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Signore e Signori, Ladies and Getleman,
Madames et Monsieurs, Damas y Caballeros,
sono lieta di ospitare sul mio blog un intervento di Pupina, ben nota come commentatrice infaticabile e insostituibile presenzialista. Mentre impazza la moda dei post sull'identikit dell'uomo e della donna sbagliati, Pupina lancia una controtendenza, segnalando alcune frasi celebri, realmente pronunciate da uomini del calibro "unga! unga!" al cospetto di una donna:
"Io parlo poco, ma quando parlo so SEMPRE quello che dico";
"Non sono io ad essere bugiardo, ma tu che ti incazzi per ogni cosa... mi costringi a non dirti la verità!";
"Io quelli che amano il calcio non li capisco! Sono dei fissati! Tranquilla, non ti porterò mai a vedere una partita... Invece... hai visto l'ultimo film di Sbaravosky? La scena di 25 minuti in cui il protagonista senza nome guarda la porta del frigo senza espressioni né parole è un capolavoro!";
"Sì, ho ruttato… e allora?!? Dovrei limitarmi solo perché sono a cena con il tuo capo?!? La gente finta come quella io, che sono vero, non la sopporto. Anzi, la prossima volta gli rutto in faccia!!!";
"Certo che vado al night club con i miei amici… come ragioni?!? Un uomo che non si gira a guardare le altre donne è un culattone!";
"Ti dico subito che non potrò mai dimenticare la mia ex. Non posso neanche spiegarti perché lei è lei… Ci siamo las ciati quando avevo 16 anni e ancora oggi, che ne ho 40, la mia ferita è aperta. Se capisci questo e non mi chiedi nulla, forse hai speranze di riuscire a rendermi felice...";
"Ho avuto molte donne in vita mia, uagh uagh uagh, e nessuna si è mai lamentata, uagh uagh uagh, non so se mi spiego, uagh uagh uagh!";
"Da quando ci siamo incontrati in quel bar non ho fatto altro che pensarti… ah, non ci siamo incontrati in un bar? Ma tu… non sei Clara, la cugina di Marta? Ah, no?!",;
"Ho sempre saputo che a 35 anni mi sarei sposato ed avrei messo in cantiere un figlio. E' meraviglioso che abbia incontrato te quando manca un mese al mio trentacinquesimo compleanno…! Vuoi sposarmi?";
"Non so, per dire… proprio l'altro giorno ho visto il mio amico Stanley… ah, sì, scusa… Kubrik, è che a me viene naturale chiamarlo per nome… Morto? Ma come? Strano che non mi abbia chiamato per dirmelo…!!!";
"Ok, è vero… ho detto che potev i trasferirti qui, ma non credevo che ti saresti porta ta anche lo spazzolino da denti e le tue pastiglie per la pressione… scusa, ma ti stai allargando un po' troppo. Mi sento soffocare…";
"Ti ho mai detto che al buio sei ancora più bella?";
"Non è vero che non mi interesso mai ai tuoi problemi, che non ti prendo sul serio... è che ora sto finendo una partita alla playstation, ma se vuoi possiamo sentirci domani sera...";
"Sei tu a non credere all'amicizia tra un uomo e una donna: come puoi non darmela e dirmi che mi vuoi bene?!?";
"Lo sai che sono troppo sensibile e che non riesco a vederti star male… quindi, per favore, puoi andare a piangere a casa tua?".
Ma gli uomini NON sono tutti "unga! unga!", ce ne sono di varie tipologie: una peggio dell'altra!
Anni e anni or sono, fui vittima di un brutto incidente stradale: la ragione era tutta mia e ahimè, anche il danno fisico, da cui, per fortuna, mi sono brillantemente ripresa e per il quale sono anche stata abbondantemente risarcita.
Mesi dopo aver intascato l’assegno, mi sono ricordata che il mio avvocato mi aveva fatto sporgere querela nei confronti dell’ investitore, e l’ho chiamato per domandargli se era necessario che andassi personalmente a ritirarla. Lui mi rispose che non c’era fretta: di lì a poco la querela sarebbe saltata fuori, acquisendo valore penale, e noi avremmo potuto chiedere altri soldi all’investitore per evitare il processo. Un ricatto! Il mio avvocato mi spiegò che non si trattava assolutamente di ricatto, con tono perentorio, guardandomi con un’espressione di compatimento per la mia ignoranza in materia. Mi disse che funzionava così: io avrei lamentato nuovi dolori e disturbi persistenti, che non potevano essere considerati come già risarciti dalla (lauta!) somma incassata, per giustificare la richiesta di un “rinforzino” al querelato, il quale, pur di evitare un processo penale e spese annesse, mi avrebbe più che volentieri accontentata.
Un ricatto!? No: l’ha definita prassi forense.
Inutile sottolineare che tale prassi non mi convinse e ritirai la querela il giorno stesso.
L’aneddoto cade a fagiuolo per guardare recenti fatti di cronaca da prospettive differenti. Prendiamo il caso Corona, per esempio: ecco, io vorrei, spezzare un’arancia in favore di Corona, che si trova in carcere. Non è un caso, quindi, che abbia scelto proprio un’arancia.
E’ troppo facile puntare il proprio dito insieme a quelli di tutti gli altri e dire “ricatto”. Se lo guardo con gli occhi dell’avvocato di cui prima, vedo un eccellente imprenditore che è stato capace di mettere via una fortuna, semplicemente svolgendo bene il suo lavoro. Qual è il suo lavoro?! Realizzazione e vendita di servizi fotografici: immortalare i vip e vendere le loro immagini ai giornali.
Da fotografo e soprattutto uomo di marketing, ha seguito alla lettera la definizione di questa disciplina: soddisfare bisogni ed esigenze attraverso processi di scambio e ha perseguito lo scopo avvalendosi del doppio canale business-to-business e business- to-consumer. Siamo o non siamo in un libero mercato? Beh, il sig. Corona, prima di rivolgersi ai giornali, si assicurava che i soggetti ritratti non fossero, anche loro, interessati all’acquisto, magari con un’offerta superiore; in tal caso, lasciava loro la precedenza. Insomma, una sorta di vendita all’incanto in differita: chi offre di più? Da quando in qua l’asta è un ricatto?
Le leggi non sono uguali per tutti: ci sono le leggi della giurisprudenza e le leggi del marketing.
Se la magistratura non si tiene aggiornata sulle leggi del mercato, però, di questo passo, tarpiamo le ali all’imprenditoria. Io sono poco pratica della disciplina della giurisprudenza, l’ho dimostrato con il primo aneddoto; mi sento tuttavia appena più preparata in fatto di marketing. E allora dico, se proprio vogliamo trovare un’imputazione per Corona, beh, io lo accuso di superficialità nell’applicazione delle leve di marketing. Fabrizio, mi cadi proprio sul pricing: vai da Totti e gli chiedi 20 mila euro per l’acquisto delle sue foto compromettenti. 20 mila euro? Solo 20 mila euro??? Ma lo sai quanto guadagna Totti??? Dovevi chiedergliene 200 mila!
Totti si sarà pure offeso, si sarà sentito umiliato, trattato come un pezzente qualunque: perciò l’ha denunciato. Fabrizio… Fabrizio… ecco, per questo sì che meriteresti di scontare una punizione!
Ho ricevuto un pacco.
No, non ho preso una fregatura; no, nessuno mi ha dato buca.
Ho ricevuto un pacco vero e proprio, in cartone e pluriball, senza metafore aggiunte.
Me lo ha mandato un ammiratore segreto: nel senso che resterà segreto a voi, perché io, invece, so chi è. Sapevo anche che il pacco sarebbe arrivato. Ne presentivo pure l’interno… sono mica strega tanto per dire!
E allora, dov’è la sorpresa?! vi chiederete.
Beh, intanto nel mittente: prevedibile la sua follia, assai meno prevedibile il modo in cui la manifesta.
Poi, sicuramente nel rituale di apertura consigliato, che ho seguito con la massima scrupolosità: ho inserito il cd da ascoltare durante lo scartamento, ho aperto la scatola, ho letto quelle poche righe di accompagnamento, scritte con la minuzia di un amanuense; ho iniziato a sorridere e ho raggiunto il cuore del pacco con gli occhi sgranati e gli angoli della bocca dietro le orecchie.
Sembra una sciocchezza, invece, senza un’atmosfera sapientemente costruita, sarei arrivata all’oggetto ugualmente stupita, ma con un’espressione molto diversa: le sopracciglia aggrottate e la bocca spalancata per la caduta repentina del mento. Vuoi mettere?!
Alla fine, anche il contenuto è stata una sorpresa… Immaginavo si potesse trattare di scarpe, conoscendolo e conoscendomi, ma forse era più un desiderio: mai e poi mai avrei creduto che qualcuno, a distanza, potesse prendersi la briga di scegliere un paio di sandali per me. Eppure lui, il mio ammiratore segreto per voi, l’ha fatto: ha scelto un paio di sandali che giungono da molto lontano, dal Paese della samba; così alti, così particolari… da non poter essere indossati con leggerezza. Non sono solo un regalo, sono una prova di gusto: dovrò trovare l’abito adatto, gli accessori adatti, forse anche un luogo appropriato… o magari invece osare da quel punto di vista… E io accetto la sfida: saprò indossarli!
Il pensiero, in sé, è la sorpresa più grande: vederle e immaginarle su di me e poi prenderle, per me.
Come dite? Non è poi ‘sto gran pensiero? Non è un gesto così originale?
E allora perché nessuno di voi ci ha mai pensato prima?!?
Racconta qualcosa, lancia un appello, esterna un pensiero, esprimi un desiderio ...
che hai da dire? Approfitta, è la tua volta!
Il processo della conoscenza tra due persone inizia con la ricerca di elementi in comune, per provare ad accorciare le distanze nel minor tempo possibile. Nei rapporti di lavoro, poi, è un meccanismo ancora più frequente. Il punto in comune supera la barriera dei ruoli e gioca a favore di un rapporto di complicità: abbatte il muro dell' interdipendenza professionale e avvicina ad un rapporto più informale.
I venditori sono i più propensi ad un approccio di tipo "friendly". Come quel fornitore di abiti da lavoro che, dopo mesi di martellamento telefonico, ha deciso di venire a proporre il suo campionario senza un appuntamento, perchè si trovava casualmente di passaggio dalle mie parti.
- Dottoressa, ho saputo che lei è di Chieti, è vero?!
- Si
- Anch'io! Fantastico... ma allora siamo coetanei!
Quando sento puzza di avances indesiderate tendo a mettere le mani avanti, per prevenire il momento in cui il mio sospetto diventi una certezza, comunicando la totale assenza di interesse con tutta me stessa: il mio sguardo ti scavalca; il mio corpo si rifiuta di starti accanto; la mia bocca è incapace di sorriderti se non per pochi secondi e con una smorfia forzata; non ti rivolgo parola se non dietro interrogazione diretta e, anche in quel caso, non mi dilungo in chiacchiere; fingo di non vederti pur di non salutarti; non ti cerco e mi faccio negare se a cercarmi sei tu.
Qualcuno potrebbe obiettare che ricevere le attenzioni di un uomo è sempre lusinghiero e fa bene all’autostima; non è il mio caso, forse perché la mia autostima sta già abbastanza bene.
Secondo la mia corrente di pensiero, l’avance non può essere avulsa dalla fonte: solo se la fonte delle avances è gradita, il loro effetto è piacevole; diversamente, l’avance in sé è una grossa seccatura, perché costringe la donna a declinare inviti, sviare allusioni, inventare scuse, cercando di essere diretta ma non offensiva, simpatica ma non ambigua, ferma ma non acida…
Sarà che io ho sempre scelto, pur fingendo di essere scelta, ma proprio non concepisco l’accanimento di certi uomini, che io chiamo “da caccia”, a puntare le donne che palesemente non li filano; invece loro procedono a testa bassa, come i tori, senza sforzarsi di vedere la situazione con un minimo di spirito di osservazione, quel tanto che basterebbe a capire se è il caso di farsi avanti o battere in ritirata.
Sarebbe sufficiente porsi, con un briciolo di senso critico, poche semplicissime domande: mi guarda? mi ascolta per davvero? ha un’espressione serena e rilassata oppure ha il volto tirato di chi si sta sforzando e non vede l’ora che sparisca dalla sua vista? ride alle mie battute? mi da corda oppure cerca di tagliare corto? fa in modo di incontrarmi o mi evita come la peste bubbonica? mi ha dato il numero di telefono o si è affidata alla cabala per rivedermi? Una rondine non fa primavera, ma tre indizi fanno una prova.
L’uomo da caccia non raccoglie indizi: si lancia nel vuoto senza controllare che ci sia la rete di protezione, si assume il rischio a metà, senza mettere in conto la probabilità di fallimento dell’impresa.
L’uomo da caccia è convinto di essere un conquistatore infallibile: è figo, ci sa fare, è supersimpatico, ha una parlantina accattivante, sa rendersi desiderabile, come lui non ce n’è.
Peccato che le donne lo vedano sfigatello, goffo, pesante, logorroico, soffocante, uno scocciatore come tanti.
Contro l’uomo da caccia si può veramente poco: l’esercizio della dialettica educata e rispettosa fallisce clamorosamente, perché si fonda sul presupposto che l’interlocutore vanti il minimo sindacale di capacità cognitive e intuitive. E che ti stia a sentire. L’uomo da caccia, invece, parla da solo. Non ascolta le tue risposte, non gli interessa. Lui sa quello di cui hai bisogno, lui sa di essere quello giusto per te: tu, povera donna San Tommaso, devi solo permettere che te lo dimostri. Non ti piace la selvaggina?! Impossibile, non ti hanno mai portata nel posto giusto: vai con lui e scoprirai quanto la apprezzi. Odi la montagna? Se ci andrai con lui imparerai sicuramente ad amarla. Soffri nei posti accalcati? Sciocchezze! Accompagnalo a Roma in piazza S.Giovanni per il concerto del I maggio e ti accorgerai che in realtà adori i bagni di folla. Pensi che lui sia pazzo? Bene, lascia che te ne dia la certezza assoluta!
Non hai scampo… a meno che, tu non ricorra alla solita vecchia scusa, la più banale ma in assoluto la più efficace: paventare un fantasma di uomo con cui è già in corso una frequentazione. L’uomo da caccia soccombe soltanto davanti ad una mancanza di tempismo.
Credo di avere un effetto calamitante nei confronti di questi esemplari, l’ultimo l’ho scacciato proprio giorni fa con la solita vecchia scusa. Tronfio del suo essere “uomo da caccia” era anche spalleggiato da un mio collega, suo amico, che vestiva i panni del ruffiano: “è un carissimo amico per me, lo conosco da una vita”.
Di fronte alla solita vecchia scusa, l’uomo da caccia mi risponde che il mio ragazzo è fortunato, perché oltre ad essere bella sono seria, chiara e determinata a non lasciare spiragli ai corteggiatori”. La tentazione di scoppiare in una fragorosa risata è forte, ma lo spirito di conservazione lo è di più.
Ora attendo che il mio collega venga ad informarsi sulla mia love story per potergli rivelare che anch’io ho amiche care dai tempi dell’infanzia e, proprio perché le conosco bene, non le consiglierei mai ad un uomo!
Ehmbè?
Buona Pasqua pure a te!
Impossibile sfuggire alla tendenza delle Ballerine. Vorresti, ma non puoi. Le vedi ovunque: sulle riviste, sui manifesti, nelle vetrine di tutti i negozi, nei mercatini rionali, ai piedi delle star e della tua vicina di casa. Sei perseguitata. Le sogni anche la notte.
E allora, amica mia, è inutile resistere, cedi anche tu alla tentazione del momento e acquista un bel paio di ballerine. E’ la moda che te lo chiede!
Se desideri ardentemente comunicare al mondo la nostalgia della tua infanzia o mortificare la tua figura o, ancora meglio, le due cose insieme, non puoi sbagliare: indossa anche tu un bel paio di ballerine!
Non fermarti davanti ad un modello banale, rifuggi dalla semplicità della tinta unita e di una linea discreta: osa! Prendile stampate con i soggetti più improbabili, decorate con fiocchi, stelle, fiori e frutti, ricamate, paillettate, metallizzate, rivestite con gli scampoli avanzati da tovaglie, tende, rivestimenti di divani…
D’altra parte, ricordi ancora i tuoi gusti di bambina: quanto più un articolo era insolito ed eccentrico, tanto più ti piaceva. Giacché ci sei, ora che sei grande e devi dedicare la giusta attenzione ai particolari che fanno la differenza, non dimenticare di indossare le tue ballerine nuove con un fantastico paio di calzini/gambaletti fantasia con doppio merletto. Abbaglia i tuoi ammiratori, ipnotizzali, confondili, lasciali crogiolare nel dubbio: dove inizia la gamba e dove finisce la scarpa? si sarà vestita al buio? sta facendo una penitenza?
E’ la moda che te lo chiede!
Non essere affrettata nella scelta del modello: cerca bene quello che più avvilisce la tua silouette. Sceglile basse basse, raso terra: la ballerina autentica non ha il tacchetto! E poi, tu vuoi tornare bambina, giusto?! Quelle col tacchetto lasciale a chi ha il mito di Nonna Papera.
Scegli una punta corta e tonda, ideale sia per far tendere a infinito un piede lungo e sottile, sia per rendere tozzo un piede corto e a pianta larga: la moda dei piedi contempla allo stesso modo lo stile baguette alla francese e lo stile pagnottella da un chilo.
Se hai i piedi piatti o le ginocchia valghe, lascia che le tue ballerine amplifichino l’effetto della camminata strascinata: è la moda che te lo chiede!
La moda chiede, la moda dà.
Scoprirai, dopo una giornata intera con le tue ballerine ai piedi, infiniti altri benefits inclusi nel prezzo: caviglie gonfie come il collo, blocco della micro-circolazione periferica, dolori lombari, infiammazione dei tendini, crampi muscolari…