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Non c'è un titolo perchè questo è un NON-post. Non è una forma di protesta nei confronti di splinder che mi ha chiuso fuori casa per diversi giorni ma una denuncia della mia condizione di lavoratrice indefessa. Di cose da dire ne avrei... è difficile che io rimanga senza parole, ma il tempo è tiranno e la fretta è nemica della precisione ...e ieri sono stata fuori tutto il giorno e stamattina ho un meeting che durerà fino a ora di pranzo... (sperando che almeno oggi riesca a mangiare per pranzo...)
Queste settimane che cominciano da martedì o da mercoledì, non sono un premio ma una punizione: servono solo a far concentrare lo stesso numero di beghe, impegni e impicci in un tempo ristretto. E poi perdo l'orientamento, che giorno è? che anno è? Io chi sono ...che faccio... perchè lo faccio... E soprattutto quanto stiamo andando su questa terra? Chi? Perchè???
Ricevo un sms a metà pomeriggio di un giorno feriale, che recita così:
“Carissimi, ultimi 3 posti per il Brasile, Periodo 25 aprile-2 maggio. Villa con piscina da 10 posti letto con servitù, a Fortaleza. 1 auto a noleggio ogni 4 persone. Volo di linea Tap. 1200 euro a persona. Siamo in 7, se diventiamo 10 il prezzo scende. Fatemi sapere in fretta! Ciao, Gianluca”
Il nome è abbastanza comune e mi richiama alla mente tante persone, molte delle quali non frequento e non sento da tempo. Il numero è assolutamente sconosciuto.
Qualcuno si è sbagliato, ma non è un banale errore di auguri, saluti, inviti, annunci di nascite… (già ricevuti in abbondanza), qui c’è in gioco un signor viaggio! Nell’errore hanno comunque beccato la persona giusta! Rimango incantata davanti al display del mio cellulare: rileggo il messaggio una, due, tre volte… e penso…
Non è per me, tuttavia… potrei sempre rispondere: rispondere per avvisare il mittente dell’errore o rispondere comunque ad una proposta di vacanza?
E se stavolta il destino mi sta mandando un segno?! E se questo Gianluca fosse l’uomo dei miei sogni?! Chissà chi è, com’è, dove vive, che fa… Allora magari lo chiamo, sfodero una delle mie gag migliori, gli comunico che non ci conosciamo ma che, se si accettano adesioni al buio, sono pronta a partire con il suo gruppo. Magari non sarà proprio Gianluca la mia mezza mela, magari è un suo amico… perché a me le cose semplici e lineari non accadono mai…
Pensa un giorno a chi ci chiederà “ma come vi siete conosciuti voi due?” “ah, senti, una storia che ha dell’incredibile: ho ricevuto un sms per errore… che diceva… e allora io ho chiamato … e poi…”
Si, si, sono quasi decisa: il cervello sta inviando l’impulso al pollice destro a premere sul tasto “usa numero” quando all’improvviso, sulla testa si accende la fatidica lampadina, una Osram da 100 e fa una luce quasi accecante che mi impedisce di vedere la tastiera del telefono. Nel fascio luminoso iniziano a scorrere i volti di tutti i portatori a rischio del nome Gianluca: Gianluca P., Gianluca B., Gianluca De A., Gianluca non mi ricordo il cognome… in ordine di grandezza del pericolo di incappare in uno di loro. Alt! Perché è vero che io conservo registrati nella rubrica del cellulare anche i numeri degli scocciatori così so che non devo rispondere, ma dopo qualche anno, per legge, cadono in prescrizione. Dare una resettata è d’obbligo per far posto alle new entri nella classifica degli indesiderati. Non è detto, però, che loro facciano altrettanto… Soprattutto se hanno capito il mio gioco: magari pensano che a distanza di tempo, io mi lasci cogliere in fallo o dalla nostalgia… In realtà questo ragionamento implicherebbe un livello di intelligenza che questi Gianluca non hanno dimostrato di possedere, ma il rischio che si riattivi un processo quotidiano di frantumazione di scatole è troppo elevato.
Poichè più che lanciarmi segni, il destino, approfittando del mio spiccato senso dell’umorismo, solitamente mi gioca scherzetti di un certo livello… faccio tesoro dell’esperienza, cancello l’sms e mi rimetto a lavorare! …ché ho già viaggiato abbastanza di fantasia!
Nell'uovo di Pasqua che mai ci sarà,
c'è forse nascosta la felicità?
Apritelo piano se no, la per là,
la dolce sorpresa scappare potrà.
Buona resurrezione a tutti!
Tutto cominciò con la visita inattesa dell’inquilino che abita nell’appartamento corrispondente al mio, al piano di sotto. Vive lì da 4 anni ormai, mi ha detto, ma io non l’avevo mai visto. O forse sì e l’avrò pure salutato incrociandolo, ma non è certo uno che si lascia ricordare facilmente per prestanza o simpatia. Mi sorprende mentre rientro a casa, con la chiave infilata nella toppa e mi rivela, con fare ossessivo, che stava venendo ad avvisarmi che il mio balcone perde acqua sul suo. Non gli piove in casa: c’è un gocciolamento lento ma costante da balcone a balcone, all’altezza della ringhiera. Sorpresa da questa dichiarazione, mi affretto a rientrare per controllare e lui mi domanda se può aspettare sulla porta. Noto con la coda dell’occhio il coltello del pane a portata di mano sul tavolo della cucina, quindi annuisco. Alla mia verifica il pavimento del balcone risulta asciutto. Non contento dell’opinione di una donna, vuole verificare lui stesso. Lo faccio entrare: controlliamo il pavimento, il lavello e la lavatrice nella veranda: tutto asciutto dappertutto. Il tizio se ne va perplesso e profondamente deluso.
Due giorni dopo, rientrando a casa, trovo un biglietto manoscritto attaccato alla porta: era la signora del piano terra che mi avvisava che il mio balcone perdeva acqua dal sabato precedente. Tra me e lei ci sono 5 piani di differenza, come diavolo fa a sapere che la goccia scende proprio da casa mia?! Mi armo di santa pazienza per andare da lei, ancor più perché l’ascensore è rotto e io vado di fretta, come al solito. Mi accompagna fuori al suo cortile mostrandomi come, in un portavasi, si vedano cadere delle gocce. Mi indica la parabola della goccia al contrario, cercando di dimostrare che il punto di origine è il mio balcone. Con tutta la buona volontà di cui sono capace, sottolineo che, poiché stava piovendo, mi era molto difficile distinguere le gocce incriminate da quelle piovane e che, comunque, il mio balcone era già stato controllato da me e dall’inquilino del piano di sotto e che probabilmente per individuare con esattezza la fonte bisognava aspettare una giornata serena.
Finalmente una mattina, all’ora dei lupi, pronta per andare al lavoro, approfitto di un pallido sole per uscire sul balcone e vedere chiaro in questa faccenda. Mi affaccio, convinta di essere sola e cerco di individuare la traiettoria della goccia indefessa. Non faccio in tempo a sporgere la testa che subito vengo interpellata dalla signora del piano di sopra (l’emblema della ficcanaso), a cui si unisce la signora del piano terra che annaffiava le sue piantine in camicia da notte e vestaglia, poi l’inquilino del piano di sotto e poi un altro intermedio, tutti in pigiama con l’aria di chi non sa come impegnare il proprio tempo … ognuno a dire la sua a gran voce: sembrava uno spaccato del quartiere latino di Napoli.
Il diretto interessato, con l’intenzione di farmi spaventare, inizia a farneticare sull’imminente rischio di crollo del mio balcone, perché l’acqua si insinua e logora … Io mi limito a fargli notare che tra noi due, quello che deve temere di più questo genere di evento è lui; pertanto lo invito prontamente a non uscire più sul suo di balcone! Decido che è ora di convocare un esperto per risolvere il problema reale: evitare di ricevere visite da tutti i condomini e magari, essere anche costretta a ricambiarle.
Dal sopralluogo del rabdomante dotato di bastoncino di legno a Y, emerge il colpevole: il tubo dell’acqua calda che va dalla cucina al bagno, percorrendo un tratto di una decina di metri. Bisogna sostituirlo! Fortuna che mi ero prontamente messa a sedere…
Casa mia somiglia ad una fetta di gruviera svizzero: ho una nicchia votiva sul muro della cucina;
Ma alla scenografia che, a tratti, ricorda quella dei film di avventura, si aggiungono ricercatissimi giochi di luce ed altrettanto sorprendenti effetti sonori: se c’è la luce accesa in salotto, in bagno si può godere di una illuminazione soffusa molto suggestiva e come si sente bene la televisione dalla tazza del cesso!
Apro alle visite, da oggi stesso: biglietto di ingresso a quote popolari che sarà devoluto interamente alla piccola impresa che è stata capace di realizzare, in neanche due giorni, tutte queste attrazioni. Garantisco colate di cemento fresco su cui lasciare impronte come a Hollywood.
Da non perdere, amici! Accorrete numerosi!
(Se vi si è sottoposta mia soré Illogica, deve senz’altro trattarsi di un test intelligente!)
Certe sere arrivo a casa talmente stanca che non sono più in grado di articolare suoni in associazione a significati e non parlerei neanche sotto tortura. Ho cercato più volte di spiegarlo a mia madre, ma lei preferisce fare orecchie da mercante e si sforza di attirare la mia attenzione con chiacchiere da negozio di parrucchiere, credendo forse che un tema poco impegnato possa fare la differenza.
Sono quelli i momenti in cui, non potendo godere del tanto agognato silenzio, volente io e nolente lei, il nostro divano si trasforma nella panchina di Ale e Franz…
Ieri sera, citando una donna di spettacolo che se la fa con un calciatore (interessantissimo!), inizia a fare una carrellata su tutte le coppie formate per metà da calciatori, quasi come in un esperimento di libere associazioni freudiane: sembrava letteralmente riposseduta dal capo-redattore di una rivista scandalistica. Finché arresta il suo monologo per domandare:
“ Ma perché queste donne finiscono tutte con calciatori?! Per i soldi???”
“No mamma, come ti viene in mente! E’ sicuramente per il fascino irresistibile dell’uomo di cultura e per le impareggiabili capacità dialettiche!
Chissà se il caffè ha un suo linguaggio, come quello dei fiori: ditelo con un caffè!
Chissà se il caffè ristretto, quello corretto, quello d’orzo, quello al vetro hanno un loro significato recondito: dimmi che caffè prendi e ti dirò chi sei! Mi voglio documentare per capire, per sciogliere un dubbio che mi attanaglia, o forse è più una perplessità… o comunque una roba del genere.
Vorrei scoprire se c’è qualche legame storico, culturale, sociologico, antropologico, apotropaico, magico-cabalistico tra il sesso di un individuo e il caffè che preferisce. Quello che mi accade da un paio d’anni non può essere meramente ricondotto al caso; no, non mi accontento di questa spiegazione spicciola. Il caso viene sempre tirato in ballo quando non ci si vuole sforzare di andare a fondo ad una questione. “E’ stato un caso!” e la si fa morire lì, così.
Ma stavolta no: i numeri che ho in mano fanno statistica e qualcuno mi ha insegnato che la matematica non è un’opinione. Questa cosa non l’ho mai dimenticata, anche se non ho ancora imparato a fare i conti.
Or bene, veniamo al dunque: sono due anni, più o meno, che viaggio con un collega ogni mattina per andare al lavoro e mi capita di prendere il caffè con lui, ogni giorno, anche più volte al giorno, in bar diversi, con baristi sia di sesso maschile sia femminile. E’ lui che ordina, sempre con la stessa formula: “due caffè, di cui uno macchiato, per favore”. Quello macchiato è per sé, ma viene puntualmente servito a me. Anche quando il barista di turno chiede per chi è quello macchiato, pone una sorta di domanda retorica mentre, prima ancora di ricevere risposta, avvicina la tazzina con il caffè macchiato a me. Non si scappa, non ci piove: il caffè macchiato viene associato alla donna.
I più faciloni, avranno già iniziato a criticare, pensando che io non abbia proprio nulla di meglio a cui pensare: sappiate che le scoperte importanti, le grandi innovazioni, sono nate tutte da piccole curiosità, spesso apparentemente insignificanti. Io mi rivolgo ai curiosi come me, in particolare ai più volenterosi tra questi curiosi, affinché la ricerca vada avanti, affinché ci impegniamo per favorire uno studio empirico a carattere nazionale: ho bisogno del vostro aiuto per ampliare il campione della popolazione, aumentare la raccolta di dati quantitativi e qualitativi, raccogliere informazioni di ogni genere per questo studio empirico, affinché possiamo finalmente trovare la risposta a questo perché.