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Avrei un sacco di cose da raccontare in questo assurdo periodo di affanni lavorativi, impegni straordinari e serate di svago che si trasformano in martiri. Se solo avessi il tempo di farlo…
Oggi no, per esempio … ma prima o poi…
(Ringrazio Illogica, per questo nuovo e imperdibile svuota-testa! Ne avevo proprio bisogno!)
Se fossi un animale? sarei un mostro mitologico: mezzo segugio e mezza pantera nera
Se fossi un gelato? sarei un gelato al cioccolato, dolce e un po’ salato
Se fossi un libro? sarei “L’arte della persuasione”
Se fossi un'auto? sarei una Aston Martin modello James Bond
Se fossi una moto? sarei un’aquascooter con cui cavalcare la cresta dell’onda
Se fossi una posizione del kamasutra? sarei... eh, vai a sapere come si chiama!
Se fossi un giorno della settimana? sarei il sabato
Se fossi un mese? sarei agosto, il mio mese
Se fossi un santo? sarei Santa Rita da Cascia, la santa di tutti!
Se fossi una stagione? sarei l’estate e durerei per almeno 6 mesi all’anno!
Se fossi un fiore? sarei un girasole
Se fossi un colore? sarei un rosso deciso e inequivocabile
Se fossi un odore? sarei leggero e persistente come il borotalco
Se fossi un vizio? sarei la vanità (o già lo sono?!)
Se fossi una pietra preziosa? sarei un diamante multi sfaccettato, e duro, tremendamente duro!
Se fossi un'emozione? sarei un’emozione forte, nel bene e nel male
Se fossi una canzone? Sarei “Bella senz’anima”
Se fossi un indumento? sarei un abito da sera, da gran gala
Se fossi un tessuto? sarei un pomposo e cangiante taffetà
Se fossi un film? sarei “Profumo di donna”
Se fossi un mestiere? sarei un artigiano, ho una buona manualità
Se fossi un'idea? sarei un’idea irrealizzabile
Se fossi una parolaccia? Troia! (senza riferimenti personali!)
Se fossi un trofeo? Sarei una classica medaglia d’oro
Se fossi un piatto di pasta? sarei un piatto di spaghetti con sugo fresco di pomodorini e basilico
Se fossi un dolore? sarei una spina nel fianco, di quelli leggeri e persistenti che ti fanno impazzire
Se fossi uno strumento musicale? sarei un pianoforte a coda
Se fossi uno sport? sarei il nuoto sincronizzato, perché mi è sempre piaciuto ma non ho mai avuto modo di praticarlo
Se fossi un elemento naturale? sarei l’acqua
Se fossi un personaggio storico? sarei Cleopatra
Se fossi una grande invenzione dell'umanità? sarei il telefono, la tua voce… la mia croce!
Se fossi un blogger? sarei ilallallero, vita da strega (banale? ma reale!)
Se fossi un personaggio tv? sarei una soubrette completa… come… non ce n’è!
Chi è che non ha mai cercato “la” soluzione ai propri problemi, più o meno gravi o numerosi poco importa: la chiave di volta, il grimaldello, il passe-par-tout che consentisse in un colpo solo di sistemare diverse seccature, di risolvere più questioni amalgamate tra loro, di trovare la risposta a dilemmi intrecciati, o anche solo di allontanare per un po’ di tempo alcuni rognosi grattacapi…
E allora ci si danna alla ricerca della risposta giusta, si domanda, si indaga, ci si documenta…
Il più delle volte la risoluzione la trovi da te, un bel giorno, per caso, quando meno te l’aspetti; perché metti insieme tanti minuscoli tasselli, nozioni apparentemente inutili e sconnesse tra loro, ascoltate e incamerate nel corso della vita, attraverso esperienze diversissime… eppure, ti conducono alla medesima conclusione! Il mosaico, all’improvviso, si compone.
Per quanto mi riguarda, per esempio, sembrerebbe che ci sia una condizione dell’essere donna che sistemerebbe un sacco di faccende, prima tra tutte, il decennale e drammatico problema dell’emicrania. Me l’hanno detto i medici che mi hanno visitata, me lo hanno confermato le donne che ne hanno sofferto: con la prima gravidanza, l’emicrania scompare e non torna più. Magari fosse!
Rincorrendo questa chimera la mia mente si è preparata a partire per uno dei suoi viaggi, riempiendo la valigia con vecchie informazioni stipate nel magazzino a lungo termine.
Partiamo con l’eliminazione della condizione “in quei giorni” dal conteggio mensile, che è un guadagno di benefici non trascurabile, pare che la gravidanza riduca notevolmente e in modo definitivo la presenza dei peli superflui, garantendo l’eliminazione della voce “ceretta” dalle spese ordinarie. Un bel risparmio!
La gravidanza innalza vertiginosamente la temperatura corporea e tutte le donne incinte sentono caldo, in qualunque stagione. Un sogno! Certo, gli ormoni in subbuglio, incidono negativamente sul proprio autocontrollo, ma non si è mai visto nessuno prendersela con una donna incinta per una sua uscita poco diplomatica/educata. Anzi, viene trattata da chiunque e comunque con il massimo di premure e rispetto. Ho sempre pensato che, semmai un giorno smetterò di fumare, sarà quando aspetterò un bambino: per lui e …perché, probabilmente, con le nausee mi passerà la voglia, come è successo a mia madre. E oltre a me e al bambino in arrivo, ne trarrà beneficio ancora una volta il conto in banca.
Nel novero dei rapporti stretti con medici specialisti, c’è anche la ginecologa: un bel certificato falso di gravidanza a rischio e mi prendo un anno sabbatico dalle fatiche lavorative. Un anno di ferie… solo a pensarci mi vengono le vertigini!
Quindi, volendo sintetizzare per punti, se resto incinta:
- metto la parola fine alla mia relazione con l’emicrania
- elimino per un bel po’ pensieri e fastidi legati alla schiavitù mensile ciclicia femminili
- pratico l’epilazione definitva indolore e gratuita
- cesso di lamentare il freddo anche quando la temperatura scende sotto i 20°
- smetto di fumare
- godo di un piano ferie annuale
- posso permettermi sbalzi umorali e dire in faccia a chiunque quello che penso, senza filtri.
Può bastare, il viaggio è terminato. Prenoto la fermata a richiesta, sono giunta a destinazione.
Siamo già a due. Due persone amiche, verso le quali nutro profonda stima e fiducia, dicono di aver trovato l’uomo per me. E ce l’avrei anche a pochi passi da casa. Non mi resta che incontrarlo per verificare se il mio giudizio si sposa con il loro. E’ da mesi che mi cullo nel dubbio “lo faccio o non lo faccio”.. Perché?!
Non perché io tema di rimanere delusa nelle aspettative: ho la certezza che chi mi conosce non ha ancora veramente capito cosa sto cercando, quindi ho smesso di costruire aspettative sulle chiacchiere altrui.
Non perché io eviti di proposito di affrontare la realtà, preferendo cullarmi nel dubbio.
La motivazione è ben altra: non è banale, né contorta, ma seria e pratica.
Non mi piacciono gli appuntamenti combinati, o meglio, devono essere combinati bene in modo che sembrino quasi casuali. Con i miei due ganci non è possibile perché hanno una famiglia e abitudini diverse dalle mie. La soluzione possibile sarebbe una cena a casa loro: ma non è una situazione che mi aggrada. Che ci facciamo io e mr x nella stessa sera a casa loro? Ci dovrebbe essere anche altra gente, per dissimulare lo scopo reale, per non farlo apparire come uno dei peggio riusciti esperimenti alla Marta Flavi. Ma non posso costringerli ad organizzare una festa secondo le mie direttive. La causa è nobile senz’altro, ma magari non secondo il loro punto di vista.
La strada da percorrere è un’altra: meno rischi, alcun complice da coinvolgere… Me la vedo da sola.
Il percorso alternativo mi si è palesato davanti agli occhi da subito: un sentiero apparentemente facile, in realtà irto di ostacoli, ad elevato rischio di inciampi e scivolate.
Per incontrarlo, quindi vederlo e sentirlo parlare, è sufficiente prendere un regolare appuntamento presso il suo studio medico nella clinica in cui lavora. Ma: lui è un chirurgo estetico. Quindi: con quale scusa mi faccio visitare?!
All’inizio ho pensato che una valesse l’altra… ma poi, ho riflettuto sull’obiettivo: vero che è lui a dover far colpo su di me, ma è altrettanto vero che se io do di me una impressione sbagliata, la ricottina preparata con tanto amore si rovescia a terra.
Dottore, vorrei rifarmi il naso. E’ notorio che io non abbia un naso alla francese, ma mi è sempre piaciuto e da carattere al mio viso: con un nasino perfettino perderei tutto il mio fascino, ne sono convinta. E vado a fare la figura di quella che, alla sua età, ancora non accetta l’immagine del suo viso? Non è sostenibile, non ci crederebbe, il mio atteggiamento e il mio comportamento mi smaschererebbero all’istante.
Dottore, vorrei fare la liposuzione. Dopo avermi gettato addosso lo sguardo di pietà che si riserva agli psicotici gravi, mi manderebbe a prendere dagli infermieri della neuro, mi farebbe rinchiudere a doppia mandata e butterebbe la chiave.
Dottore, vorrei rifarmi le tette. Già il pensiero mi fa gelare e mi rende preda di un possibile svenimento. Primo appuntamento con tette all’aria, mentre prendo visione dei campioni delle protesi e rischio di svenire mentre mi descrive l’intervento… E se mi chiedesse il perché? Devo fare un calendario? Devo andare al provino per le veline? E se mi chiedesse come le voglio, a mela, a pera, …? Mi rifiuto!
No… non c’è nessuna richiesta che non comprometta la percezione del mio equilibrio psichico. O meglio, non c’era fino a ieri, fino a quando un problema reale l’ho scoperto, allo specchio. Mi guardo ogni mattina e mi controllo di sfuggita diverse volte al giorno non appena incrocio una superficie riflettente. Ieri mi osservavo, è diverso. Nel mentre, mi sono regalata un sorriso e ho scoperto sottilissimi solchi scavati ad arte da un mini-aratro di precisione, intorno agli occhi, quei segni che si formano esattamente quando sorridi e io non faccio altro che sorridere, sempre, a tutti. Nessuno si azzardi a sottovalutare il problema definendo i miei segni “rughe di espressione”, perché quello vale da ragazzine. Quando, come me, hai 30 anni, e ce li hai da 3 anni, quei segni si chiamano “rughe” e basta.
Dottore, vorrei farmi praticare una blefaroplastica inferiore. La padronanza di linguaggio lo impressionerà positivamente, di sicuro.
Che faccio, chiamo?!
Non c’è cosa più bella del letto quando sei stanco. Non c’è niente di più bello che dormire quando hai sonno.
E ci sono periodi in cui staresti solo a letto, a dormire. Come in questi giorni. Chi dorme non piglia pesci, disse qualcuno. Secondo me, chi dorme bene piglia tutto! Bene, però; è fondamentale! Non c’è niente di più fastidioso che dormire senza riposare. Lo so che sto facendo il trattato dell’ovvio, come è ovvio che, se ne parlo, è perché questa situazione mi rende personalmente sofferente e di conseguenza insofferente al resto del mondo.
Non è gradevole vagare su questa terra con la sensazione di essere in overdose da sostanze oppiacee; non è professionale il mio sguardo da lobotomizzata che timidamente fa capolino dalle palpebre a mezz’asta; non è femminile la deambulazione strascinata a ginocchia flesse; non mi dona il cerchio alla testa che si è solidificato a mo’ di aureola, anche perché dovrei rivedere completamente il look; non sono abituata a interagire al dialogo in differita; non è educato addormentarsi in automobile mentre si è trasportati da un collega socievole nel tragitto casa-azienda e azienda-casa…
Pensare che la cura migliore per la tua stanchezza sia aumentare le ore di sonno e invece poi, quando suona la sveglia, scoprire che dormiresti ancora, e ancora, e ancora… è disarmante!
Più dormi e più hai sonno. Perché come l’appetito vien mangiando, anche il sonno vien dormendo.
Ho sentito parlare della cura del sonno, quella che si fa in cliniche specializzate: ti addormentano e ti lasciano tra le braccia di Morfeo per una settimana …ecco, io ci andrei, subito. Ma se poi prendo il vizio?
E’ tempo di diete, di fitness forzato, di tentativi estremi di raggiungere lo standard di forma agognato per l’arrivo della bella stagione. Gli indumenti si alleggeriscono fino a scomparire sulle spiagge e, in tempi moderni, le fisique du rol non è più una fissa solo femminile.
Anche i colleghi maschi iniziano le diete, l’attività sportiva e rincorrono l’obiettivo peso-forma con ogni mezzo. Non tutti, chiaramente. Desistono gli uomini di stampo antico, quelli secondo cui solo le donne devono essere belle, perché gli uomini si fanno forti di altre qualità.
E così, io che conosco i miei polli, mi diverto enormemente a favorire i confronti tra mentalità distanti anni luce. Tanto ho fatto alla macchinetta del caffè, stamattina: mi sono complimentata con un collega, gran bell’uomo, che era diventato una porchetta e che ora è tornato in discreta forma, in presenza di un altro collega che, invece, ha mantenuto invariate le rotondità acquisite nei mesi invernali, da sembrare un torello.
A quel punto “ex-porchetta”, tutto ringalluzzito, ha iniziato a raccontare la sua storia, come fosse ad una riunione dell’ Anonima Mangioni: “dapprima mi sono messo a dieta, ma non bastava. Allora ho iniziato a muovermi. E’ tutta una questione di attività: vado in piscina due volte alla settimana, qui vicino, durante la pausa pranzo. E poi la sera vado a correre, per un’ora, un’ora e mezza. Ora sono entrato in un loop, non ne posso più fare a meno: devo correre tutte le sere, tutte le sere e ogni sera di più perchè…perché se non corro… mi sento male!!!”
E “torello”, prontamente, interviene: “... io mi sento male solo a pensarci!”
Dopo aver beneficiato del contributo immediato e impareggiabile della fida Pupina, collaboratrice infaticabile, che non ha perso tempo a raccogliere indizi e informazioni utili alla ricerca, mi sono corciata le maniche per far in modo che questo studio empirico facesse progressi.
Ebbene: i dati quantitativi annullano qualsiasi valenza qualitativa delle risposte, la soggettività intuitiva o percettiva del barman in questione non riporta alcuna significatività. Se un uomo e una donna ordinano due caffè di cui uno macchiato, senza specificare, il caffè macchiato viene servito alla donna semplicemente per una questione di numeri: perché 9 donne su 10 bevono il caffè macchiato. Pura statistica dell’esperienza!
Tutto qui. Sono profondamente delusa dall’assenza di significati reconditi e messaggi subliminali legati ad un ipotetico “linguaggio” del caffè… ma… d’altra parte è così. Mi devo piegare ai risultati: non tutte le ricerche confermano l’ipotesi di partenza.
Dichiaro chiuso il caso… a meno che nuovi sviluppi inattesi non minaccino la solidità di questa importantissima teoria del vivere nel XXI secolo.
Se vanto un certa capacità di presentire il pericolo, se accenno ad una modesta abilità divinatoria, non c’è da stupirsi: so’ strega!
Crollano tutte le teorie legate all’sms mangia soldi o a qualunque altro tipo di diavoleria tecnologica… nonché, ovviamente, le ipotesi del mero errore ad opera di un perfetto sconosciuto e ancor più del fantomatico uomo dei mie sogni che il destino mi presenterebbe in modo decisamente originale.
Per pura casualità, conversando amabilmente di viaggi con un’amica, gioco il jolly dell’sms ricevuto per scatenare nuove esilaranti gag. Lei mi svela di aver ricevuto lo stesso messaggio e mi svela anche l’autore, poiché lo conservava ancora registrato in rubrica. Trattasi di uno dei possibili indiziati, non il Gianluca più pernicioso ma neanche il meno pernicioso. Un individuo conosciuto anni fa durante una vacanza a Santo Domingo, che mi ha rallentato il metabolismo basale con la sua estenuante tattica di seduzione; conoscenza che mi sono guardata bene dal coltivare una volta rientrata in Italia … diciamo pure che ho elegantemente lisciato ogni occasione di contatto, anche solo vocale … Se tutto il gruppo vacanze è stato creato riesumando i partecipanti dalla sezione naftalina della rubrica, o tirando a caso, o peggio scorrendola tutta e provandoci con chiunque… immagino l’affiatamento della comitiva!
I 5 sensi hanno un forte ascendente su di me: spesso non vado oltre la percezione se ciò che ho percepito non mi è piaciuto. A volte è comodo: è un notevole risparmio di energie cognitive. Altre volte è limitativo, credo: il non superamento della barriera sensoriale mi impedisce di scoprire se al di là del percepito c'è comunque qualcosa di interessante che va perso...
Io sono l'economizzatrice di risorse cognitive per eccellenza. La mia proverbiale razionalità, per mettersi in moto, ha bisogno dell'autorizzazione dei sensi. Sarà perché i miei sensi sono tutti molto sviluppati?!
Ci sento benissimo, quasi al pari della donna bionica senza neanche dover girare i capelli dietro l'orecchio e spesso sento anche quello che non dovrei o non vorrei ascoltare. Ricordo che da bambina, chiunque parlasse di me, diceva che avevo le orecchie "pizzute". Ho un buon orecchio musicale. Non sopporto i rumori e preferisco i volumi bassi. Non riesco ad espormi per periodi prolungati a voci umane che mi suonano fastidiose per tono, timbro o inflessione.
Il tatto è importantissimo per me: tocco tutto! Non riesco a tenere le mani a posto, come i bambini. Devo sentire i materiali, i tessuti, la grammatura e la lavorazione della carta, la grana della sabbia, l'acqua, il pelo degli animali, la pelle umana... Mi piace toccare, ancora di più quando riesco a farlo di nascosto o fingendo che sia inavvertitamente...
Ho già parlato del mio odorato sopraffino. Avere un buon olfatto aiuta l'auto-conservazione: sentire la puzza di bruciato in tempo ti salva la vita. Ma spesso mi costringe a selezionare in modo restrittivo, perché certi odori mi prendono lo stomaco e se non voglio star male mi devo allontanare. Al di là di certi profumi di dubbio gusto, usati in dosi massicce al pari di armi chimiche, sono gli odori naturali di certe persone, di certi ambienti, chiusi ma anche all'aperto, che mi attraggono o mi respingono.
Che dire del gusto... che sono sufficientemente schizzinosa, ma non so se dipenda dalle mie papille gustative: di certo non ho la tendenza a portare alla bocca con la stessa facilità con cui allungo una mano. Non so dire se il mio gusto è curioso o restio, perché è un senso subordinato. Come gli altri, del resto.
I miei sensi hanno un capo, il Senso Dominante, quello che comanda, che decide "questo si" e "quello no", per tutto, su tutto e con tutto. Gli altri sensi possono darsi da fare solo dietro autorizzazione inequivocabile della vista. Una vista ipersviluppata, anche lei: 11 decimi all'occhio sinistro e 10,50 a quello destro.
Se l'occhio non gradisce, non ce n'è per nessuno. Se l'occhio dice sì, allora olfatto, tatto, udito e gusto, possono tuffarsi nella conoscenza con i propri metodi e criteri, e dire la loro. L'esempio più eclatante è il cibo: se l'occhio non ne gradisce l'aspetto, il naso non si avvicinerà mai per appurarne la fragranza e la bocca non saprà mai che gusto ha.
Tutti i sensi nutrono rispetto e devozione nei confronti della vista, si sottomettono alle sue decisioni, sempre e comunque. Nei rari casi in cui un senso ha provato a dimostrare disaccordo, a sollevare un dubbio, a creare le condizioni per innescare un nuovo processo di valutazione, gli altri sensi gli hanno dato contro, sostenendo il volere della vista. A meno che la vista non abbia un'opinione molto definita, e allora, forse, può anche rimettersi alla decisione degli altri sensi. Ma sono vicende che si contano sulla punta delle dita... di una sola mano.
A volte capita che si possa iniziare un percorso di conoscenza al buio, dove puoi usare tutti i sensi tranne la vista: e allora è davvero una festa! I 4 sensi subordinati si scatenano, si divertono, esultano di gioia. Purtroppo però, tutte le feste, prima o poi, finiscono. E spesso, quando la vista dice la sua, finiscono in tragedia. Gli altri sensi lo sanno che non devono caricarla di aspettative, perché è molto severa: loro fanno fatica a trattenere l'entusiasmo quando sono stati piacevolmente colpiti, ma ci provano, fanno squadra e cercano di rimanere calmi. Poi, inesorabilmente, arriva il momento della verità, si accende la luce: uno contro tutti, la vista vince sempre. Sempre.
Non mi è mai piaciuto precorrere i tempi, in nessun campo: a volte accade, ma per puro caso, non certo per scelta. Sono una ferma sostenitrice che ci sia un tempo per ogni cosa…
Per esempio, non condivido la scelta di chi, dopo un inverno lungo e rigido che non accenna il minimo sintomo di mitezza, decide di uscire a mezze maniche al primo raggio di sole. Forse perché sono anche freddolosa, ma…il primo sole non è sinonimo di calore, è soltanto luce.
Ho ricevuto il primo invito a calcare le spiagge locali alla fine di marzo, con l’sms di un amico che –parole sue- mi faceva una proposta che non avrei mai potuto rifiutare. Per carità, io sono un’amante fedelissima del mare, purché ci sia anche la temperatura giusta per stare al mare.
E non ho “l’ansia” da abbronzatura precoce, forse per quel colorito “sporco” che comunica quell’effetto prima tintarella in ogni stagione … Tuttavia, ieri ho ceduto al ricatto di un’amica: sarà perché erano le 11 e avevo appena aperto gli occhi, sarà perché non avevo ancora aperto le finestre, sarà perché non avevo altri programmi… fatto sta che quando al telefono mi ha detto che, con una giornata di sole del genere, restare in città costituiva quasi un reato, che non riusciva a pensare di sprecare una simile giornata in casa, l’ho assecondata e tempo un’ora la sono andata a prendere. Già uscendo di casa mi ero accorta che, nonostante il sole, la temperatura non fosse proprio adatta alla balneazione; ma la parola data è sacra, più di un contratto firmato in calce.
L’arietta in spiaggia era traditrice e confesso di non aver avuto il coraggio di stare in costume: ho sollevato la tuta all’altezza delle ginocchia e ho tenuto addosso una canotta. Lei si che è stata temeraria: ha sfoggiato il primo bikini della stagione perché …era troppo bianca! Cosa non siamo disposte a fare noi donne! Nasciamo proprio votate al sacrificio: la ammiro, sul serio! Acquattate al riparo dalle raffiche, abbiamo resistito senza troppi battiti di denti. E’ stata la passeggiata in riva verso le 15 la vera traditrice. A volte, respirare iodio può essere fatale! Quando ho visto le sue braccia con una pelle d’oca alta
Stamattina ho due albicocche al posto delle tonsille (e non è ancora stagione di albicocche, saranno pure acerbe!) e, fatte le debite proporzioni, chissà se lei è riuscita ad alzarsi dal letto…
Se stasera non la vedo in palestra, inizio a preoccuparmi.
In questi giorni non mi si può stare accanto. Io stessa fatico a starmi accanto. Faccio scintille! Non parlo per metafore. Il problema è reale e fisico; elettrostatico, se vogliamo essere più precisi.
C'è qualcosa che non va nel mio voltaggio. Sono un filo elettrico scoperto su cui cade continuamente acqua.
Continuo a prendere o dare la "scossa" attraverso il contatto fisico con qualsiasi essere animato o inanimato. Capita, certo! Stavolta, però, sono un po’ spaventata dalla frequenza con cui accade e dall' intensità della scarica.
Ogni giorno, da più di una settimana, il mio primo contatto con il resto del mondo si traduce in una scarica elettrica:
-scendo dal letto al risveglio, faccio per toccare terra con i piedi e ...scossa!
-preparo la macchinetta del caffè, vado ad aprire il rubinetto del lavello e... scossa!
- scarico il WC... scossa!
- apro la porta di casa, la porta dell'ascensore, la portiera della macchina, il portone d'ingresso dell'ufficio e... scossa! scossa! scossa!
-stringo la mano a qualcuno, passo un oggetto a qualcuno, lo tocco inavvertitamente... scossa!
Mi sento uno dei cani di Pavlov negli esperimenti sul condizionamento operante (in quello classico ricevevano troppe poche scariche!)
Il problema è che mi do la scossa anche da sola. Non mi posso toccare. Non mi ero mai accorta di quante volte tocchiamo e ci tocchiamo in una giornata...
Se mi sfioro i capelli? Immaginate l'effetto di fili di 40cm di lunghezza che si dispongono in orizzontale…
Eppure non indosso capi in fibre sintetiche. Asciugo i capelli con il phon ad emissione di ioni negativi…
Sono giorni che elargisco l'elettroshock a chiunque, ignaro, cerchi la vicinanza e il contatto con questa centrale elettrica che abita in me. Per la verità sono giorni in cui soprattutto mi auto-somministro l'elettroshock, mettendo a dura prova i miei recettori del dolore.
Non è una questione di nervosismo o irascibilità... per lo meno non ancora, ma andando avanti di
così lo diventerà... Mi sforzo di cercare il positivo anche in questa vicenda: dai e dai, a furia di shock, magari, torno normale!