ilallallero

Vita da Strega

Eccomi

Strega per gioco e per passione, amo la vita perché riserva sempre sorprese speciali.



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venerdì, 30 giugno 2006
Indizi di contrarietà 

Quando il suono della sveglia non mi crea il minimo turbamento, mi alzo dal letto riposata e mi preparo senza la solita frenesia pur riuscendo ad essere perfettamente in orario, mi fa pensare…

Quando poi esco e non c’è il solito automezzo momentaneamente fermo davanti al mio passo carraio e posso uscire con la macchina senza iniziare la giornata con una caccia al tesoro e conseguente discussione con il tesoro, una volta trovato, mi fa pensare…

Quando ancora il traffico scorre in modo incredibilmente fluido, al punto che non devo mai reinserire la prima e i semafori, come per magia, si fanno tutti verdi al mio passaggio, continuo a pensare…

Quando, per giunta, trovo libero il mio parcheggio preferito, quasi mi stesse aspettando, i pensieri si moltiplicano e si accavallano…

Se anche la giornata di lavoro va liscia senza il minimo imprevisto, e nessuna contrarietà mi fa salire il sangue agli occhi, beh, inizio a preoccuparmi…

Ecco infatti che, quando vado a riprendere la macchina, domandandomi da lontano cosa siano quei frammenti colorati sull’asfalto che stamattina non c’erano, scopro che hanno tenuto un corso principianti di esercitazione alle manovre e me ne torno a casa con un fanale rotto e il paraurti scartavetrato.


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mercoledì, 28 giugno 2006
La bolla d’Africa 

Pare sia questo il nome che i meteorologi hanno dato alla cupola di alta pressione nord-africana che ha invaso l’Italia negli ultimi giorni. I più soffrono, io invece gioisco me come una Pasqua! Nel continente nero, paraponzi ponzi po! E’ un inverno che ti aspetto, cara ondata di caldo a matrice africana! E vai con l’hully gully!

Sarà che sono brevettata per resistere fino ai 50° Celsius, io sto divinamente bene e me la godo finchè dura. Poco, dicono: chè  mio malgrado, la bolla calda proveniente dal Sahara è destinata a scoppiare. C’è solo una cosa che mi preoccupa: che succede quando scoppia la bolla d’Africa? Forse piove terra del deserto... spero solo che non piovano cammelli! 

 


Postato da: ilallallero alle 10:31 | permalink | commenti (53) |

lunedì, 26 giugno 2006
Lei è peggio di me. 

Io sono esaurita. L’ho dichiarato. Ma che me lo faccia notare Lei, amica di una vita, esaurita per definizione e senza redenzione da un paio d’anni a questa parte, mi sembra eccessivo e anche poco rispettoso. Certo, il fatto che Lei, in quelle condizioni, si accorga del mio esaurimento, è un indice oggettivo del mio stato di esaurimento… Ma c’è poco da puntare il dito: nessuno le vuole togliere il primato con tanto di marchio a denominazione controllata..

Certo che messe insieme sembriamo i vecchietti del Muppet Show.

Io, però, sono ancora capace di rilassarmi: il mare ha su di me un effetto bromuro, immediato. Non mi serve altro: resetto tutto. Lei no! Trascorrere una giornata in spiaggia con lei è stato altamente ansiogeno: ora ha fame, poi mangia e ha la nausea; ora ha sete, poi le viene da fare pipì; ora a caldo e vuole andare in acqua, poi ha freddo e vuole uscire; e si slaccia il costume e poi se lo riallaccia; si spalma la crema protettiva anti-eritema, ma poi se la lava via perché forse è proprio la crema che le irrita la pelle; si sdraia e passa dalla posizione supina a quella prona con la frenesia di una trota appena pescata che si rivolta sulla terra in preda al soffocamento.

Si lamenta per la lentezza della sua pelle a prendere colore: e la colpa diventa automaticamente mia, perché il sole me lo prendo tutto io. Devo ricorrere ad esercizi di training autogeno e di meditazione zen per trattenermi dal picchiarla fino ad abbronzarla di lividi.

Provo a placare il suo ballo di san vito distraendola con delle chiacchiere poco impegnative e lei, afferra il volante della conversazione e la pilota  su temi di scottante importanza (scottante per la temperatura della sabbia e dell’aria nelle ore di punta): quanto siamo dimagrite. Chi ha perso più tette e più culo, chi ha più ossa di fuori, il volto più scavato… Lei mi apostrofa dicendo “fai schifo!” e io le rispondo porgendole uno specchietto.

Non riusciamo a pronunciare una frase intera di senso compiuto senza attacchi acuti di disfasia e senza infilarci dentro risate isteriche chilometriche, contagiose per chi occupa uno spazio fisico confinante con il nostro… ma non so se motivate da reale divertimento o da forte compassione.

Trattazione esaurita. Anche lei!


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venerdì, 23 giugno 2006
Oceano 

C’è un oceano azzurro. E  c’è un oceano rosso.

Stamattina devi solo decidere dove vuoi tuffarti.


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mercoledì, 21 giugno 2006
IL TESTE DI MEME 

Trovo questo test da Animadigomma. E’ una catena ma io non sono stata nominata: ecco perché lo faccio! E non nomino nessuno: la mia religione non me lo permette.
Mi sto specializzando nell’auto-somministrazione di test a basso contenuto di impegno concettuale… per venire incontro alle mie limitatissime facoltà mentali.

Si può fare di più, lo so… ma per ora mi accontento.

Solo una cosa: Animaccia, ma chi è Meme?!?

D. Prendete il libro più vicino a voi e aprite alla pagina 18. Cosa c’è scritto alla 4a riga?Competitiveness, organismo creato dalla National Accademy of Sciences, dalla National Accademy of Engineering, dalla…

D. Qual è l’ultima cosa che avete visto alla televisione? Uno stupidisso telefilm per adolescenti, ideale per la decompressione cerebrale post giornata di  lavoro, dal taumaturgico potere svuota-testa.

D. Senza guardare indovinate che ore sono? Le 17?

D. Adesso verificate che ore sono veramente.  Le 9:55 (peccato!)

D. Oltre al rumore del vostro computer che altri rumori sentite? Le  voci… quelle dei colleghi nelle altre stanze! Che avevate capito?!?


D. L’ultima volta che siete usciti che cosa avete fatto? Sono andata a ballare.


D. Prima di cominciare questo questionario che cosa stavate guardando? L’agenda con gli impegni della giornata. Allegria!!!


D. Cosa state indossando in questo momento? Gonna a tubino, canotta nera e ciabattina nera con tacchetto.


D. Avete sognato la notte scorsa? Un incontro di lavoro che deve ancora svolgersi… credo che inconsciamente volessi togliermi il pensiero e portarmi avanti con gli impegni…


D. Quando avete riso per l’ultima volta? Stamattina guardandomi allo specchio… per non piangere!


D. Cosa c’è sulle pareti della stanza in cui vi trovate in questo momento? Vetrate a sinistra, due pannelli pubblicitari aziendali ideati da me di fronte, un armadio da ufficio e l’attaccapanni a destra, una lavagna magnetica zeppa di foto e cianfrusaglie varie e le campagne pubblicitarie realizzate per l’azienda alle mie spalle. Tutto colorato, per contrastare il nero che mi porto dentro…

D. Avete visto qualcosa di strano oggi? L’abbigliamento della centralinista… starebbe meglio sul cubo di una discoteca che dietro il desk della reception… forse non ha fatto in tempo a  cambiarsi da ieri sera. Può capitare!


D. Cosa pensate di questo questionario? Ma se lo sto facendo proprio per non pensare!


D. Qual’è l’ultimo film che avete visto? Rivisto ancora una volta “il sesto senso”in TV... meraviglioso! Perchè ogni volta noto qualche piccolo dettaglio in più… ma, ahimè, non stavolta!

 

D. Se diventassi multimiliardario stasera cosa faresti per prima cosa? Preparerei la valigia e domani me ne andrei lontano a rilassarmi per iniziare a  fantasticare in santa pace sul mio futuro da Signora!

D. Racconta qualche cosa di te che non sappiamo ancora.  Se non la sapete ancora è perché non ho nessuna intenzione di rivelarla!

D. Cosa cambieresti? Il mio carattere: vorrei essere più menefreghista per vivere meglio.


D. Ti piace ballare? Io nasco ballerina!


D. George Bush? Preferisco Gorge Clooney

D. Quale sarà il nome del tuo primo figlio nel caso fosse una femmina? Non lo so…

D. Quale sarà il nome del tuo primo figlio nel caso fosse maschio? Massimiliano

D. Avete già sognato di vivere all’estero? Ogni giorno! In un bel posto caldo… i sogni qualche volta si avverano, sai?!


D. Cosa vorresti che Dio ti dicesse quando varcherai la soglia del paradiso? Hai visto che ce l’hai fatta?! Vieni nel mio ufficio  che devi apporre una firma: la tua domanda di beatificazione è stata accettata!


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lunedì, 19 giugno 2006
Tutto questo non è un film 

Sventolo bandiera bianca. Mi arrendo. Getto la spugna. Cambio registro. E bevo per dimenticare la scorsa settimana.

Essere colpiti da un attacco di emicrania destra qualche ora prima che l’Italia debutti ai Mondiali mi costringe a letto, al buio più buio che c’è. Nero, più nero di Furia cavallo del west, che è il più nero che c’è. Non mi posso unire alla allegra brigata di tifo in comitiva. Ma sapevo che era il suo tempo, l’avevo messa in conto. Allora cerco di non abbattermi e guardo speranzosa al futuro, dicendomi che anche per ‘sto mese ho dato.

Pare che la “par condicio” sia diventata una “condicio sine qua non” tanto che, dopo un giorno di intervallo, l’emicrania torna a farmi visita nell’emisfero sinistro. Decide di arrivare brutalmente alle 5 del mattino, ridestandomi con immenso dolore dalle ultime e più gustose ore di sonno. A poco serve ingoiare la pasticca antagonista e così, mi fa compagnia per tutto il giorno lavorando con me. O forse dovrei dire contro di me. Ma la speranza è l’ultima a morire e allora indosso occhiali con lenti rosa per scrutare l’orizzonte. Il pericolo, ormai, è passato.

Mica siamo in clima di campagna elettorale? Allora, “cui prodest” essere così rispettosi della par condicio? L’emicrania si ripropone, il giorno seguente, di nuovo a destra. L’emicrania della befana, quella che vien di notte con le scarpe tutte rotte … e scoppia facendo un rumore infernale. Vorrei urlare “basta!” ma tanto lei non sente. Vorrei firmare un armistizio, ma lei non sa scrivere. Le dico che può andar bene anche una X, ma non sa proprio tenere la penna in mano. Vorrei spaccarmi la testa contro il muro per non sentire più questa fitta lancinante continua, ma sono certa che si romperebbe il muro. E allora non mi resta che drogarmi (perché io non mi curo, mi drogo) nell’unico modo che mi consente di acquisire e mantenere la posizione eretta, nonostante i ripetuti conati di vomito, gli sbandamenti e le perdite di equilibrio. Basta fare una sana colazione vaso-costrittrice: 1 compressa farmaceutica specifica, 2 caffè e mezzo bicchiere di coca cola. Alle 7 del mattino: “sensazione unica”!

Tra un attacco di emicrania e l’altro, tanto per movimentare un po’ la settimana, vado anche dal dentista per il solito controllo. Lui, calato nel ruolo del dott. Ross, chiama tutta la sua equipe di ER e ordina, con urgenza isterica, un calco della mia arcata dentale per realizzare il byte: abbiamo sottovalutato il problema, abbiamo aspettato tanto, ma è arrivato il momento! A via di serrare i denti me li sto consumando e i miei denti sono talmente belli che non me lo posso permettere (dice il dott. Ross) … il suo conto, mi domando, me lo potrò permettere?!

Prossimo passo: boccali di valium alla calata.

Lo stress mi fa sfogare sui denti e i denti si sfogano contro le gengive, il mio punto debole: vige la legge della giungla nella mia bocca!  Devo sottopormi anche ad un piccolo intervento chirurgico per risanare le gengive, definite come tessuto che frigge (il dott. Ross è il re delle metafore terroristiche!) ma prima devo disinfiammarle, eliminando per due settimane dalla mia alimentazione qualunque cibo e bevanda che contenga zuccheri. Gli ho chiesto di accompagnarmi sul ponte più vicino e di lasciarmi lì. Non ha accettato: dal suo punto di vista sarebbe una grave perdita, economica!

Mi sono seduta sugli occhiali con le lenti rosa e l’orizzonte si è scurito. Diplomazia, calma, disponibilità, sorrisi e accondiscendenza si sono presi un giorno di permesso: ho piantato una scenata sul lavoro da fare invidia ad Anna Magnani. Si sono spaventati in molti…

Faccio un bel nodo al fazzoletto, per ricordarmi di me. Da oggi, al centro dei miei pensieri ci sono io. Tutto il resto del mondo arriva dopo…


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giovedì, 15 giugno 2006
Single di tutta italia, unitevi! 

Questo è il titolo di un opuscolo che mi è capitato sottomano giorni fa. Venti pagine, formato pocket, di informazione sul Grande Raduno dei Single, da divorare con gli occhi, ma… senza fare troppo caso alle fotografie orrende e alla grafica improponibile! Credo li abbia realizzati un daltonico nostalgico dei primi anni 80 con una macchinetta di cartone usa e getta. Ma supererei l’apparenza e per addentrarmi nella sostanza!

Forse non tutti sanno che –io per prima- esiste la World Entertainment Organization, una società che opera attivamente sul territorio nazionale per debellare la “singletudine”, definita come “condizione transitoria da cui si può uscire”. La terapia prevede la partecipazione ad uno o più Week-end Rosa pensati per tutti quei single, per vocazione o per necessità –o, aggiungerei io, per scelta, …di un altro! – che abbiano deciso di verificare le proprie “affinità elettive” con nuovi amici ed amiche, alla ricerca dell’anima gemella! Sissignore, chi l’ha detto che è meglio essere soli che male accompagnati? L’originalissimo slogan recita “meglio essere ben accompagnati che soli”! Un esempio di saggezza disarmante.

Un lungo week end al mare nella ridente località calabra Marina di Gioiosa Jonica: a giudicare dalle immagini scelte per accattivare il turista deciso a guarire dalla singletudine, di ridente ha solo il nome. Un lungo week end a disposizione per fare nuovi incontri, parlare e confrontarsi, ma anche degustare stuzzicanti vini e specialità gastronomiche, e poi giocare, ballare e divertirsi… e perché, i single di solito che fanno?! Ai maliziosetti smorzo subito i pensieri più audaci: la regola numero 1,  scritta a caratteri cubitali , bandisce ogni forma di pornografia e volgarità! Mica pizza e fichi!!!

Tra le varie attività vacanziere da scegliere in un ricco programma di eventi, decisamente impedibili, poiché mirati allo scopo ultimo dell’organizzazione e dei partecipanti, ci sono i convegni a tema tenuti da sociologi, filosofi, giornalisti, personaggi dello spettacolo, e credo chiunque voglia dire la sua perché non sarà mai più balorda delle altre, nella sala consiliare municipale del comune ospitante: “Status single: scelta o necessità” e “AAA single come me cercasi: quale ruolo per le agenzie matrimoniali?”. Ehi tu, single, te li perderesti mai?! Chi oserebbe bivaccare in spiaggia, sotto il sole, quando nel centro storico del paese, al chiuso, si dibattono tematiche di interesse mondiale e scottante attualità?

E poi, una volta uscito da lì con le idee chiare, non vuoi fare un salto alla mostra-mercato dei prodotti e regali dell’amore? Beh, e che vai a Parigi e non ti porti a casa una miniatura della Torre Eiffel?!

Quando la società organizzatrice è seria, ed opera con esperienza e consapevolezza, nulla è lasciato al caso. I singletourists che accettano di sottoporsi alla terapia di riabilitazione del proprio status, non devono neanche faticare a cercare la propria metà della mela tra tutte le mezze golden, renette, cotogne, granny, royal gala che siano acerbe, mature, bacate, marce… ci pensa la WEO. All’arrivo in albergo tutti i partecipanti compilano una scheda per verificare le affinità di coppia,  dichiarando i propri gusti, interessi, sport praticati, tipo di vacanza preferita e descrivendo fisicamente e caratterialmente il proprio partner ideale. Un computer, poi, elaborerà le risposte per individuare, tra tutti i partecipanti, le coppie potenziali: che trovata romantica! D’altra parte dal 29 giugno al 2 luglio i tempi sono molto ristretti e un computer, è notorio, riduce decisamente le probabilità d’errore… Dal 29 giugno al 2 luglio… vuoi vedere che sono ancora in tempo per aderire?! Certo, è un po’ caro… ma con tutto il bel da fare che è compreso! Mi danno anche la certezza di guarigione dalla singletudine…

Vado, questa volta ho deciso che vado!


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lunedì, 12 giugno 2006
Eravamo due amici al bar… 

Senza la voglia di cambiare il mondo. O meglio, forse la voglia ci sarebbe pure, ma è il tempo che manca…

Eravamo al bar, in piedi, uno di fronte all’altra, occhi negli occhi,  io e l’amico barista che ci lavora.

B:  Marocco (mi chiama così da sempre, per via del mio colorito), quanto sei bella stasera!

i: non sei credibile, ma apprezzo il gesto, davvero!

B: no, no, sei proprio bella! Tipo che… hai poca roba spalmata sulla faccia?

i: se ti riferisci al trucco no, non sono truccata. Non ho proprio nulla in faccia.

B: ecco perché sei bellissima!

i: ma che dici? ma se sono stravolta! Ho una faccia così segnata dalla stanchezza che ho dovuto oscurare gli specchi per non rischiare di incrociare il mio sguardo: mi faccio paura da sola!

B: sei stanca, si vede, ma è proprio questo che ti rende più bella… ti rende umana!

i: umana???

B: certo! Uno ti vede ogni giorno e pensa “e che diamine, ma solo noi?!” e invece no, finalmente anche tu! Sei umana anche tu! Sempre così ti voglio!

i: mi dispiace non assecondarti, ma …mi auguro di tornare presto disumana…

B: eppure devi credermi, questo velo di stanchezza ti dona, ti da quell’aria… come posso spiegarmi… sei più… non mi viene il termine… sei… sembri innocua, ecco!


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giovedì, 08 giugno 2006
Il cane mozzica lo stracciato. 

Mai detto è stato più vero, per me, in questo periodo di stress psicofisico. Gli eventi stanno mettendo a dura prova il mio livello di sanità, già dubbio in condizioni ordinarie… Forse sono stata scelta da qualche head hunting della NASA e, senza saperlo, mi sto sottoponendo ai test di idoneità alla nuova mansione:

1. aumentare progressivamente il carico di lavoro quali-quantitativo quotidiano;

2. introdurre la variabile “pessimo stato di salute” e valutarne gli effetti sulla produttività del candidato e sui suoi risultati;

3. impedire al candidato momenti di svago e relax durante i week end;

… e vedere di nascosto l’effetto che fa!

Il primo livello l’ho superato con una certa disinvoltura, anche se alla lunga ho iniziato a dare qualche segno di cedimento. Certo che, la malattia, nel momento di massimo sprint, quando inneggia il motto “boia chi molla!” non ci voleva proprio. Sentirsi dire “perché sei venuta al lavoro se stai così male?! Non ci servono gli eroi!” e poi, giacché ci sei, essere incaricata e quindi caricata di altra soma oltre quella che già porti in groppa, ti fa pensare che è vero che gli eroi non servono, ma se proprio ci sono, fanno anche molto comodo!

Allora, non ti resta che puntare tutto quello che hai, per la precisione quel poco che ti resta, sui fine settimana affinché un po’ di sano divertimento e di gradevole distrazione ti ricarichino le batterie per affrontare altri nuovi 5 giorni dentro il flipper, nel ruolo di pallina.

E così un sabato pomeriggio decidi di dedicarti allo shopping, scegli di farti qualche regalo gratificante come solo tu sai fare, perché inizi a trascurarti e non sta bene. Il tempo minaccia la pioggia, così vinci anche il tuo rifiuto ancestrale per i centri commerciali. Il tuo scopo unico è omaggiarti di quel delizioso completino sportivo su cui avevi lasciato gli occhi settimane addietro, che non sei neanche certa di trovare ancora. Non è più in esposizione, la commessa cerca in magazzino: ce n’è rimasto uno solo ed è proprio della tua taglia. Quando si dice il destino… Non importa quante buste di quanti negozi tu abbia tra le mani, quanti bottini tu stia riportando a casa: ciò che conta è quel completino, solo quello. Ecco perché, quando in uscita dall’ultimo camerino dell’ultimo negozio che hai battuto a tappeto, ti accorgi che nel mucchio manca proprio la bustina con l’oggetto del desiderio di quella spedizione, ti senti mancare. Setacci tutto il negozio, con l’aiuto di tutto il personale, invano: qualcuno te l’ha soffiata. Quando si dice il destino infame…

Ma poi smetti di pensarci perché ti chiama un’amica che devi consolare per inesistenti problemi, dubbi esistenziali, difficoltà e roba del genere. E la tua rabbia passa in secondo piano.

E poi, rovinarsi un weekend perché la tua nemica fretta non ti abbandona mai, per non farti rischiare di perdere l’allenamento: mentre ti scapicolli per le scale con il cellulare all’orecchio per fissare l’appuntamento e la borsa aperta a cercare le chiavi di casa, metti un piede in fuori gioco e vinci una benemerita distorsione alla caviglia. Cosa c’è di più originale che trascorrere una serata distesa sul divano scandendo il tempo 10 minuti con ghiaccio e 10 senza ?!

Certo, sei in posizione comoda per consolare un’altra amica afflitta da inesistenti problemi, dubbi esistenziali, difficoltà e roba del genere.

C’è di meglio: passare due terne consecutive di venerdì-sabato-domenica agli arresti domiciliari perché, anche se il termometro non segna 39° di febbre, te ne senti addosso 41° e poi gli antibiotici aggiungono un bel carico da 90 di debolezza, le ginocchia non reggono il peso del corpo e la tua pressione è 70-40. Ovviamente questi numeri li giochi anche al lotto perché, vuoi mai?! Mai, appunto.

Come sempre c’è qualcuno di turno da ascoltare su inesistenti problemi, dubbi esistenziali, difficoltà e roba del genere.

Dopo esserti persa le serate conclusive dei locali che per tutto l’inverno ti hanno riservato il tavolo d’onore, dove  hai strisciato puntualmente  il cartellino neanche fosse un secondo lavoro, accetti con estremo piacere l’invito ad una festa di compleanno di un nuovo conoscente, in una bella villa, dove non è da scartare l’opportunità di conoscere gente nuova. Tuttavia, consapevole che il mazzo delle carte “imprevisti” potrebbe non essersi esaurito, ti porti un paio di amici per scongiurare la negatività.

Il mio ingresso è stato una gimcana, tra più di 100 persone, per schivare tutti i personaggi disgustosi che evito accuratamente da una vita e che, a dispetto di ogni calcolo delle probabilità, erano concentrati nello stesso luogo. Ho visto uno spettacolo indegno di esemplari di femmina adulta zoccoleggiante che si sforzavano, con i mezzi più espliciti, di trovare qualcuno che le sdraiasse il prima possibile. Non ho una parola buona neanche per gli uomini. A partire dal festeggiato “sagna-lessa” che non ha saputo dirmi qualcosa di diverso dal “sei meravigliosa”, tantomeno enucleare lo stesso concetto con qualche perifrasi più articolata, ad una schiera di conquistadores volgarotti e scontati, tra cui i suoi amici. Almeno mettetevi d’accordo prima: lasciate il campo libero al festeggiato il giorno del suo compleanno! Al di là del fatto che al colpo d’occhio nessuno mi avesse colpita, è mai possibile che gli uomini non siano più capaci di parlare ad una donna? Raccontare qualcosa, dimostrare spirito e simpatia, intrattenere conversazioni brillanti… macchè!!! Ma che tristezza! Uno, credendo di lusingarmi, ha avuto il coraggio di dirmi che ero stata invitata per alzare il livello estetico della serata;  “secondo me, anche quello intellettivo”, gli ho risposto. L’apoteosi l’ha raggiunta Mr ‘98, subito ribattezzato così dai miei prodi accompagnatori, dopo il racconto della nostra breve chiacchierata. Superati i convenevoli “ciao-comestai-da quanto tempo-ma sei tornata a vivere qui-dove lavori-che fai”, voleva sapere, con la fede al dito, la moglie qualche metro più indietro e una figlia di 2 anni a casa, perché quella sera famosa, dopo quella cena di gruppo, in cui gli era parso di capire che mi piacesse, alla fine poi io non c’ero stata. Sembrava il domandone finale dei quiz di Mike Bongiorno: avevo il vuoto assoluto nella testa.  Avrei voluto rispondere come la Marchesini “scusi, non è la mia materia”… Ma quando??? Si riferiva ad una sera d’estate del 1998!!! 7 anni fa... Ma se io non mi ricordo cosa ho mangiato a pranzo! Evidentemente non mi piaceva…è lapalissiano! Ma come si fa ad allevare un tarlo mentale per 7 anni… Sono stata fortemente tentata di chiamare la neuro, ma ho temuto, visto lo stato di shock in cui versavo, che avrebbero portato via anche me.

Finalmente, quando ho incontrato vecchie facce “amiche”, ho sperato di risollevare le sorti della serata: il primo ha iniziato a rievocare la fantastica estate del 94 (evidentemente il momento nostalgico è molto in voga) che mi ha raggelata al ricordo di una persona veramente speciale che un brutto male ha portato via; un altro ha dichiarato che io per lui sono sempre stata “la chimera” e che se solo provassi a frequentarlo mi dimostrerebbe che sa esattamente di cosa ho bisogno.

Troppo, tutto in una sera diventa troppo. Ho recuperato i miei amici, quelli veri, e ci siamo dileguati sotto silenzio… Ora devo anche loro un favore, bello grosso!

Avrei voluto ripagarli organizzando un lungo fine settimana di bagordi al mare da me, ma…visto il clima dello scorso week end, avrebbe fatto al caso mio più una baita in montagna della casa al mare…


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martedì, 06 giugno 2006
SOS 

Mi state perdendo. Mi sto perdendo… Dietro questa apparenza da caterpillar si nasconde un essere umano, ormai posso dirlo con una certa sicurezza. Sono arrivata al capolinea. Sono esausta, per davvero. E anche un po’ esaurita. C’è chi dice che da psicologa non dovrei usare il termine “esaurita”: invece, ribadisco, proprio perché sono psicologa lo posso usare, con cognizione di causa.

Mi sostento a pane e ansia, ho contratture muscolari ovunque, ho pensieri che mi frullano in testa no-stop nell’arco delle 24 ore: la notte mi sveglio spesso di soprassalto perché mi ricordo di un appuntamento o di una cosa della massima importanza da fare il giorno successivo… che poi, al mattino, puntualmente mi scordo. Ho l’agenda tappezzata di promemoria, se solo avessi il tempo di aprirla e leggere; ho il cellulare zeppo di note con suoneria, che se non riesco a sbrigare nel tempo dei due minuti successivi all’allarme sprofondano nel dimenticatoio; ho borse, tasche, e portafogli pieni di bigliettini, basterebbe solo prendere quelli giusti nei giorni giusti… Non mi serve una segretaria, non mi basterebbe. Ho bisogno di una badante che pagherei a caro prezzo, purché  cammini al mio fianco, porgendomi il braccio. Vorrei una badante con la sindrome di Candy Candy; con o senza codini, non importa. Dimentico i miei bisogni primari, gli appuntamenti personali, non ricordo ricorrenze, compleanni… a volte neanche chi sono, come mi chiamo, dove abito e dove mi sto recando al volante della mia auto.

Di episodi di allarme ce ne sono stati diversi, uno tra tutti, cancellare completamente dalla memoria l’appuntamento annuale con gli studenti degli ITIS/IPSIA per le visite guidate in azienda, a cui il “capo supremo” tiene particolarmente. Avevo fissato la data un mese prima e conservavo il fax in bella vista sulla mia scrivania, che sembra sempre in balia di raffiche di vento improvvise. E poi credo di non essere simpatica a chi fa le pulizie, perché mi occulta ogni volta, con estrema maestria, ciò che è bene stia in bella vista.

Quella mattina non sarei neanche dovuta essere in azienda, ma in un altro ufficio. Ero lì per un contrattempo, per una esigenza improvvisa della sede in Brasile, che ha modificato il piano degli appuntamenti settimanali. Mi sono trovata al posto giusto nel momento giusto, per sbaglio. Stavo male e desideravo solo barricarmi nel mio ufficio per risolvere il problema brasileiro, magari con una samba in sottofondo, senza ricevere intrusioni di alcun genere; invece, la centralinista mi annuncia l’arrivo di un pullman tutto per me.

Fa fa fa fa… la luna nera! Non mi è venuto in soccorso neanche un look professionale: ero vestita come i ragazzi di Amici di Maria De Filippi (ma al posto della maglietta con la scritta “sfida”, avevo quella con la scritta “sfiga”), avevo i capelli raccolti alla “lasciami stare”, il naso gonfio e rosso modello Geppetto, la sciarpetta di Maria Callas attorcigliata al collo…  una barbona! Neanche l’aiuto-magazziniere viene al lavoro conciato così! Un filo di voce roca, che avrebbe potuto spezzarsi da un momento all’altro in un pianto isterico a singhiozzi, era l’unica risorsa disponibile da offrire a quei ragazzi, che avranno capito subito che il lavoro è un’esperienza devastante! Ho sulla coscienza una scolaresca di futuri accattoni che sceglieranno di vivere di espedienti…

Da allora giro con una borsa da lavoro di capienza port-enfant con i documenti, gli appuntamenti e le scadenze più importanti di tutte le società del gruppo delle quali mi occupo perché certe mattine, fino all’ultimo, non so dove mi devo recare e a fare che. Allora ne approfitto per metterci dentro anche i pantaloni da portare alla sarta per fare l’orlo, le scarpe da portare al calzolaio per far rimettere i gommini ai tacchi,… così mi ricordo come ottimizzare i tempi mentre giro e prillo da un capo all’altro della mia regione. Ho risolto il problema di ricordarmi di portare le cose, ma non quello di andarle a ritirare…

Mary Poppins girava con una pochette al confronto!  E al prossimo che mi dirà vedendomi con quella borsa “parti?!” risponderò in modo decisamente sgarbato, promesso!

E’ da febbraio che aspetto l’arrivo di una settimana lavorativa di quelle che ti consentono di fare una cosa per volta, di archiviare i documenti cartacei negli appositi raccoglitori, di fare le pause dovute, di respirare normalmente… Invece vado avanti a fiato corto e mi muovo alla velocità di “oggi, le comiche”; a parlare di un argomento pensando ad un altro, reggendo una cornetta telefonica per orecchio. Ogni settimana mi auguro che la successiva sia più calma, che il grosso sia smaltito, che il peggio sia passato e puntualmente, ogni settimana resto delusa nelle mie aspettative. Volevo fuggire lontano a riposarmi la prossima settimana, avevo anche ricevuto il beneplacito dal “faraone” al vertice della piramide, ma… le urgenze spuntano come le lumache dopo la pioggia. E quindi tutto slitta come su una discesa ghiacciata a data da destinarsi…

Una cosa è certa: io ad agosto, a queste condizioni, non ci arrivo.


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