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Jingle balls
A Natale sono tutti più buoni.
Ma a me proprio non riesce di essere più buona, neanche a Natale.
Siate più buoni almeno voi, anche per me.
Buone Feste!
In macchina, di ritorno da una cena, un amico e un’amica provano a raccontare a due voci una scena a cui avevano assistito in un locale la sera prima.
Lei- … ma non sapete ieri sera cosa è successo sotto i nostri occhi!?!
Lui- una storia assurda, veramente!
Lei- proprio davanti a noi!
Lui- hihihi, avevamo un bel posto in prima fila!
i- che cosa?
Lei- allora c’erano due ragazzi di colore, che ballavano in pista, giovani…
Lui- giovani? Ma che ne sai! Magari avevano l’età nostra… è difficile dare l’età alle persone di colore…
Lei- vabbè, comunque avevano due fisici da paura…
Lui- eh, mo… da paura… normali! Erano alti come me!
Lei- macchè, erano più alti di te!
Lui- ma non erano due tipi statuari, anzi, erano secchetti…
Lei- ma che dici!!! Avevano dei fisici notevoli, c’era dell’atleticità dentro, altroché!
Lui- a me non sembrava!
Lei- comunque, ‘sti due ballavano divinamente, da farti rimanere con gli occhi incollati!
Lui- bella forza! Si muovevano con la naturalezza e il senso del ritmo propri di quelli di colore!
Lei- quindi ballavano bene, appunto!
i- ma che è successo?
Lui- allora, ad un certo punto si avvicinano due belle ragazze…
Lei- due ciabatte!
Lui- no, no, erano proprio carine!
Lei- ma che stai a di’, quelle? Erano due cessi stratosferici!
Lui- arrivano ‘ste due, muovendosi in modo sensualissimo…
Lei- come due tarantolate!
Lui- ma quanto sei cattiva!
Lei- sarò pure cattiva io, ma loro erano sciancate!
Lui- però alla mora, dai, che le vuoi dire?!
Lei- che non offendeva la decenza. Ma fisicamente era uno zero! Per non parlare di come si era conciata!
Lui- aveva un vestitino di quelli che vanno adesso…
Lei- …che non vanno bene neanche come straccio per pulire casa!
Lui- ma l’hai vista bene?
Lei- ma se non si poteva guardare!!!
…
Superfluo sottolineare che ciò che sia successo, quella sera, in quel locale, non siamo più arrivati a saperlo!
Cari amici vi scrivo,
così mi distraggo un po’… raccontandovi il mio sogno ad occhi aperti più ricorrente. Frenate pure l’istinto di interpretazione freudiana, non servirà. Più che di un sogno, trattasi di un oggetto dei miei sogni, di un’automobile: l’automobile dei miei sogni.
Non ho particolari velleità su marche e modelli: che sia firmata Ferrari, Porsche, Aston Martin piuttosto che Seat o Skoda, poco importa. Non mi interessa che abbia una linea avanguardista, mi accontento dei minimi sindacali di aerodinamicità. Non chiedo optional di superlusso, né pregiatissimi interni in pelle umana. Non serve che raggiunga la velocità della luce: ci sono limiti da rispettare.
L’auto dei miei sogni deve avere poche, elementari e irrinunciabili caratteristiche tecniche:
-ampi paraurti gommati ad elevatissima capacità ammortizzante, spessi e ingombranti, tipo quelli montati sugli auto-scontro del luna park. Oltre a limitare i danni di chi si improvvisa parcheggiatore provetto e non lascia mai un indirizzo per ricambiare il disturbo, a ridurre rotture di fanalini ed evitare spiacevoli ammaccature in caso di tamponamento, tali paraurti rivelerebbero la propria efficacia per sospingere da dietro gli automobilisti dormienti che viaggiano a velocità di crociera molto al di sotto delle medie stagionali, o per dar loro una bella sveglia con un colpo deciso e ben assestato, ad libitum. Inoltre, permetterebbe di buttare fuori strada gli automobilisti prepotenti che utilizzano le rampe di immissione come piste da diporto, fregandosene completamente di chi sta percorrendo la strada maestra, avendola imboccata prima di loro.
-pulsanti spara raggio-disintegrante: un raggio laser di ultima generazione, sottile e potentissimo, capace di uscire, all’occorrenza, dal davanti, dal dietro e da ambo le fiancate dell’auto. Tale marchingegno, inizialmente pensato per tutti gli auto-articolati e cingolati che la fanno da padroni sulle autostrade, si rivela uno strumento di grossa utilità anche per le strade urbane ed extra-urbane, ovunque vi sia qualsivoglia veicolo fuori posto e fuori luogo. C’è un’automobile che non rispetta uno stop? Zoooth! Polverizzata! Che non segnala con le frecce le sue intenzioni? che sbuca all’improvviso da non si sa dove né come? che si arroga la precedenza senza averne diritto? che va facendo un fastidiosissimo zig zag tra le corsie? che si pavoneggia in un sorpasso azzardato? Zoooth! Zoooth! Zoooth! Zoooth! Zoooth! Polverizzate tutte!
Va da sé che anche le rotatorie conquisterebbero una percorribilità molto più agevole! E scusate se è poco! Per ovvie ragioni, non vanno bene razzi o bombe al posto del raggio laser: se si fa esplodere una macchina in prossimità della propria, (per una qualunque delle ragioni sopra citate o anche per altri motivi che ho tralasciato) si crea un’esplosione, con conseguente incendio, aumentando il disagio stradale per sé e altri automobilisti, ottenendo, quindi, il risultato opposto a quello sperato.
-una cloche sotto il volante, per non rischiare di confonderla con la leva del cambio. La cloche serve solo e soltanto per le emergenze, quando la fretta non permette di procedere a passo d’uomo ma rende assolutamente inevitabile l’urgenza di superare la colonna di macchine in coda, tutta e tutta insieme!
-un clacson paralizzante dal suono sordo a tantissimi decibel, di quelli che pietrificano all’istante: una paralisi di pochi secondi, niente di definitivo, per quei pedoni con istinto suicida, capaci di materializzarsi all’improvviso in prossimità di una delle due ruote anteriori, come un miraggio. Il clacson li immobilizza, così da poterli schivare più agevolmente poichè fermi, invece che intenti in una saltarella “avanti e ‘ndre”, limitando il rischio di stirarli sull’asfalto (che senza vapore lasciano anche le pieghette).
Qualunque vostro contributo alla stesura definitiva delle specifiche per la realizzazione del prototipo, sarà ben accetto. Poi non resterà che scrivere due righe alle principali case automobilistiche, offrendomi come tester e… si, viaggiare, evitando le buche più dure…
(dedicato a SignorinaM)
Conversando amabilmente con uno sconosciuto
…
i- Perché, tu che fai?!
- Lavoro per tre!
i- Beh, se la metti su questo piano… anche io mi faccio il culo!
- No... io lavoro per 3, la compagnia telefonica…
i- ah!
per oscarblog
La pergamena a casa era arrivata
E il guardaroba mio andai spulciando
Ché già sapevo mai sarei mancata.
Ma nel principio d’un’ insolita serata
Mi ritrovai in una villa oscura
Ove ‘l fido Oscar m’avea invitata.
Al buio i piedi miei i’ non vedea
Solo la voce sua come mia guida
Far altro dal seguirla i’ non potea.
Ahi che scomodità vestita a sera
Per non parlare poi del tacco a spillo
Se quel che mi dicea era cosa vera:
“Ti condurrò ne la città cocente
Dove si sta ne l'eterno calore
Insieme a tutta l’abbronzata gente.”
Ai mari tropicali io pensai
Ma Oscar sconfortato mi rispose:
“Dove vai se il biglietto aereo non ce l’hai!
Io ti ripagherò con il calore
Di cui tu mai sei stata paga
Tanto da soffocar a tutte l’ore.”
In un sol tempo curiosa e preoccupata
Ché di risposte ancor non ero sazia
Volli finire lì la passeggiata.
E poi che la sua mano a la mia pose
Col volto di chi non vuol far paura
Tosto mi rivelò talune cose:
“Dell’aldilà le stanze ti vo’ aprendo
Come Virgilio con il poeta Dante,
vedrai dopo la morte ove ti attendo."
Capii che dell’inferno si trattava,
Famosa io non fui per santità,
Ma dimandai il perché anch’io ci andava.
“Tutti ti san golosa e vanitosa,
E la superbia certo non ti manca
C’è chi ti vede anche lussuriosa!
Son tutte qualità non t’ incupire,
Il brutto dell’inferno è una leggenda
Per chi più non si sape divertire.
In paradiso è tutta un’altra cosa,
Restar ferma e silente a contemplare
Per te sarebbe noia assai mostruosa.”
Fu allor che mi convinse a proseguire,
Le scarpe in mano e l’abito annodato,
Le gambe cominciai con lo sgranchire.
Saliam le scale ed al secondo piano
Il banditor che annuncia gli invitati
Mi dice “è qui la festa”, ormai ci siamo.
Tra mille luci, voci, frizzi e lazzi
Da Pitt, Clooney e Reeves venìa fermata
Che già parevan proprio di me pazzi.
Ad Oscar lanciai subito una prece:
“Lasciommi tra le braccia di costoro!”
Costretta tosto fui a seguirlo, invece.
Passiam per un buffet di dolci colmo
Di dietro v’ è la Clerici satolla
Pensai “io prima o poi qui ci ritorno.”
Vittorio Sgarbi, pronto a litigare,
Con la sua boria contro a me veniva
E il battibecco non potei evitare.
Da un imponente specchio fui bloccata:
Del mio riflesso nulla era più bello,
Come Narciso ne restai incantata.
Oscar il Vate, per potermi liberare,
Scambiò la sofferenza col piacere
D’ una proposta che non seppi rifiutare.
“C’è ancora un’altra soglia da varcare:
Lì troverai l’ambiente a te ideale
E indietro so che non vorrai tornare.”
Tremante è la mia mano sulla porta
Non sa se può forzare la maniglia,
La scritta ‘Limbo’ un poco mi conforta.
“Varca la soglia, orsù, non esitare:”
Mi dice la mia guida col sorriso
“Lì dentro ci sarà sol da ballare!”
Every limbo boy and girl
All around the limbo world
Gonna do the limbo rock
All around the limbo clock
Jack be limbo, Jack be quick
Jack go unda limbo stick
All around the limbo clock
Hey, let's do the limbo rock
Le gambe son già molto più leggere,
Un solido bastone che si abbassa,
Unirmi al gruppo è solo un gran piacere!
“Dov’è la sofferenza Oscar mio bello?
La musica rimbomba nelle orecchie,
"Io son ben lieta di questo bordello!"
"Che cosa potrei mai io qui temere?
Chi disse che l’inferno è gran dolore
Lo invito volentieri qui a vedere!”
Sono infiniti i partner da cambiare
Di salsa, rumba, mambo e cha cha cha
Giammai mi stancherò di piroettare.
“Ma la sopresa è ancor più duratura,
Per rimanere al ballo non sei pronta
Se non indossi questa calzatura!”
Scarpette rosse avea la guida mia,
Con gli occhi luccicanti mi dicea:
“Indossale, regina, e così sia!”
Trattavasi di un sordido tranello,
Pensato all’uopo come mio castigo
E ingenua vi abboccai come un fringuello.
Per le scarpe ho un’attrazione smisurata,
Il ballo è la passione mia più grande,
Insieme a lor mi sarei consumata.
Goder volea di tutto oltre la danza
Ignara del destino che mi attese:
Uscir mai più potei da quella stanza.
Scarpette rosse mia volean ballare
Il come, il dove e quando decidevan
Ed io non le riusciva a comandare.
Mi cimentai in singolar tenzone
Non c’era proprio verso di sfilarle
Nemmeno per saltar una canzone.
La debolezza mia fu smascherata
Con quelle ai pie’ non mi son più fermata.
La storia, la si sa, i’ fui fregata!
Dicesi rotatoria o rotonda o rondò alla francese, un anello stradale a senso unico che si sviluppa attorno ad uno spartitraffico di forma circolare, con funzione di moderazione e snellimento del traffico.
Nessuno sa con assoluta certezza se il primato di questa invenzione sia da attribuire a New York o a Parigi, fatto sta che, nei primi anni 60, la consuetudine di dare la precedenza a sinistra in prossimità di queste simpatiche costruzioni basse e tondeggianti inizia a diffondersi in tutta l’Europa occidentale.
Quando, finalmente, a questa convenzione si adegua anche l’Italia, ciò che fino ad allora si era la soluzione ottimale per ridurre il numero degli incidenti, per aumentare la capacità di smaltimento del traffico, per diminuire l’inquinamento acustico e chimico, per l’abbattimento dei costi gestionali e di sorveglianza, crea una crepa profonda tra la teoria e la pratica.
Condizione necessaria e sufficiente affinché una rotatoria adempia correttamente al suo ruolo è una popolazione di patentati privi di iniziativa personale e fantasia interpretativa.
L’automobilista medio italiano è molto sensibile ai dettagli e si lascia facilmente ingannare dalle numerose varianti con cui questo strumento prende forma: che sia una torta di cemento o qualsiasi altro ostacolo di forma circolare, bisogna solo e sempre girarci attorno. Quando la rotatoria è un’aiuola, non significa che possiamo fermarci a cogliere i fiori; quando è una fontana, non sottende la funzione di autolavaggio. L’automobilista medio italiano, abituato a norme e regolamenti di ostica comprensione, irti di insidie e tranelli, non si sognerebbe mai di credere che tutte le rotonde, in qualunque posto siano situate e in qualunque veste si mostrino, abbiano il solo scopo di disciplinare il flusso dei veicoli tramite l’unica regola del dare la precedenza a quelli che abbiano già impegnato l’anello.
Ecco perché l’italiano, abituato a trovare l’inganno ad ogni legge approvata, anche alla guida, pratica la libera iniziativa in prossimità delle rotonde. E così si assiste a spettacoli circensi, a episodi pari solo ai giochi senza frontiere, a veri e propri atti di terrorismo inconsapevole:
-auto in attesa di vedere la rotatoria completamente libera prima di immettersi;
-auto che imbocca correttamente la rotatoria, salvo poi fermarsi per dare la precedenza a destra;
-auto accartocciata contro una rotatoria, convinta che fosse solo un miraggio;
-auto che imbocca la rotatoria in senso contrario per raggiungere più agevolmente l’ingresso del centro commerciale.
So bene quanto la derisione dei patentati che si trovano nell’imbarazzo della scelta davanti ai rondò sia un argomento ormai trito e ritrito; ma io non voglio fare dell’umorismo scontato, c’è poco da ridere!
Il mio non è un sorriso strafottente, bensì un ghigno pietrificato tipico dell’espressione di terrore.
Ogni volta che mi trovo in prossimità di una rotatoria, io ho paura: come in un video gioco, controllo sul cruscotto la difficoltà del quadro e i bonus acquisiti, ma gli attentatori da rondò sono sempre più numerosi delle vite che ho a disposizione.
Mi appello a tutti gli uffici provinciali della motorizzazione civile, affinché lancino al più presto una campagna concreta di sensibilizzazione della popolazione sull’uso corretto delle rotatorie. Propongo un’azione di volantinaggio door-to-door: volantini da recapitare nella buca delle lettere, insieme alle offerte da non perdere del supermercato del rione, ma anche volantinaggio hand-to-hand, per reiterare il messaggio.
Le rotatorie vanno pubblicizzate alla stregua dei prodotti di largo consumo e degli eventi straordinari.
Del resto, le rotatorie sono usate da tutti e alcune, specie quelle di più recente costruzione, sono proprio consumate. E poi, uscire illesi da una rotatoria, al giorno d’oggi, è decisamente un evento straordinario.