopraffare... evaporare!
Io evaporo! Evaporo ...e sono felice! Il corpo è leggero, la testa ancora di più!
Mi trasformo in una nuvola di micro-goccioline sospese nell'aere, che si muovono con estrema leggiadria: Capeggiate da una goccia più grande, la mente del gruppo, che le coordina, con estrema gentilezza, sul cosa fare, dove andare, come comportarsi e loro obbedienti, tutte unite, la seguono senza controbattere. Ha una leadership carismatica lei! E' una tipa forte!
Esuberante e giocherellona, non perde mai la voglia di scherzare! E' di grande compagnia, anche se a volte è dispettosa come una mosca... ma bisogna prenderla così, con la polpa e con la buccia!
Spicca dall'alone nebulizzato e attira gli sguardi dei corpi solidi, parla con loro: alcuni non resistono al suo carisma ed evaporano anche loro! La sua euforia è contagiosa! Ha una risata coinvolgente e travolgente.
E' davvero piacevolissima la sensazione di trascorrere le giornate allo stato gassoso: se impari a sentirti inconsistente, tutto si affronta con maggior leggerezza! Via la rabbia, gli scatti di ira, il nervosismo... e venga la voglia di ridere, cantare, dire idiozie... La vaporosità è un'altra dimensione: va provata!
Poi, alla sera, complice una brezzolina più fresca, mi ricompongo!