ilallallero

Vita da Strega

Eccomi

Strega per gioco e per passione, amo la vita perché riserva sempre sorprese speciali.



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venerdì, 30 settembre 2005
Fa' il bene e scordalo! 

(dedicato a chi sa lei, come promesso)

Mia nonna non perdeva mai occasione di recitare, quando le circostanze erano appropriate, questo vecchio proverbio: "fa' il bene e scordalo, fa' il male e pensaci".

 

Da bambina queste parole mi frullavano nella testa in continuazione, cercavo di dar loro un senso, legandolo alle azioni quotidiane. Crescendo ho ridimensionato la solennità del monito e ne ho fatto uno stile di vita del tutto personale.

 

E' chiaro che se faccio del male a qualcuno ci penso: non sono affetta da alcuna forma di psicosi che mi impedisca di rendermi conto del mio comportamento e delle sue conseguenze (non ancora!). Quindi se VOLUTAMENTE arreco dolore  fisico o morale a qualcuno, sia per donare di mia spontanea volontà (molto raramente!) sia per restituire il gesto, me ne voglio ricordare eccome! Il senso di  soddisfazione  aumenta quali-quantitativamente nel ricordo!

 

Far del bene mi capita molto più spesso e onestamente faccio proprio fatica ad incamerare nella memoria a lungo termine le "buone azioni" quotidiane. Perché poi? Per recriminare un giorno cose tipo "ah, se non fosse stato per me ora tu..." , "è solo merito mio se...", "mi devi un favore perché io..."

 

Non è materia della mia scuola di pensiero. Io sono fatta così. Tutte le azioni che compio, le compio perché mi fa piacere, perchè far piacere a qualcuno reca piacere principalmente a me. Quindi mi sento già in pari, non serbo mai recriminazioni o rivendicazioni. Non mi aspetto mai nulla indietro, anche perché quando c'è in ballo  materiale umano, è molto probabile che certi investimenti siano a perdere. Quindi io ho imparato a non investire sulle persone: io dono. Questo mi permette di non rimanere delusa dalle persone, perché non sono solita aspettarmi dagli altri quello che non sono in grado di dare. E tutto ciò che di inatteso dovesse arrivare, non può che farmi contenta.

 

Come si fa? Ci vuole solo un po’ di allenamento. Basta ripetere pochi  semplici esercizi:

 

Esercizio 1) Le persone vanno osservate in azione. Le parole vanno bene solo se accompagnano fatti concreti, senza smentirli. Le chiacchiere, da sole, se le porta il vento!

 

Esercizio 2) Le persone sono statue realizzate con la tecnica del tutto tondo: se non sono su un piedistallo girevole, puoi essere tu a girare intorno a loro per scoprire subito cosa c'è dietro e risparmiarti spiacevoli sorprese.

 

Esercizio 3) Conoscere non significa interpretare: evitare, quindi, di vedere a tutti i costi quello che non c'è e soprattutto di coprirsi gli occhi davanti a quello che c'è e non ci piace (tanto prima o poi torna fuori!)

 

 

L'errore è contemplato, ci mancherebbe! Errare è umano, ma perseverare è diabolico. L'accanimento terapeutico è inutile e nocivo, soprattutto per il terapeuta.

 

Assodato che una seconda possibilità non si nega a nessuno, i diabolici in camice da crocerossa e stendardo con slogan "io ti cambierò", devono ripetere a mo' di preghiera, 3 volte al giorno, prima o dopo i pasti principali questi dogmi finchè non si incidono a fuoco nell'encefalo :

 

 

Chi nasce tondo, non muore quadrato.

 

Da una rapa non cavi sangue.

 

Il sacco vuoto non sta in piedi.

 

A lavare la testa all'asino ci rimetti panno e sapone.

 

Non si può pretendere che un maiale profumi.

 

 

All'inizio può sembrare complesso e macchinoso, ma basta prenderci la mano...

 

 


Postato da: ilallallero alle 10:40 | permalink | commenti (16) |

mercoledì, 28 settembre 2005
Megalòpatia 

Nella rassicurante compagnia della psicologa che vive in me, mi sottopongo al gioco delle libere associazioni freudiane. Centro commerciale: affollamento, rumore, confusione, frenesia, ... non ne esce niente di positivo. Io li odio i centri commerciali. Sarà perché ho veramente poco tempo da perdere e quando entri in quei posti vieni ingurgitato da un vortice ad accelerazione centripeta senza coordinate spazio-temporali dal quale riesci ad uscire a fatica. Eppure, pare che la formula vincente stia nel fatto che c'è tutto, e tutto a portata di mano. Ma se vuoi usufruire di tutto, allora devi anche avere a disposizione un'abbondante mezza giornata e un'altrettanto abbondante quantità di sedativi in circolo nel sangue. Li devi raggiungere, (i centri commerciali, per occupare una vasta superficie di estensione, sorgono solitamente nelle lande desolate fuori città) e li devi girare in un percorso slalom corredato di numerosi e ingombranti ostacoli, che minano la tua incolumità. Lo devi fare preferibilmente in mezzo alla settimana e a me non è possibile.

 

Per la spesa di generi alimentari, preferisco i supermercati. C'è quasi l'imbarazzo della scelta e senza dover fare tanti km. Per lo shopping di piacere, preferisco passeggiare nei centri cittadini: i luoghi sono più ameni, la gente è più rilassata e i negozi sono gli stessi.

 

Per me andare al centro commerciale è come essere sempre al 24 dicembre sera, quando la maggior parte della popolazione, all'ultimo momento, si riversa a svaligiare i negozi per riempire il pavimento sottostante l'albero di natale.

 

Il 15 settembre scorso, a pochi km da casa mia (come recitano i manifesti 6x3 disseminati in ogni dove), apre Megalò, una città: 1 ipermercato, 100 negozi, 7 megastore, 8 ristoranti, 9 sale cinema, 2800 posti auto.

 

Già la lettura del manifesto mi procura un senso di vertigine (ed io non soffro di vertigini).

 

L'unico aspetto molto gradito, a mio avviso, è il cinema multisala ad un tiro di schioppo, che permetterà alla mia compagnia, che spesso si frange in sottogruppi minimi in quanto a gusti cinematografici, di uscire comunque tutta unita, salvo sparpagliarsi in sale diverse e ritrovarsi poi a proiezione finita, per terminare la serata tutti insieme .

 

La curiosità di vederlo c'era, certo, ma desideravo aspettare un paio di mesi... giusto il tempo di far scemare naturalmente l'ondata di entusiasmo della novità. Invece, domenica scorsa, con la scusa del cinema, qualcuno ha detto: "andiamo un po’ prima per fare un giro".

 

Il cuore mi è andato subito in extra-sistole, ma ho accettato per tenere in allenamento le mie capacità di autocontrollo e di tolleranza allo stress (i test della NASA mi fanno un baffo!).

 

Quando a 5 km circa dall'arrivo, ci siamo imbottigliati con l'auto in una coda che avanzava a "prima, 20 cm di spostamento, freno", ho iniziato il training autogeno, spaziando dagli esercizi respiratori a quelli meditativi e immaginativi. Fuori dagli ingressi sembrava di stare in un aeroporto internazionale nei giorni di sciopero: c'erano sciami di  persone in ordine sparso a chiacchierare, fumare, camminare nervosamente, immobili ad aspettare qualcuno... e una tizia che aveva appena acquistato un trolley e, giustamente, se lo trascinava fino alla macchina.

 

Si aprono le porte e si palesa lo scempio davanti ai miei occhi: un formicaio a grandezza umana! Gente in moto perpetuo, ovunque.  Famiglie al completo e gruppi di famiglie con scuderie di carrozzini al seguito; maniaci dell'occasione con carrelli strapieni, coppie di fidanzatini abbarbicati l'uno all'altro a girovagare senza meta; curiosi esploratori che battevano a tappeto ogni metro quadrato; ciurme di ragazzini pronti a prendere d'assalto la sala giochi; bambini abbandonati negli appositi box con scivoli, palline, gonfiabili e diavolerie varie; in generale una fiumana di carne  che si incrociava, si urtava, spingeva, si camminava addosso... sembrava il VII girone dell'inferno dantesco in cui avari e prodighi, camminano  in semicerchio, in direzione opposta, fino a scontrarsi, spingendo pesanti massi e rinfacciandosi le reciproche colpe.

 

Volevo un caffè: 4 bar su 4 vantavano code che ai botteghini delle prime degli spettacoli di fama internazionale se li sognano! La voglia mi è passata.

 

Ripensavo ai miei studi universitari e a tutte le ricerche condotte sull'aggressività... e ho concluso che i centri commerciali sono un ottimo luogo per proseguire quel genere di studi empirici. Io  sarei capace di urlare più forte di tarzan, spaccare vetrine, lanciare oggetti, prendere a botte chiunque mi capiti sotto tiro, senza distinzioni di sesso, età e corporatura. E non potendolo fare senza spiacevoli conseguenze, tutti questi desideri  insoddisfatti implodono pericolosamente nelle mie viscere.

 

Dopo mezzora inizio a manifestare i primi sintomi di fotofobia,  a causa di quelle stramaledette luci al neon ovunque. Mi viene un attacco di mal di mare (a me che non ne ho mai sofferto in barca, neanche nelle peggiori condizioni di moto ondoso) sulla terra ferma.

 

Finalmente, proprio quando gli occhi stavano per schizzarmi fuori dalle orbite, ci spostiamo nell'area cinema, ci chiudiamo in sala e dimentico per due ore dove mi trovo.

 

Salvo ricordarmene in uscita, ma tiro dritta fino alle porte, ripetendomi in tono rassicurante "non ci tornerai più, mai più, mai più..."

 


Postato da: ilallallero alle 09:33 | permalink | commenti (41) |

lunedì, 26 settembre 2005
L'insegna non fa il negozio 

Lungo la via dove abito aprì, quasi 20 anni fa, un negozio di parrucchiera. Negozio per usare un eufemismo, poiché trattatasi di un bugigattolo stretto e buio. Dany, figlia del proprietario di un famoso e frequentatissimo negozio di elettrodomestici (parliamo dell'era precedente al boom dei vari iper, super, mega...centri commerciali), avviò la sua attività in un locale di sgombro adiacente alla rivendita paterna, contando sulla clientela che affluiva per acquistare a buon prezzo frigoriferi, cucine a gas, lavatrici, ferri da stiro, ...

 

Il padre era diventato famoso grazie ad un arcaico spot pubblicitario che girava sulle reti locali, dove, mentre un tizio non ben identificato spingeva giù dal balcone un vecchio frigo che precipitava nel fiume pescara, la voce fuoricampo recitava a toni alti e solenni "Butta via il tuo vecchio frigorifero!" perché tanto te lo potevi comprare nuovo da GG ad un prezzo superconveniente.

 

Il padre ha cercato di resistere stoicamente all'avvento dei megastore, reinventandosi come dettagliante di ricambistica per una ristretta clientela locale. La Dany, agli esordi 3 o 4 clienti le aveva... tipo la signora cotonata effetto cofana in testa, la permanentata in stile capra della mongolia o l'anziana fata con i capelli turchini... Si riconoscevano a prima vista quelle che uscivano fresche dagli attrezzi del mestiere di Dany coiffeur. Poi c'è stato l'affermarsi dei noti saloni di bellezza nel centro storico assurti a veri e propri guru dell'acconciatura e l'avvento delle grandi catene in  franchising anche in questo settore (nonché il decesso naturale della scarsa e attempata clientela abituale del rione). E la Dany ha vissuto tempi duri, passando le sue giornate sulla soglia, ad osservare i passanti.

 

Stamattina, davanti alle vetrine paterne noto un funereo cartello con il messaggio "cedesi attività", accanto al quale trionfa la nuova insegna della figlia a caratteri cubitali "IL BELLO DELLE DONNE by DANY COIFFEUR". C'è poco da interpretare, è un tentativo di rimonta che usa come leva di marketing il desiderio di "vivere in un' atmosfera da fiction". La Dany vuole ricreare il covo di vipere snob, dalla specie "nobile decaduta indebitata fino al midollo", alla specie "cafona arricchita da nozze oculate" fino a quella  "guadagno 4 soldi e me li spendo tutti dal parrucchiere", tutte avvezze all'esercizio del pettegolezzo più bieco.

 

Non funzionerà. Non per i motivi che pensate voi (il locale non è lussuoso, lei non è abbastanza brava, non c'è  un bar fornito di fronte, manca la clientela giusta, non c'è un lavorante gay...). Niente di tutto questo.

 

Non funzionerà perché nella mia città, il pettegolezzo è un'arte antica, un mestiere che si è sempre praticato ovunque, all'aria aperta, alla luce del sole, in faccia ai diretti interessati e soprattutto gratis: per quale motivo ora si dovrebbe coltivare in un luogo chiuso e angusto e per di più a pagamento?

 


Postato da: ilallallero alle 09:43 | permalink | commenti (33) |

giovedì, 22 settembre 2005
Fontana zen 

Ieri è venuto a trovarci un cliente importante. Uno di quelli un po’ lumaconi. Uno di quelli che, se posso scegliere, evito: troppe cerimonie, troppi salamelecchi... e poi mi lascia sempre fastidiosissime strisciate di bava sul pavimento e sulla scrivania, che sono veramente difficili da eliminare. E mi dispiace immensamente dover far fare del lavoro straordinario all'impresa di pulizie.

 

Ieri, purtroppo, è stato uno di quei giorni in cui non ho potuto scegliere. Si è presentato nel mio ufficio accompagnato dal Presidente che, consapevole del mio basso indice di gradimento nei confronti del cliente in questione, tanto prezioso per l'azienda quanto inutile e fastidioso per me, faceva da guardia del corpo... non ho ancora ben capito se a me o a lui...

 

E' ansioso di omaggiarmi di un presente. Perché????

 

Perché è contento del nostro lavoro! Ma va'! Allora fai un regalo al Presidente, all'Amm. Delegato...

 

No: i regali si fanno alle donne! Ah... e su 5 donne proprio a me... che cariiiinooo! Proprio un pensiero disinteressato. Ma credi di potermi conquistare con un dono materiale? E se anche fosse, pensi che potrebbe bastare un pensiero da un centinaio di euro scarsi? Questo è il mio valore? Mi offendi!

 

Questo pacchetto pare provenga direttamente dal suo ultimo viaggio di lavoro in Giappone. Forzo un sorriso di impazienza mentre lo scarto, temendo di trovarci un kimono in seta rossa con dragone nero ricamato a mano stile geisha di alto livello...

 

Per mia fortuna niente kimono, bensì una fontana zen, accompagnata dalle parole: "visto che hai già il giardino zen sulla scrivania, ho pensato che ci stesse bene anche la fontana!"

 

Ma che c'entra! Se avevo un poster della California appeso al muro, mi regalavi una tavola da surf???

 

E poi, sei dovuto andare fino in Giappone per prenderla? Io ho fatto molta meno strada per il giardino...

 

Un sentito ringraziamento con la mia faccia di legno non è stato sufficiente a farlo uscire dalla mia stanza: ho dovuto sistemare i sassi, riempirla e attaccare la spina alla corrente per azionare la pompa dell'acqua. E lasciare tutto acceso finché non se ne fosse andato: ordini dall'alto!

 

Non auguro a nessuno di trascorrere una giornata come la mia! Sarà la vescica piccola, saranno i reni deboli, sarà che bevo quanto un cammello... ci mancava solo la vista e il rumore dell'acqua che scorre a ciclo continuo!

 


Postato da: ilallallero alle 08:45 | permalink | commenti (39) |

martedì, 20 settembre 2005
Regali di natale 

Stamattina il giornale radio annuncia che a Natale (proprio il 25 dicembre?) tornerà il virus dell'influenza (quella vulgaris, non quella dei polli), si fa dare uno strappo sulla slitta di Babbo Natale. Sarà una forma influenzale cattivissima, addestrata a dovere per bloccare a letto i 3/4 della popolazione italiana.

 

Un notizione! Un vero scoop! E poi, saperlo con tutto questo anticipo fa comodo: non ti sbatti a comprare regali, cucinare pranzi e cene luculliane, a sfogliare depliant per prenotare vacanze, ... davvero, un bel risparmio di fatiche!

 

La vera chicca della notizia è l'intervista allo specialista di turno: il famosissimo dott. xxx disturbato alle 7 del mattino affinché elargisse preziosi consigli per aumentare, seppur in minima percentuale, le probabilità di scamparla. Il dottorone, per non dire dottorissimo, elenca con voce solenne i 4 comandamenti per preservarsi dall'orco cattivo:

 

1. fare attenzione ai luoghi caldi e affollati;

 

Praticamente, in inverno, tutti i luoghi pubblici al chiuso! Ok: niente colazione al bar; niente cene nei ristoranti, a maggior ragione se si tratta di una cerimonia; scordiamoci di andare a bere qualcosa in un pub o locale simile; bandite le discoteche... mmm... si preannuncia una stagione interessante: perché prendere l'influenza se puoi regalarti una sindrome depressiva ricorrente?! Ah, e che non vi venga in mente di andare alle Poste a pagare le bollette, eh!!!

 

2. fare attenzione a chi starnutisce, allontanarsi;

 

ma pensa! Io di solito, quando qualcuno starnutisce, mi sistemo sotto al naso che spruzza per fissarmi il trucco... dovrò assolutamente escogitare un metodo alternativo!

 

3. lavarsi spesso le mani

 

ma quanto spesso? non basta una volta al giorno??? no, perché, quando fa freddo la mano unta con unghia nera si preserva meglio dalle screpolature ...

 

4. vaccinarsi prima possibile

 

Oh, qua ti volevo, dottorissimo! Invece di inscenare il teatrino dell'ovvietà, dillo subito! Vaccinatevi, vaccinatevi e basta perché abbiamo speso tempo e soldi che dobbiamo ammortizzare!

 

Ora io voglio capire le persone anziane, chi soffre di disturbi particolari o di allergie ai farmaci... ma tutti gli altri?

 

Ma ben venga una corposa influenza che ti fa dormire una settimana intera in pieno inverno, è quasi come una vacanza! Io mi sono ammalata nell'aprile scorso dopo 7 anni 7 in cui non mi è salita la temperatura di due decimi ed è stato bellissimo! Giuro! Se potessi scegliere lo rifarei! E quest'anno, quest'anno che magari per una coincidenza fortuita di carenza di difese immunitarie unita ad autostrade bloccate, deviazioni per lavori in corso o che so io, potrebbe  arrivare da me a febbraio, dovrei adoperarmi per prevenire l'eventualità??? Dottorissimo, tu sei matto come un cavallo!

 

Solo la mia amica N ti ascolta ogni anno e i risultati della vaccinazione sono veramente invidiabili, vorrei fartela frequentare da novembre a maggio affinché tu veda con i tuoi occhi gli effetti miracolanti del vaccino: raffreddore a cascata perpetua, gola gonfia, dolori articolari, debolezza cronica e apatia per 6 mesi continuativi!

 


Postato da: ilallallero alle 09:31 | permalink | commenti (33) |

venerdì, 16 settembre 2005
Chiuse memorabili - 6a 

Un collega, a seguito di un discorso sul golf come -opinabile- metafora sul suo ufficio, conclude:

"Ho capito: lui mette la mazza, tu le palle e io metto il buco!"


Postato da: ilallallero alle 08:49 | permalink | commenti (24) |

mercoledì, 14 settembre 2005
Aspiranti ballerini e aspiranti assassini 

Stavolta non parlo di me, non della mancata soubrette intrappolata nel corpo di una impiegata.

 

Dopo anni di amore spassionato e mai dichiarato, scopro di condividere con lui anche questa aspirazione ormai irrealizzabile per entrambi. Parlo di Rosario Fiorello, l'unico vero one man show che io conosca, la passione della mia vita, il mio fidanzato ideale. Si, lo so, non coincide perfettamente all'identikit che ho pubblicato tempo fa... ma per lui farei volentieri uno strappo alla regola: compensa quello che manca con altre qualità. Ieri sera presenziavo nelle prime file alla tappa pescarese del suo tour "Volevo fare il ballerino". Sarebbe stato riduttivo per un "mostro" in grado di tenere banco per 3 ore filate mantenendo costantemente desta l'attenzione e alto il divertimento con un monologo fatto per il 40% di improvvisazione... ineguagliabile! Se è vero che ridere allunga la vita, allora ho guadagnato 10 anni di esistenza in più su questa terra. Rosario, vuoi trascorrerli al mio fianco? Lascia quella sciacquetta e ... sposa me!

 

E ora veniamo all'aspirante assassino: quel gran genio che ha ben pensato di lanciare un bicchiere di plastica (dura!!!) dagli spalti verso l'ingresso e che è riuscito a prendermi in pieno la palpebra inferiore dell'occhio sinistro. Se me l'avesse raccontato qualcuno, avrei detto "che vuoi che faccia un bicchiere di plastica!"... ma è notorio che io non vada a braccetto con la fisica! Ma cosa hai nella testa, le pigne? L'acqua saponata? Non lo saprò mai! Quello che so è che sei stato capace di regalarmi un effetto combinato di borsa+occhiaia (praticamente una samsonite rigida color viola cardinalizio), ravvivata dal rosso intenso di una famiglia numerosa di capillari schiattati prima che arrivasse l'ora della loro morte naturale... Al di là del danno estetico che mi auguro vivamente sarà risarcito da due o tre giorni di trattamento con lioton, mi fa male!!! Oh, anonima creatura, spero che almeno tu questa mattina ti sia svegliato con una diarrea fulminante e che stasera tu possa incontrare, in un vicolo buio, un esercito di negroni gay in lunga astinenza!

 


Postato da: ilallallero alle 09:17 | permalink | commenti (36) |

lunedì, 12 settembre 2005
 

Tribute to Il Muro

 

 

Metti un sabato sera qualunque di inizio settembre.

 

Metti la temperatura ideale per stare all'aperto, a dispetto di ogni previsione meteorologica.

 

Metti uno scorcio di antichità reso agibile da un restauro nel massimo rispetto della bellezza originaria.

 

Metti un'organizzazione impeccabile di 4 persone che ci credono veramente (e si vede!).

 

Metti l'atmosfera suggestiva creata dalla luce delle candele.

 

Metti un evento che incontra il senso della vista, dell'udito e del gusto.

 

Metti un pianista straordinario e una grandiosa voce femminile che riempiono l'aria di note jazzate e il tuo corpo di brividi.

 

Metti che, intanto, stai sorseggiando un ottimo bicchiere di vino.

 

Metti di attirare tanta gente che non può fare a meno di sorridere.

 

Metti l'occasione di scambiare 4 chiacchiere con chi non capita di vedere tanto spesso.

 

Metti di essere rapito dalla situazione al punto di dimenticare dove ti trovi.

 

Metti di realizzare poi che sì, è proprio la tua città, quella che solitamente viene lasciata dormire.

 

E metti che tu, giustificato o ingiustificato, non c'eri... beh, mi dispiace per te!

 

 


Postato da: ilallallero alle 08:24 | permalink | commenti (29) |

giovedì, 08 settembre 2005
La dittatura dei desideri 

Ci sono tante persone che vivono di sogni. Li nutrono, li fanno crescere, li arricchiscono di particolari,  senza mai provare a mettersi veramente in moto per realizzarli.

 

Sognano una vita diversa da quella che hanno, e vivono nella convinzione che l'idea che si costruiscono nella testa sia la formula magica per la felicità.

 

Perché è più facile illudersi di avere la soluzione in tasca che sperimentare se realmente è quella la soluzione giusta. E' rischioso mettersi in gioco seriamente, percorrere una strada che non sai dove ti porterà, che non sai se ti porterà dove pensi e non potrai mai esserne certo se non la imbocchi e non arrivi fino in fondo. E se poi ti accorgi di non aver raggiunto la felicità? Dopo aver profuso tempo ed energie, devi ricominciare da capo, e mettere in conto che potresti bruciare tutta la vita procedendo per prove ed errori...

 

E' un rischio, e il rischio spaventa.

 

Così, spesso ci si accontenta di aver desiderato qualcosa. Il solo fatto di aver desiderato ci basta. Ma si resta insoddisfatti. E si vivono due vite parallele: quella reale e quella ideale. Col passare del tempo, le due vite, da parallele diventano divergenti: man mano che i sogni fioriscono e si sviluppano, allontanano sempre più il reale dall'ideale. A che serve accanirsi contro una giornata che non va secondo i nostri desideri, che è diversa da come la vorremmo? E' quella che abbiamo da vivere! L'altra, quella che sogniamo, non c'è.

 

E si resta imprigionati in questa gabbia. La chiave per uscire c'è. E' la consapevolezza che la realizzazione di un desiderio la può compiere solo altro da te.  Diversamente, non si parla più di desideri ma di obiettivi o di progetti.

 

Il desiderio umano più grande e più vero è il desiderio di felicità. Io credo che si possa essere felici. Il punto di partenza è capire che non siamo noi a decidere cosa ci renderà felici e come. Spesso ci convinciamo che saremo finalmente felici quando saremo laureati o sposati, o avremo avuto il primo figlio o il secondo; quando avremo comprato la macchina nuova, quando faremo una vacanza da sogno, ...

 

E non si vive mai il presente nell'attesa di domani, del week end, dell'estate, della fine della scuola, dei risultati della dieta, di cominciare a lavorare, di andare in pensione, di comprare casa, ...

 

Il tempo non aspetta nessuno. La felicità non è una meta ma un viaggio. Non c'è un mezzo per essere felici: la felicità è il mezzo.

 

Allora bisogna domandarsi come quello che abbiamo davanti possa renderci felici.

 

Bisogna tenere aperta la domanda, senza voler trovare, a tutti i costi, una risposta preconfezionata. La risposta non la diamo noi, ce la da la realtà. L'alternativa a vivere lo sdoppiamento reale/ideale con rassegnazione, o peggio, con rabbia e violenza, è stare davanti a quello che ci accade, è andare incontro alla realtà per come si manifesta, scoprendo in azione il proprio senso e il proprio scopo.

 


Postato da: ilallallero alle 08:17 | permalink | commenti (32) |

mercoledì, 07 settembre 2005
Oggi va così... 

Oggi devo creare. Devo scrivere una presentazione di prodotto. E già c'è una nota stonata. Perché la creatività è frutto di un momento propizio. L'ispirazione non si comanda, ha i suoi tempi, ti coglie alle spalle, di sorpresa. Non è che ti puoi sedere a tavolino e ordinarla. Non è che chiami il centralino e te ne fai recapitare qualche etto, tanto per cominciare. Decide lei. Quando arriva, arriva!  E spesso, purtroppo, le scadenze lavorative non si sposano con i ritmi dell'ispirazione., quindi capita spesso che l'ispirazione non mi assista. Io vado di fretta e lei mi dice "Sta' calma, non ne ho voglia, oggi ho le mie cose, dammi tregua, non mi angosciare...". E io resto sola con il mio problema. Chiudo la porta del mio ufficio per non avere distrazioni, stacco il telefono, apro la finestra che dà sul giardino. PC acceso, foglio elettronico intonso. Scelgo una musica rilassante ma non distraente. Rastrello con pazienza biblica il mio giardino zen sulla scrivania cercando la giusta concentrazione... che prima o poi arriva, lo so. L'ho educata bene, almeno lei, così quando la Sig.ra Ispirazione fa le bizze, la Sig.ra Concentrazione diventa un ottimo vice. Oggi va così, per esempio.

 

Il problema è che mentre la Sig.ra Ispirazione è capace di lavorare in qualunque condizione, a dispetto di tutte le avversità, la Sig.ra Concentrazione è sensibile alla minima variazione atmosferica, necessita di un habitat asettico e silenzioso.

 

E allora, dico a voi, manutentori del giardino: che dobbiamo fare? 'Sti 100 mq di erba li vogliamo tosare tutti stamattina??? Non è che si poteva fare un altro giorno? Anche voi vittime dell'urgenza? Mi complimento per l'ottimizzazione dei tempi di lavoro: il sottofondo del motore rasaerba si sposa perfettamente con la melodia della sega elettrica con cui, contemporaneamente, state potando la siepe! Come potrei non apprezzare questa serenata soave che irrompe tra le mie 4 mura anche a finestra chiusa?!

 

Concentrazione è fuggita sbattendo la porta. Ora la vado a raggiungere; se la conosco bene, la troverò sicuramente davanti alla macchinetta del caffè. Le offro una camomilla, però, e mentre la sorseggia, provo a convincerla a tornare nel mio ufficio a darmi una mano.

 

E' una personcina così delicata e suscettibile...

 


Postato da: ilallallero alle 08:56 | permalink | commenti (15) |