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--- 2007 ---
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E’ duro il mestiere di nonna, specie con una nipote adolescente di sesso femminile.
La difficoltà più grande è nella comunicazione: scarto generazionale e differenze di linguaggio, causano frequenti incomprensioni.
Come fai a convincere tua nipote di 15 anni, in procinto di uscire di casa, che è più importante coprirsi per evitare di prendere freddo, piuttosto che scoprirsi per seguire la moda?
Ci provi, … ma con scarsi risultati. Sfoggi un dialetto, a tratti italianizzato, che trasuda intramontabile saggezza popolare; ma tua nipote non vuole sentire, sbuffa e alza gli occhi al cielo.
E proprio quando hai perso la pazienza e decidi di mollare, la saluti sulla porta con un monito minaccioso:
“Tu ora non ti rendi conto, ma tra qualche anno, ti rendiconterai!”
Ho perso la pazienza. Ho perso anche la temperanza.
E’ consigliato mantenere la distanza di sicurezza. Calcolatela in base alla vostra prontezza di riflessi, alla velocità di fuga, al traffico di gente che c’è intorno, al peso che intendete scaricarmi addosso.
Il mancato ritrovamento in tempi brevi potrebbe precludermi qualsiasi forma di comunicazione e rapporti interpersonali.
Chiunque ritrovasse le mie virtù è pregato di restituirmele.
per Oscarblog
Sono al bar, non al solito bar né alla solita ora. Non è ora di caffè, né puro né macchiato. Ho in mano un bicchiere di Beaujolais fresco, un vino non vino, lontano dai rossi corposi che preferisco … ma non con il vuoto cosmico nello stomaco.
Due ragazzini, jeans calati e boxer in vista, fieri rappresentanti del costume dell’epoca, si accaniscono su un vecchio flipper, l’unico nei dintorni, per quel che ne so, con uno strano tabellone pieno di personaggi dall’aria inquietante. Vezzo vintage del proprietario del bar? Amarcord dei tempi che furono? Non credevo che a quell’età si potesse ancora notare un flipper, men che meno conoscerne l’uso.
“Sa cos’è una Maideddol?” domanda il mio interlocutore per richiamare a sé l’attenzione.
“No.” rispondo fissandolo negli occhi.
Così, inizia un noioso trattato sulle bambole di cartapesta fatte a mano, piene di spilli conficcati sul busto.
“ Vodoo?” chiedo, fingendo partecipazione.
“Non si tratta di Vodoo, ma di bambole morte -tiene a precisare- presagio di eventi infausti.”
Prende una foto dal portafoglio, non è dell’amata, del figlio o di un nipote: un cadavere di bambola, una roba macabra e basta.
Lo interrompo per sapere dove vuole arrivare. Beve un sorso, lentamente, e dice: “C’è stato un omicidio. Sto indagando con tutte le persone che conoscevano la vittima.”
Io ho bevuto abbastanza. Poso a terra il bicchiere di vetro spesso da osteria, forse persino più vecchio del flipper. Mi domando come mi sia venuto in mente di rispondere al cellulare ad un numero anonimo e, peggio ancora, di accettare un appuntamento al buio.
Il nome della vittima mi dice poco: una conoscenza superficiale, credo.
“Ma che c’entra la Maideddol?“, chiedo.
“Era vicina al corpo della vittima, con un messaggio indirizzato a lei, Ilalla, “tra i tuoi scontrini, c’è ancora un conto da saldare!”.
-“Ah!”, inizio a infastidirmi.
Bella conclusione di giornata! Non bastava aver rotto un tacco delle scarpe nuove, appena messe. Che poi a guardarle ora, quel rosso sfumato non mi convince più… le ricordavo di un rosso più deciso, un tono più mio… eppure, alla fine, le ho comprate lo stesso; quando ho in testa di spendere, nulla riesce a fermarmi. Dovrò portarle dal calzolaio: se me le rovina, lo rovino! Ci mancava solo “l’investigatore” ad allietare il finale. Voglio tornare a casa. Alzarmi e procedere con andatura da finta zoppa mi impigrisce.
Mi mostra un’altra foto, scattata nell’appartamento della vittima; dai rilievi effettuati ha già un’idea dell’accaduto, ma vuole sapere che ne penso. Io?! Sulla libreria, tra un tomo di Fromm e una bottiglia di Campari Mix (amo pensarla piena, mai bevuti questi intrugli) c’è una copia del mio primo libro, Scontrini, scritto sotto pseudonimo. Sorrido al pensiero del successo ottenuto dalla storia di un’inguaribile spendacciona, che mi ha portato introiti da reinvestire in nuovi acquisti…
Anche l’investigatore sorride, mentre estrae una sigaretta dal suo pacchetto di Lucky Strike e fa per offrirne a me. “No, grazie, ho smesso” mento, sperando serva a non trattenermi ancora. Non l’accende neanche lui, la lascia su un eccentrico posacenere a forma di palla da biliardo e mi stupisco di come non l’avessi notato prima. Tira fuori da non so dove una boccetta di vetro scuro.
“Sai cos’è questa?”, mi chiede. Dio mio –penso- sto buttando una serata a giocare a indovina l’oggetto misterioso! Leggo ad alta voce l’etichetta sbiadita “Scopolamina”. Comincio a sentirmi un po’ stordita. Sono stanca e pure stufa della compagnia.
“Tu non mi conosci, ma io si. Ho partecipato allo stesso concorso letterario che ha premiato te, pubblicando quella porcheria di Scontrini. Io avevo puntato tutto su quel premio, sai? Nella vita non si può vincere sempre… ma pare che per te la regola non valga. Ti piace spendere, giusto? Allora paga pure questo conto!” Non lo seguo più, all’improvviso ho un gran mal di testa. “Nel tuo Beaujolais c’era un bel po’ di Scopolamina. Vedi, sembri già ubriaca. Io ti accompagnerò alla macchina, come fossi qui per aiutarti. Il tuo fegato non farà in tempo a lagnarsi. Tra qualche minuto, avrò la mia rivincita: un ostacolo in meno per far apprezzare, finalmente, il mio talento. Andiamo.
Sembrava una mattina come le altre. La sveglia suona alla stessa ora. Mi alzo dal letto a fatica, come sempre. Faccio colazione con gli occhi ancora incollati e poi mi lavo. Apro le ante dell’armadio e rimango in contemplazione per i soliti 10 minuti: mi piace cullarmi nell'illusione che, un bel giorno, i miei abiti prendano l’iniziativa e saltino fuori già combinati, autonomamente. Ma ogni volta le mie attese restano deluse e allora devo estrarli io. Mi vesto.
Passa a prendermi un collega. Arriviamo in azienda. Scendiamo dalla macchina. Lui mi guarda ed esclama: “ora che ti vedo bene, ma… come ti sei combinata stamattina?!”
Abbasso la testa per una rapida occhiata: non noto niente di strano, sorrido e penso “ha sempre voglia di scherzare”, tanto non rispondo mai alle sue provocazioni.
Varco la soglia e proseguo verso il mio ufficio, salutando i colleghi che incrocio, gli stessi di ogni giorno, che stavolta hanno un modo del tutto originale per ricambiano il buongiorno:
collega 1: sei venuta in moto oggi?
collega 2: mi sembri un gendarme tedesco!
collega 3: vai a lezione di equitazione in pausa pranzo?!
collega 4: ti sei vestita da domatrice di tigri, oggi. Chi devi frustare?
collega 5: sono arrivate le Guardie Svizzere! (questa è la più sottile)
Che accade? Mai nessuno aveva osato pronunciarsi prima, neanche quella volta che mi sono presentata con un paio di jeans che sembravano reduci da una brutta caduta dal motorino.
Ma i commenti goliardici non sono un problema. Il problema è il disaccordo...
Se da bambino, a Carnevale, tutti ti chiedevano “da cosa sei vestito?”, percepivi di non essere un personaggio immediatamente riconoscibile e non riuscivi a goderti la festa in maschera.
Ecco: come faccio io oggi a lavorare, senza sapere chi sono?!
L’esistenza di noi donne si è notevolmente complicata.
Ci pensavo l’altro giorno, intenta a scegliere uno scrub per il viso. Avevo in mano due prodotti della stessa casa cosmetica, leggermente diversi nella confezione. Uno recitava “deterge e purifica a fondo, per una pelle veramente luminosa”, l’altro “deterge a fondo e illumina, per una pelle veramente purificata”. Cercavo di risolvere il dilemma in cui ero piombata, un vero rebus a chiave.
Non riuscivo a spiegarmi dove si celasse la differenza: cercavo un appiglio, anche il più piccolo e insignificante, che mi permettesse di riappoggiare uno dei due prodotti sullo scaffale. Finalmente, dopo 10 minuti di attenta osservazione, una dicitura minuta “con minerali oceanici” mi fa decidere: scelgo quello, pensando di sentirci dentro il mare e magari di sentirmi anche in vacanza. Tanto, lontane reminescenze matematiche elementari, mi rassicuravano sul fatto che invertendo l’ordine dei fattori, il risultato non cambia.
E’ naturale domandarsi cosa ci sia dentro un cosmetico e a cosa serva, ma spesso l’esubero di informazioni crea solo confusione; come accade per le intestazioni di quei prodotti che somigliano a portate culinarie di Vissani: olio elasticizzate corpo agli estratti di calendula, jojoba e mallo di noce; stick protettivo labbra balsamico alla cera di riso, con macadamia e calendula; fluido dopo sole reidratante e rinfrescante con cera d’orzo e burro di karitè in olio di argan…
Dalle sfavillanti esposizioni delle profumerie, fino ai più caotici banconi dei supermercati, siamo bombardate da prodotti di igiene e bellezza che ci promettono risultati ben precisi. Ciò implica, quindi, che ci poniamo anche obiettivi ben precisi: se la risposta è articolata, la domanda non può essere generica. Una domanda è generata da un bisogno. Se il bisogno ci è chiaro, va da sé che siamo in grado di affidarci alla promessa che si palesa come risposta più adeguata. Ma un bisogno autentico, prima di una risposta, chiede di essere vissuto.
Nella nostra esperienza quotidiana riconosciamo subito chi ci offre una soluzione lontana dalla nostra necessità, da chi invece ci offre una soluzione, un suggerimento, una risposta, vivendo su di sé la nostra necessità. Ma ultimamente l’offerta del mercato si è decisamente complicata, al punto da rendere assai ponderata una scelta che dovrebbe risultare immediata.
Siamo bombardati da risposte a bisogni che, spesso, non avvertiamo. Prendiamo un banale bagnoschiuma, per esempio: risponde al bisogno di essere puliti e profumati. Inizialmente questi prodotti differivano per l’essenza contenuta: la scelta dipendeva dall’odore che gradivamo lasciasse sulla nostra pelle. Oggi non è più possibile lavarsi e basta perché il bagnoschiuma o docciaschiuma che sia, assolve ad altre funzioni irrinunciabili: è protettivo, equilibrante, energizzante, rilassante, aromaterapico, tonificante…
Se dopo il bagno o la doccia, una donna è abituata a proseguire la toilettatura con altre operazioni, dovrà scegliere tra creme, fluidi, acque e oli con azione idratante, nutriente, emolliente, rassodante, modellante, setificante, vellutante… Ecco, e io che preferisco la viscosa o la maglina di cotone sulla pelle?
Il mascara classico, quello che serviva a dare un po’ di fascino in più, conferendo allo sguardo maggiore intensità, è superato: il mascara contemporaneo serve a dare volume alle ciglia, le incurva, le infoltisce, le definisce; ciglia il doppio più lunghe, tre volte più lunghe… chi offre di più?!
Io sono carica di dubbi che non riesco a sciogliere. Il latte detergente addolcente, sarà indicato per le donne acide?! Shampoo e balsamo anti-rottura, sono utili in quei periodi in cui non hai voglia di sentire niente e nessuno?! Una maschera restituiva, può rendermi indietro qualunque cosa io abbia smarrito?! Le linee studiate per rallentare il tempo, funzionano davvero nelle giornate piene e frenetiche?! Il fluido tensore ad effetto immediato, combatte l’astenia?!
I nostri famigerati segreti di bellezza, oggi rischiano di rimanere segreti anche a noi.
Non ho l’abitudine di documentarmi sulle previsioni astrologiche ma non nego che, se capita di averle sottomano, una sbirciatina gliela do volentieri. E’ una di quelle letture facili e veloci che aiutano a ridurre inevitabili tempi d’attesa, al pari delle riviste di gossip, con 100 foto e 10 didascalie. Le due specialità insieme, gossip e astrologia, però mi mancavano. Galeotta fu una seduta dal parrucchiere in cui, sfogliando un chi-novella-eva qualsiasi, mi imbatto nel pratico fascicolo staccabile con le anticipazioni del 2007 segno per segno. Lo leggo, con lo stesso interesse con cui apprendo della crisi di coppia di un tronista della De Filippi.
C’è un bel semaforo rosso, in tutti i campi. Non è l’anno dell’amore: le coppie non avranno un periodo felice, c’è aria di rotture e di litigi. Non è l’anno dell’amore neppure per i single. A settembre, dicono, ci sarà un colpo di fulmine carbonizzante… ma non bisogna resistere, perché sarà una persona affascinante ma non affidabile.
Sarà un anno molto duro per il lavoro: aumenteranno le mansioni, le responsabilità … le incomprensioni. Ci saranno momenti di tensione con colleghi e superiori, un clima assai difficile da gestire che metterà a dura prova la stabilità caratteristica dei nati sotto questo segno. Anche le finanze sono a rischio… a via di spendi e spandi se ne andrà un patrimonio.
E poi, la ciliegina sull’Oroschifo: la salute! Pare che sarà un anno critico per la salute: acciacchi variegati e vari in ordine sparso in e per tutta la superficie del corpo. “Datevi una calmata, non dovete strafare!“ consiglia l’esperta. … ma, a giudicare dalla disfatta fisica prevista, non è consigliabile neanche fare.
Bisogna imparare ad ascoltare i segnali del fisico e fermarsi mi non appena è il fisico stesso a chiederlo. Bisogna rinunciare a impegni superflui.
Immagino che abbiate smesso di chiedervi “perché Oroschifo?”.
Tirando le somme, non sono certo una che si lascia facilmente impressionare da questo genere di previsioni, per carità; tuttavia, le attese positive sul futuro, per quanto poco veritiere, predispongono ad affrontare l’anno nuovo con la giusta grinta.
Se la memoria non mi inganna, la trama di questo film l’ho già vista, di recente; precisamente nel 2006.
Mi sento carica al punto giusto per chiedere un’aspettativa e andare in letargo, sotto la coperta termica.
Ritratto quanto dichiarato nel precedente post e vi chiedo scusa.
Non era una presa in giro gratuita, ma una nuova prova per l’Oscar dei Blog. Mi è stata data la possibilità di gridare “Aiuto! Aiuto! è scappato il leone” per vedere di nascosto l’effetto che fa e… non ho saputo resistere! Come quelli che vorrebbero assistere al proprio funerale per sapere quanti partecipano, cosa si dice del caro estinto, chi si strugge di dolore. Sono occasioni rischiose in cui si possono ricevere brutte sorprese.
Avrei dovuto ritrattare prima, il bel gioco è quello che dura poco, ma sono stati giorni di duro lavoro: revisione della scopa, raccolta del carbone, riempimento sacchi, pianificazione dell’itinerario, consegne notturne a domicilio…
Non ritratto, però, il progetto di fuga che esiste da tempo: lo sto ancora perfezionando prima di renderlo operativo. E’ una promessa. Allora avrò solo l’imbarazzo della scelta se riesumare quel post o scriverne uno nuovo. Ci penserò quando sarà il momento.
Intanto mi predispongo a non essere più creduta: farò la fine della pecorella che gridava “al lupo! al lupo!”. C’è sempre un prezzo da pagare.
Vi rinnovo le mie scuse e mi preparo anche a ricevere eventuali legnate!
update8-1-07 per oscarblog
Amo la vita perché riserva sempre sorprese speciali non è una frase buttata lì a caso, come benvenuto agli avventori di questo blog. Io ci credo veramente.
Due anni fa neanche sapevo cosa fosse un blog. Se non fosse stato per Maxime, amico e compagno di mille avventure, che mi ha iniziata con biblica pazienza all’utilizzo di questo mezzo di comunicazione, non ne avrei mai aperto uno. Sorpresa! E’ lui che dovete ringraziare se siete contenti di avermi conosciuto; diversamente, sapete con chi prendervela.
Non sono mai stata pratica del mondo virtuale né sapevo come muovermi. Sarà perché l’ho preso come la vita reale, come un luogo di ritrovo informale dove scambiare quattro chiacchiere con leggerezza, sarà che sono stata fortunata ad incontrare proprio voi, ma non credevo di poter stringere lacci virtuali che acquisissero un significato affettivo. Sorpresa! Alcuni li ho persi per strada, come accade nella vita vera; altri sono diventati reali senza perdere di interesse. Non mancano, nel novero, gli anonimi seccatori dall’insulto facile e veloce, ma non incidono negativamente sul mio bilancio.
Ho appena finito di rileggere tutto, o quasi. Quante cose vi ho raccontato, infarcite da una salsa di serio e faceto, talmente ben amalgamata, da rendere quasi impossibile il calcolo delle dosi. Mi domando quanti di voi abbiano trovato la giusta chiave di lettura ai miei post, quanti invece abbiano dubitato e magari, proprio quella volta, che non scherzavo affatto. E’ colpa della mia propensione a buttare le cose sul ridere, ad esagerare, a capovolgere prospettive e proporzioni.
Chi di voi, per esempio, è convinto della gravità del mio odio per il freddo, della mia brama di abbandonare i ritmi e le pressioni della civiltà occidentale, di cambiare completamente stile di vita? Chi mi ha presa sul serio quando giustificavo le mie fughe invernali al caldo con il desiderio di scoprire il luogo che più si adattasse a me?
Dicevamo delle sorprese della vita… Ci sono eventi che accadono per caso, altri perché ci abbiamo creduto e abbiamo lavorato alla loro realizzazione, un tassello per volta; desideri che abbiamo condiviso solo a metà, per non essere derisi o spaventati dalle opinioni altrui. Io non sono una da colpi di testa: io ragiono, prendo le misure, stabilisco una scala di priorità, valuto pro e contro, faccio le opportune verifiche e poi agisco.
Io ho bisogno di svegliarmi ogni giorno con il calore del sole, per accendere i sensi; di vivere con un respiro più ampio in un’atmosfera allegra e rilassata; di muovermi tra una popolazione cordiale a ritmi dolci e sensuali. Voglio la serenità di un’attività semplice, senza ansia, senza stress, senza fretta. Voglio il piacere di godere ogni istante del contatto con la natura vivace e spregiudicata, di conoscere gente di passaggio sempre diversa, ascoltare nuove storie, raccontare la mia. Voglio imparare altri cento modi di annodare il pareo e camminare scalza quanto più posso.
Ecco perché ora, mentre dalla finestra di questo internet café guardo il cielo accarezzare incantevoli distese di sabbia, che incontrano i colori cangianti dell’oceano, ho il cuore che scoppia di gioia.
E’ una sorpresa per me e lo sarà, immagino, anche per voi, non appena un semplice click sul tasto “invio” mi permetterà di raggiungervi per l’ultima volta.
Se sarà per sempre o finirà domani, non posso e non voglio saperlo. Ciò che conta è che adesso sono qui. Vi abbraccio tutti!