ilallallero

Vita da Strega

Eccomi

Strega per gioco e per passione, amo la vita perché riserva sempre sorprese speciali.



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lunedì, 27 febbraio 2006
Oddio, svengo... 

La prima persona che ho visto svenire, che avevo solo 4 anni, è stata mia madre, in seguito alla frattura del tendine d'achille in una palestra dove si allenava. Ero a dir poco atterrita. A nulla sono serviti i tentativi dei presenti di rassicurarmi: puoi raccontare qualunque cosa ad una bambina, ma finchè non è la voce della sua mamma a tranquillizzarla, nessuno gode il beneficio della credibilità.

 

Ma la mia mamma è rinvenuta nel giro di pochi secondi e da quel momento ho percepito tutto come un gioco, più o meno.

 

Dopo questo primo episodio mi è capitato di assistere ad altri svenimenti e la cosa si è fatta sempre più interessante: la perdita dei sensi esercitava un discreto fascino su di me. Mi intrigava tremendamente sapere quali sensazioni corporee si provassero, cosa succedesse nella testa...  I racconti degli altri non erano sufficienti a colmare la mia curiosità e ho sempre sperato che un giorno avrei avuto la possibilità di farne esperienza sulla mia pelle. Fatto sta che sono stata accontentata!

 

C'è chi si accorge che sta per svenire e si sdraia per evitare di cadere, ovunque si trovi: io no! O meglio, è chiaro che sento di venir meno, ma non in tempo utile per correre ai ripari.

 

Il filo conduttore dei miei svenimenti è  la teatralità: il genere di spettacolo che offro è la commedia, pura comicità, senza neanche un vago retrogusto di tragicità.

 

La prima volta non si dimentica: la regola vale per tutto. Stavo ultimando la tesi di laurea, smagrita ed esaurita, ed ero tornata a casa alla ricerca di un po’ di relax. Mia madre, anche detta "pensiero positivo", si convinse al colpo d'occhio che avevo qualche rara malattia incurabile e mi portò in ospedale da una sua amica per un prelievo di sangue "sottobanco" della massima urgenza. L'amica mi chiude in una stanzetta e, non trovando un laccio emostatico a portata di mano, mi stringe il braccio con un fazzoletto (neanche in tempi di guerra!). Riesce a mancarmi la vena e ritenta più volte sullo stesso braccio. Complice la mia pressione notoriamente bassa e il digiuno, conditi da un dolore apprezzabilissimo, sono scivolata dalla sedia a gambe all'aria. Finalmente, la mia prima volta! Da lì ci ho preso gusto, e poiché dove c'è gusto non c'è pendenza, mi sono cimentata in altre fortunatissime performance.

 

Ad esempio, quando mi sono ritrovata a terra sul binario 8 della stazione di Bologna, in una gelida mattina di febbraio, con un nugolo di gente intorno, i capelli che si abbeveravano in una lurida pozzanghera, un controllore che tentava di infilarmi le dita in bocca per non farmi ingoiare la lingua e gli uomini del 118 piacevolmente sorpresi di non aver trovato l'ennesimo tossicodipendente in overdose...  Non meno bella è la volta in cui sono svenuta in ospedale, al reparto cardiologia, in visita alla madre del mio fresco ex- fidanzato di allora, che aveva subito un brutto intervento. Consapevole della mia impressionabilità, l'arpia, anziché gradire il mio gesto magnanimo, ha tentato di punirmi per aver scaricato il figlio: si è sbottonata il pigiama per mostrarmi la ferita sullo sterno, mentre descriveva l'operazione subita con minuzia di particolari. Risultato immediato: io sono andata lunga a terra, non prima di sbattere lo zigomo sinistro contro un muretto a buccia d'arancia. Nello stato di semi-coscienza ricordo la signora che gridava, i medici che le intimavano di non agitarsi, una dottoressa che mi sollevava le gambe e ordinava allo specializzando di slacciarmi i pantaloni, lui che si vergognava e si rifiutava di farlo... e poi, io che riprendevo i sensi, scoprivo che era sangue quello che mi scivolava sulla guancia e urlavo "portatemi uno specchio!"...

 

Fortuna, per la signora, che la ferita non abbia lasciato cicatrici o non ci sarebbe più stato intervento chirurgico in grado di tenerla in vita.

 

Sono svenuta anche durante una vacanza, favoreggiata dal caldo disumano e da un pasto saltato:  abbracciata al palo portante di una capanna in makuti ho attirato l'attenzione degli amici che pensavano stessi improvvisando una gag delle mie... e si sono affrettati più per curiosità che per preoccupazione... per poi rimanere attoniti e immobili per la delusione: non c'era niente da ridere!

 


Postato da: ilallallero alle 09:50 | permalink | commenti (66) |

venerdì, 24 febbraio 2006
Varie ed eventuali all'ordine del giorno 

1. PERICOLO RICATTO.

 

Dopo l'esame del master in spionaggio, ci hanno consegnato i diplomi con tanto di votazione. Ho letto lo sconforto negli occhi dei corsisti che non hanno conseguito un punteggio decoroso, proprio quelli che contavano sul fatidico pezzo di carta per acquisire maggiore considerazione e credibilità sul loro posto di lavoro. Signori docenti e signori organizzatori: non si fa così! E che diamine: abbiamo pagato!!!

 

Chissà se al rientro nei loro uffici, sono stati ingegnosi quanto il mio collega, che ha taroccato il suo diploma con un pennarello nero, trasformando il suo 76/100 in un più dignitoso 96 (così farà anche credere in giro che ha preso un voto più alto del mio) tanto, sotto vetro, non ci fa caso nessuno. Peccato si sia dimenticato che io conservo le copie del compito con i punteggi risposta per risposta. E' la somma che fa il totale!

 

 

2. LA CELEBRITA'.

 

Quando squilla il telefono di casa lascio sempre che risponda qualcun altro; e se sono sola... non rispondo! Sul cellulare non rispondo agli anonimi né ai numeri sconosciuti. Potete insistere fino all'inverosimile: da quando è stata inventata la funzione del muto, mi risparmio anche il fastidio della suoneria. In ufficio c'è la centralinista che andrà all'inferno per tutte le bugie che la costringo a dire per me. E non è per darmi delle arie (per quello apro la finestra!). Chiunque farebbe così se fosse tempestato da seccature continue sotto forma di voce umana d'ogni genere e tipo. Chi mi conosce lo sa: se vuole, si adegua. Qualche giorno fa, un amico mi ha chiamato dal numero dell'ufficio di Milano (sconosciuto): 12 chiamate senza risposta nell'arco di dieci minuti. Per poi ricominciare. Faccio rispondere da un collega poco pronto, che biascica scuse sul fatto che io avessi scordato il telefono (dove??? quando???) ma che sicuramente l'indomani lo avrei recuperato. Mi arriva dopo poco un sms "ila' sei patetica. Da chi stai sfuggendo? La prossima volta scegli meglio l'attore perché quello di oggi è poco credibile." Io sarò pure patetica, ma tu, che perseveri nell'azione senza risultato? Morale della favola: sono stata marchiata con un nuovo soprannome, che si aggiunge alla nutrita lista: la Celebrità.

 

 

3. IL CASTING E' APPENA INIZIATO

 

Ho appreso la notizia favolosa che le telecamere posizionate sul rettilineo dell'Asse Attrezzato funzionano: eccome se funzionano! Un conoscente mi ha rivelato di aver ricevuto una comunicazione ufficiale via posta con descrizione dettagliata del provino e cifra d'ingaggio annessa: l'hanno preso! A conti fatti, i giochi non sono ancora chiusi: anche io potrei entrare a far parte del cast!

 

 

 

 

 


Postato da: ilallallero alle 09:12 | permalink | commenti (29) |

mercoledì, 22 febbraio 2006
Professione dentista 

Tra le professioni legali più redditizie, senz'ombra di dubbio, c'è quella del dentista.

 

Io invidio il mio dentista che può permettersi di lavorare 4 giorni a settimana, che chiude per una quindicina di giorni sotto le festività comandate, che non salta un ponte e va in ferie per tutto il mese d'agosto, mantenendo uno studio enorme e curatissimo in centro città e uno stuolo di collaboratrici professioniste.

 

Lo invidio e soprattutto lo ammiro per il coraggio. Perché ci vuole coraggio a mettere le mani in bocca alla gente.

 

Secondo un'ipotesi ottimistica, quelli che si recano regolarmente dal dentista per ordinaria manutenzione di una bocca sana, non superano il 20% della clientela. Nella maggior parte dei casi credo sia meno disgustoso tuffarsi nudi in una discarica che esplorare certe fauci…

 

Il mio dentista è molto preparato e anche logorroico. Quando ti visita o ti pratica un intervento, di qualunque natura, ti spiega tutto: approfondisce il tuo problema nei minimi dettagli, elencandoti cause e conseguenze, ti racconta ciò che sta facendo con una meticolosità incredibile, descrivendo la situazione con un linguaggio talmente specialistico che spesso ti sfuggono un sacco di passaggi. Ma non importa: ciò che conta è che sappia lui di che si tratta.

 

E' un conversatore, cerca il dialogo in continuazione, ma spesso ti rivolge le domande mentre interviene a due mani nella tua bocca e tu sei impossibilitato a rispondere: forse perché non ama essere contraddetto e si sa, chi tace acconsente.

 

Il mio dentista è un precisino, nella pratica e nel vocabolario. Nello studio dentistico del mio dottore non si parla per approssimazioni o per gergo comune: la pulizia si chiama “curettage” e lo spazzolino da denti si chiama lo “strumento”.

 

E se pensate che, in tanti anni di vita e di esercizio, siete almeno capaci di lavarvi i denti, venite pure a farvi visitare dal mio dentista che vi toglierà anche questa certezza.

 

Il mio dentista è un sentimentale. Per lui, un dente curato è come un figlioletto più cagionevole degli altri: ha bisogno di maggiori cure e attenzioni.

 

Il mio dentista è un terrorista. Ti prospetta sempre le situazioni più catastrofiche pur di convincerti a seguire i suoi consigli e ti aggredisce sempre con rimproveri, richiami, prediche, ramanzine, paternali ... da farti portare dietro un senso di colpa ineliminabile. Narra la leggenda che, alcuni pazienti, abbiano dovuto sottoporsi a terapie psicanalitiche di ricostruzione dell'Io.

 

Il mio dentista ha anche una bellissima villa in Sardegna. La mia famiglia ha contribuito alla costruzione dell’ala ovest della casa. Io continuo a dare il mio apporto affinché l’arredamento sia il più lussuoso e confortevole possibile.

 

No, non è spiccata generosità, non è un aiuto disinteressato: è che io devo sdraiarmi su una di quelle poltrone almeno due volte l’anno, perché pur avendo denti sani e splendenti, ho le gengive delicate (e mica si può avere tutto!) e allora devo fare la pulizia ogni 6 mesi. Pardon, volevo dire il curettage!

 

In ultimo ma non da ultimo, il mio dentista è un cicisbeo. Corteggiatore d'altri tempi, mi ricopre di complimenti e salamelecchi esagerati, sempre e comunque, nel suo studio e per strada. Ha una fantasia e una padronanza in tema di svenevolezze che non sa risparmiarsi neanche in presenza di terzi, quarti e quinti…

 

Dottore, vorrei tanto sapere se anche alla vecchina che l'altro giorno divideva con me la sala d'attesa, hai usato le stesse premure: è troppo facile fare il galante con una bella donna, con i denti santi, a cui non l’alito non puzza di cadavere in putrefazione, e a cui non emetti ricevute fiscali…

 


Postato da: ilallallero alle 08:40 | permalink | commenti (44) |

lunedì, 20 febbraio 2006
Nomen est omen 

L'ennesima figlia di un'amica di mia madre sta per partorire: l'ennesima occasione per rispolverare la tiritera sulle note di "quando potrò fare anch'io la nonna?!".

 

L'ultima volta spiegai a mia madre che sarebbe bastato poco per accontentarla: una rinuncia a qualche precauzione e, zac, come per magia, tempo 9 mesi...

 

Stavolta non avevo lo spirito giusto per giocare ad Ale e Franz sulla panchina, così ho cercato di sviare introducendo l'argomento "nome".

 

La chiameranno Cecilia. A mia madre suona bene. A me no, neanche a chiederlo!

 

E' così personale il gusto in fatto di nomi, io stessa al momento non saprei dire. E poi la scelta del nome non va sottovalutata: il nome è il tuo primo biglietto da visita e ti condiziona la crescita. Se non ti piace, se il suo significato ti rende la vita difficile, se in passato chi ha portato il tuo stesso nome ha fatto grandi imprese da imitare o, al contrario, brutte cose da non ripetere ... eh, son guai!

 

E per la serie "chi lascia la via vecchia per la nuova, sa quella che lascia ma non sa quella che trova", mi sono imbattuta in un altro vespaio: la scelta del nome per la mia futura figlia (io non so se mai ci sarà, mia madre sa già che sarà femmina).

 

Mia madre suggerisce la sua terna del cuore, tre "meravigliosi" nomi di donna che avrebbe desiderato per me:

 

1. Fiorenza

 

Visto da lei -  un nome dolce, musicale... bello. Bellissimo!

 

Visto da me – musicale? Con quella zeta pesante nell’ultima sillaba?! Già  la cacofonia della pronuncia limita: gli altri evitano di chiamarti e tu stessa ti isoli,  per privarti del fastidio di sentire il suono stridente del tuo nome. E poi a me ricorda la narratrice della collana delle Fiabe Sonore Fabbri, così si chiamava, che mi era molto antipatica.

 

2- Anastasia.

 

Visto da lei -  Anastasia, l'ultima dei Romanoff, bella, elegante, fine. Forte, coraggiosa.

 

Visto da me - prima di arrivare a conoscere la zarina, si passa per il mondo delle fiabe e si incontra un'altra Anastasia, una delle due sorellastre di Cenerentola: quella secca con i piedoni. I bambini sono dispettosi e cattivi, si sa: come può una bambina a superare indenne i 5 anni delle scuole elementari portando il fardello di quel nome con tutte le conseguenze che si trascina dietro?!

 

3. Annabella

 

Visto da lei - mi sono sempre piaciuti i nomi composti e Annabella è il mio preferito. Ho deciso, però, di non dartelo perché... se poi venivi brutta?!

 

Visto da me - la pellicciaia di Pavia, che grande idea! I nomi composti sono perfetti per farti chiamare a metà: Anna! oppure Bella! E pensa tutte le volte che qualcuno grida Bella! per strada... avrei imparato a muovere la testa come un Barbagianni (nome composto anche il suo!)

 

Ah certo, sarebbe stato un bel problema chiamarmi Annabella se fossi stata brutta: invece, se venivo su brutta, Anastasia ci stava proprio bene, la ciliegina sulla torta!

 

Da quanto ho capito devo la mia ilarità, il sorriso perenne e l'allegria che mi contraddistingue a Ilaria Occhini. Nell'indecisione, mia madre si fece catturare dalla bravura dell'attrice che portava un nome allora ancora insolito.

 

Ho rischiato grosso e l'ho scampata, ma non è ancora finita: ora devo proteggere il futuro di mia figlia!

 

 


Postato da: ilallallero alle 08:35 | permalink | commenti (43) |

venerdì, 17 febbraio 2006
Il GF secondo me. 

"Tu non parteciperesti al Grande Fratello?!" Mi chiedo cosa avrei fatto mai di tanto grave per meritare una simile punizione, quali peccati dovrei espiare in quel modo così cruento...

 

No, certo che no, io non parteciperei. Non fa per me, mi conosco. E non lo dico per partito preso: ho sbirciato in quella casa durante tutte le edizioni e quello che ho visto non mi si addice.

 

Partendo da una considerazione basilare, da un punto di vista squisitamente personale, non ritengo affatto facile resistere più di due giorni in prigione. Non sono disposta a sottopormi volontariamente agli arresti domiciliari, cosa che tradizionalmente è una punizione per chi commette reato. Il solo pensiero mi isterizza. Lo so per certo, non è una supposizione. Una volta, quando vivevo a Bologna con due care amiche, una nevicata corposa e inaspettata ci ha bloccate in casa, per un intero week end. La nostra casa, le nostre cose, la nostra complicità,... in teoria poteva essere un'idillio! Il massimo del lusso era uscire a fare la spesa nel negozietto sotto casa. Pur di andarci io, da sola, ho scatenato l'inferno. Non ci siamo sparate perché non avevamo armi da fuoco! Io ero intrattabile e sono stata la miccia che ha acceso un incredibile week end di paura. Eppure erano loro, le mie "sorelle"; eravamo noi, sempre le solite. Cosa avrei potuto fare con perfetti estranei?!

 

Sono una persona ordinata e abitudinaria in casa. Non sopporterei per più di due giorni la camerata militare con panni sparsi effetto post-centrifuga di lavatrice senza sportello... Così è stato quando ho ospitato al mare un'amica di Napoli che, come Pollicino, segnava il suo percorso in casa mia, con panni e oggetti di ogni genere, abituata con una madre che la segue passo passo a raccogliere ciò che lei semina.

 

E ho bisogno dei miei spazi. Se ad un certo momento voglio stare per fatti miei, devo avere la possibilità di farlo. Se non gradisco il tema di conversazione, non partecipo. Tuttavia l'astensione non è sufficiente: vorrei anche godere del beneficio di non ascoltare idiozie irritanti. Se non mi piace qualcuno, ho la necessità di evitarlo: c'è in gioco la sua incolumità psichica (perché non alzerei mai le mai, almeno fintanto che la mia lingua si mantiene tagliente!).  Certo che, quest'anno, con la cinesina, avrei pagato lo scotto delle difficoltà di comprendonio legate alla lingua... e quindi la signorina sarebbe stata legata mani e piedi, imbavagliata e chiusa in un ripostiglio (prima di farne bocconcini di pollo alle mandorle!). Io soffro di emicrania, non posso rischiare che gli attacchi aumentino per colpa di una che, tutto il santo giorno, squittisce e si dimena come una tarantolata!

 

Altra difficoltà: al grande fratello ci si innamora, perdutamente, nel giro di una settimana. E' doveroso. Figuriamoci! Sono tre anni che non riesco ad innamorarmi nonostante la varietà delle persone che conosco... non ce la potrei proprio fare!!!

 

E comunque non supererei mai un provino per il GF: non ho storie familiari o di vita sufficientemente tragiche alle spalle e non soffro di disturbi comportamentali e/o della personalità. Perché è così che funziona: un team di psichiatri e neurologi sceglie i candidati sulla base di patologie manifeste o traumi latenti, su cui effettuare studi empirici. Il GF è uno strumento scientifico per ricerche sperimentali neuro-biologiche e psico-sociali. Un po’ come un SuperQuark sulle varie specie in cui è suddivisibile il genere umano...

 

Tuttavia, ho sempre immaginato il mio ingresso nella casa: entro per ultima, dopo aver preso un gran freddo fuori dagli studi. Scambio le classiche battute con Liorni senza riuscire ad articolare bene le parole, a causa del volto in emi-paresi da ibernazione e saltellando per favorire lo scongelamento. Finalmente varco la soglia e, alla terza stretta di mano, chiedo: "Scusate ragazzi, mi indicate dov'è il bagno per favore, devo fare la pipì!"

 


Postato da: ilallallero alle 09:16 | permalink | commenti (34) |

mercoledì, 15 febbraio 2006
Scende scende la pioggia 

Scende, scende la pioggia.
C'è chi dice che è nata a Foggia,
c'è chi dice che è nata a Malta,
c'è chi dice che salta.
E c'è chi dice che è santa,
come il contadino ed il fioraio.
C'è chi dice che è nata il 7 febbraio.
 
 

Questi versi non sono di Gianni Rodari, come potrebbe sembrare ad una prima veloce lettura: uscirono dalla mia penna alle scuole elementari, dietro assegnazione della maestra. No, non ne vado particolarmente fiera, anzi! E' che mia madre li ha rinvenuti chissà da quale recondito deposito di scartoffie e me li ha sventolati sotto gli occhi al grido del "ti ricordi?!?". Prego e spero di invecchiare un po’ meglio di come sta facendo lei...

 

Non è che abbia 'sto gran significato, non è che leggendo tra le righe emerga un'emozione, un senso  recondito... Perchè io non nasco poetessa, e non ho mai vantato il contrario. La pioggia non mi piaceva già da allora: non appartenevo a quei bambini che, quando piove, fanno "ohhh, guarda la pioggia!". Piuttosto mi dannavo perché non potevo uscire...

 

Però sono sempre stata diligente e non mi sono mai sottratta ai compiti, anche quando mi toccava svolgerli con il mal di stomaco. Ed ero diplomatica già da bambina: ho prodotto un componimento asettico, pur di non mostrare il mio sentimento di sgradevolezza, rischiando di ferire la sensibilità della signora maestra.

 

Il mio rapporto con la pioggia non ha subito grosse evoluzioni (tranne per il fatto che non mi sono più azzardata a "poetare" sull'argomento): non la preferisco.

 

Tuttavia, ci sono momenti in cui la mia soglia di tolleranza nei suoi confronti si alza di una tacca, per esempio:

 

quando imperversa il diluvio universale, di quelli che ti farebbero passare la voglia di uscire anche se devi andare ad intascare la vincita di una lotteria, e io ho la febbre alta e vaneggio: perché tanto devo stare in casa comunque;

 

quando c'è quella pioggerella sottile e incessante, e io ho la macchina sporca parcheggiata all'aperto, così mi tolgo dall'impiccio di portarla a lavare;

 

quando torno a casa dopo una pesante giornata di lavoro, nella macchina del collega "Hunter" e ascoltiamo Bob Marley cantando e ballando le mie coreografie reggae testa-spalle-braccia;

 

quando sono in vacanza ai tropici, e quei graditissimi 10 minuti d'acqua mi regalano un insperato refrigerio.

 

E voi?

 


Postato da: ilallallero alle 08:23 | permalink | commenti (41) |

lunedì, 13 febbraio 2006
Patch Adams 

***

Incontro casualmente il dottor V., un conoscente specializzato nel "parasimpatico". Colgo l'occasione per riparare alla mia sciaguratezza nel rimandare visite e controlli, prima di perdere completamente, stavolta, l'uso della mano destra.

 

 

i- Scusami V., posso approfittare di te per un consulto rapido?! (mentre sfilo il guanto dalla mano destra)

 

 

V- certo! ti si è screpolata la mano?

 

 

i- ... ho perso la sensibilità nelle prime due falangi di indice e medio, muovo le dita con fatica, si addormentano spesso e mi danno una sensazione di bruciore... e poi c'è un punto sul dorso della mano, proprio qui, che se solo lo sfioro mi procura una scossa dolorosissima per tutto il braccio, fin sul collo e...

 

 

V- una tendinite! Fa vedere... (inizia a manipolare, tastare, pigiare mentre io rispondo con espressioni facciali poco ordinarie)... si, si... è così! Hai qualche danno alla colonna vertebrale?!

 

 

i- si, diversi... il più grave è uno schiacciamento della prima vertebra lombare.

 

 

V- ehhh, questo non ti aiuta! Ma è sempre meglio di un'ernia!

 

 

i- temevo fosse qualcosa legato alla circolazione...

 

 

V- hai problemi di circolazione?

 

 

i- si...

 

 

V- è normale, specie nelle donne: le donne longilinee, magre... hanno sempre problemi di circolazione! e sentono sempre freddo!

 

 

i- si!

 

 

V- ... hanno la pressione tendenzialmente bassa!

 

 

i- si!

 

 

V- e soffrono di anemia!

 

 

i- no, anemia no!

 

 

V- e va bè, eh non si può avere tutto!!!

 

 

i- tornando alla mia mano, che posso fare?!

 

 

V- usi molto il PC al lavoro?

 

 

i- si, per forza...

 

 

V- allora... fai una bella causa di servizio!!!

 

 

 AGGIORNAMENTI:

Dichiaro aperto il toto-diagnosi:

1) tendinite da mouse (medico generico)

2) tunnel carpale "anomalo" (parere profano diffuso)

3) infiammazione del nervo cervicale (ortopedico)

Fate il vostro gioco, siori e siore! Si accettano scommesse. Qualcuno offre di più?! 

 


Postato da: ilallallero alle 09:22 | permalink | commenti (54) |

mercoledì, 08 febbraio 2006
Vado, prendo il titolo e torno! 

Di nuovo in partenza: stavolta non si tratta di una "fuitina" leziosa, ma di un impegno rognoso.

 

Si sta per concludere il master che ho dovuto seguire per lavoro (o per controllare il mio collega?!), meglio conosciuto ai più come il "corso di spionaggio" itinerante. E la degna conclusione di ogni corso che si rispetti è l'esame! Ma da quando in qua le spie devono sostenere esami?!? Ah, era una volta...!

 

Ho proposto al mio collega, l'anello debole della catena di spionaggio, di sparire senza presentarci all'esame: le informazioni che volevamo, le abbiamo ottenute. Possediamo la ricetta del borotalco, che importa  avere un pezzo di carta con su scritto "certifichiamo che XY sa fare il borotalco"?!

 

Ah no! Lui  tiene molto alla forma: i pezzi di carta, al giorno d'oggi, si sa, fanno curriculum. Vuoi mai che un giorno possa tornare utile?!?

 

No, non temo le prove: né quella scritta, né quella orale. Tuttavia non sono proprio quel che si definisce un animo sereno... Un po’ di paura c'è, sempre e solo quella: l'incombere di una figura di merda con i controfiocchi! Sarebbe il colmo se ci scoprissero proprio adesso...  la mina vagante inizia ad apprezzare il rischio e crede ormai di padroneggiare il suo essere in incognito... Crede, appunto!

 

E allora mi sono dovuta armare di santa pazienza per mettermi a studiare. Poco, poco; qb per avere la sicurezza delle nozioni di base con cui impapocchiare i docenti, forte di altre armi. Non poteva essere altrimenti: da dove lo ricavo il tempo per studiare secondo l'esatta definizione del termine?! E la voglia, da dove si estrae la voglia di studiare?!

 

Nutro un profondo senso di ammirazione nei confronti di chi sa ancora studiare perché io non ne sono più capace. Accidenti quante porcherie commestibili e quante sigarette ci vogliono per preparare un esame... non me lo ricordavo più!

 


Postato da: ilallallero alle 08:03 | permalink | commenti (40) |

lunedì, 06 febbraio 2006
Chiuse memorabili - 7a 

Approposito di Colletti Bianchi e Colletti Blu, il collega di turno conclude:

 

 

"...  io non potrei mai svolgere lavori manuali perché a me piace lavarmi le mani dopo essere stato in bagno e non prima, per poter fare pipì!"

 


Postato da: ilallallero alle 08:21 | permalink | commenti (48) |

giovedì, 02 febbraio 2006
La pecca 

Chi è senza peccato, scagli la prima pietra. Chi crede di stare in piedi, badi di non cadere.

 

 

Con grande fatica e un pizzico di imbarazzo sto per farvi una rivelazione che potrebbe seriamente danneggiare la mia immagine; ma è meglio che lo faccia io, direttamente, in prima persona, piuttosto che rischiare la diffusione della notizia da parte di qualche paparazzo assetato di fama e di soldi.

 

 

L’ultima sera in cui ho soggiornato in quel di Cayo Largo ho tradito ogni mio principio. Profondamente scandalizzata da me stessa per essere scesa ad un compromesso tanto basso, fiduciosa di non aver lasciato testimonianze tangibili, non ho trovato il coraggio di confessare subito. Oggi ho ricevuto per email una mia foto, scattata da un’amicizia nata sul posto, che mi  ritrae palesemente in tutto lo scandalo, senza lasciare spazio ad una seppur minima ombra di dubbio.

 

 

Chiedo venia da subito per questa debolezza che non avrebbe mai dovuto cogliermi, eppure è accaduto: capita, anche ai migliori! Credevo di essere infallibile da quel punto di vista: ebbene, non lo sono!

 

 

Scenderò nei dettagli. Ero carinamente vestita con un paio di pinocchietti di jeans chiari, con il risvolto a orlato da una fascia di perline nere che gli conferivano un’aria di disimpegnata eleganza; un corpetto nero stile ballerina del Moulin Rouge e un paio di sandali neri minimalisti a tacco alto.

 

 

Nel bel mezzo della serata i miei piedi iniziano a dare insistenti segni di insofferenza e mi domandano, per proseguire la serata danzante, di sistemarli in calzature più comode, per godere della possibilità di scatenarsi senza rischiare di ricevere le stimmate (come accade  spesso al termine di una notte brava).

 

 

Vado in camera, accompagnata dal fido Cric. Infilo le mie Nike Silver celesti e argento e noto come si addicessero in stile e colore ai pantaloni, che assumevano con loro, un aspetto casual chic: mmm... promosse!

 

 

Dovevo solo cambiare il bustino con un capo più sportivo, meno impegnativo,... più adatto. E’ stato allora che il fido Cric si è ribellato, ordinandomi di uscire immediatamente dalla mia stanza così com’ero.

 

 

Non potevo, non potevo assolutamente: al solo pensiero il cuore ha iniziato a pulsare all'impazzata. Gli ho risposto che dovevo cambiarmi e che sarei stata velocissima e lui ha ribattuto che non era una questione di tempo. Cric ha iniziato ad insultarmi in modo sempre più pesante, a darmi della pazza-esaurita-maniaca, cose che già so e che più di tanto non mi tangono. Poi, ha saputo bene quale tasto pigiare: la sfida. Mi ha sfidato a trovare il coraggio di uscire con quella mise, a vincere per una volta le mie convinzioni, a trasgredire le mie ferree regole del look, soprattutto in un luogo in cui nessuno avrebbe mai notato quella stonatura. E io … ho accolto la sfida!

 

 

Il mattino seguente mi sono ripromessa di dimenticare e ci ero quasi riuscita, fino a stamattina…

 

 

Chiedo umilmente perdono a tutti coloro che hanno creduto alla mia incrollabile integrità nel fare “pendant”.

 

 

Le Silver con quei pinocchietti ancora ancora; ma le Silver con il bustier no, proprio no, proprio non vanno d’accordo… anche se poi, in tutta sincerità, un certo gusto nel beffare me stessa l'ho provato!!!

 

 

E magari, se capita, faccio anche il bis! (... in un posto dove non mi conosce nessuno!)

 

 


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