ilallallero

Vita da Strega

Eccomi

Strega per gioco e per passione, amo la vita perché riserva sempre sorprese speciali.



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martedì, 29 maggio 2007
Scacco matto 

Chi è che non ha mai notato la ripetitività degli articoli di punta delle riviste femminili?! C’è sempre qualche pezzo che conserva la sua validità per un un anno o addirittura da un anno all’atro: quelli sulle diete post festività natalizie, per esempio, possono essere tranquillamente riciclati per la remise en forme in vista della prova bikini, o gli utilissimi consigli per proteggere pelle e capelli senza rinunciare ad una invidiabile tintarella, che si ripetono identici da un estate all’altra. E’ un argomento trito e ritrito, che non merita trattazioni ulteriori.

Vogliamo allora parlare delle riviste di taglio maschile?! E ci risiamo: neanche quelle si distinguono per la varietà dei temi trattati tra un numero e l'altro: dalle piccole regole alimentari per un corpo statuario, a pochi e facili esercizi per scolpire gli addominali, alla moda per lui, alle tattiche di conquista.

C’è una differenza però: le riviste femminili non mancano mai di rispetto agli esponenti dell’altra metà del cielo, cosa che non vale al viceversa.

Mi è capitato tra le mani uno di questi giornali ad uso e consumo maschile, all’interno del quale  un dossier illustrato sull’ars amandi titola il suo contenuto così: “ Come farla impazzire in 10 mosse”.

Ma … parliamo di una donna o di una scacchiera?


Postato da: ilallallero alle 09:52 | permalink | commenti (52) |

giovedì, 24 maggio 2007
Dei molliconi, provoloni &Co. 

 

Ehi tu,

corteggiatore educato che giochi a fare il bel tenebroso, nessun frequentatore della palestra vanta la tua finezza e la tua discrezione nell’arte della conquista.

Nessuno di loro ha mai dimostrato la tua perseveranza, te lo riconosco. Ma ora, dopo quasi due anni, è il caso di sfoderare un po’ di realismo e battere in ritirata.

Smettila di trafiggermi con lo sguardo, tanto non sanguinerò… perché non mi fai sangue.

Sei un bel tipo, ma non basta per essere il mio tipo.

Nessun pregiudizio sugli uomini divorziati: ti sei sposato giovane, hai commesso un errore e ora vuoi recuperare il tempo perso. E non ti condanno per questo.

Il divorzio a volte distrugge, ma spesso fa rinascere. E tu sei un caso esemplare di ritrovata giovinezza.

Hai i tuoi anni, ma te li porti fin troppo bene, devo ammetterlo. Però sei un po’ troppo maturo per i miei gusti.

Potresti essere mio padre e non è un modo di dire.

Hai l’aria di chi la sa lunga… e vorrei ben vedere che fossi inesperto, alla tua età!

Ma la memoria è corta. Davvero non ti ricordi di me?!

Non ricordi quando andavi a prendere tua figlia alle scuole elementari?!

Era in classe con me!


Postato da: ilallallero alle 09:17 | permalink | commenti (43) |

lunedì, 21 maggio 2007
Teorie fotografiche 

La mia cerchia di amici conta un cospicuo numero di maniaci della fotografia, me compresa.

Un vecchio spot dei primi anni 90 recitava “una foto non scattata, è un ricordo che non c’è” e noi ne siamo ancora testimonianza vivente. Non siamo né un gruppo di appassionati professionisti, né un gruppo di indomabili turisti giapponesi; anche se quest’ultima è la categoria a cui somigliamo di più.

Indipendentemente da chi e quanti siamo, c’è almeno una fotocamera ogni 3 persone.

Prima ci limitavamo a sfoderare le macchinette solo nelle occasioni ritenute “degne di nota” come viaggi, cerimonie, feste… Poi, col tempo e con l’avvento delle digitali, abbiamo iniziato a girare sempre armati: ogni scusa è buona per qualche scatto, anche nelle situazioni più insospettabili. E’ per questo motivo che ognuno di noi dispone di book fotografici da competizione, che esiste una foto adatta ad ogni occasione, che  realizziamo invidiatissimi e ineguagliabili calendari a tema, a tiratura limitata (rigorosamente solo per noi!).

Quando ci muoviamo in gruppo è tutto uno scintillare di flash che lascia la scia, effetto cometa; se siamo in un luogo chiuso, magari attorno ad un tavolo per mangiare, ci vogliono gli occhiali da sole e anche dei forti tranquillanti, perché alla lunga, il flash procura sintomi di isteria.  C’è chi ha lamentato attacchi di cefalea acuta per colpa dei flash e chi addirittura, per lo stesso motivo, ha perso qualche diottria.

Spesso la presenza di una fotocamera è la scusa per delle gag supreme… come se ci servisse una scusa!

Le foto si scattano, si studiano già dal display della macchinetta e poi sui monitor dei pc e… si scambiano, un po’ come si faceva con le figurine, c’è l’ho/mi manca. Ed è proprio nel momento dello scambio che scatta il confronto tra i fotografi: c’è una sorta di competizione implicita sulle foto più belle che, di conseguenza, conferiscono il titolo di  miglior fotografo del caso.

Le immagini migliori sono quasi sempre quelle che cattura lui. Vuoi o non vuoi, ha il primato assoluto, sempre, su tutti. Quando riceve complimenti fatica ad accettarli perché –sostiene- non è questione di bravura: la scelta dell’angolazione, l’esposizione, la capacità di cogliere l’attimo… sono tutte stupidaggini. Secondo lui i grandi fotografi non esistono, quelli famosi devono il loro successo al multishooting. Il segreto della qualità sta nella quantità : più scatti fai, più aumenta la probabilità che ci siano belle foto… per la legge dei grandi numeri!


Postato da: ilallallero alle 09:17 | permalink | commenti (44) |

martedì, 15 maggio 2007
Profumo di nonno 

Guidare un’auto che non è la propria riserva sempre qualche sorpresa. C’è chi teme di trovare un freno che non frena, chi di non trovare un optional a cui  non sa proprio rinunciare. Io temo l’odore dell’abitacolo. Più che del cattivo odore, ho paura dei deodoranti, perché ce ne sono di ugualmente cattivi. Sono letteralmente terrorizzata dall’olezzo a cui potrei andare incontro aprendo la portiera. Non vado matta per i profumi, mi piacciono solo quelli delicati, né troppo dolci, né troppo cipriosi. Ho un olfatto da segugio e le profumazioni invadenti diventano, per me, invasive. 

Stamattina credevo di avere accanto un vecchietto con il classico dopo barba nauseabondo anni 70, percepivo l’aroma denso da nonno improfumato per le grandi occasioni: un odore prepotente che si fissa nei chemioricettori  per ore, talmente convincente che ho girato più volte la testa verso il sedile del passeggero, per assicurarmi che non ci fosse nessuno.

Maledetto arbre magique al vetiver!


Postato da: ilallallero alle 09:03 | permalink | commenti (46) |

mercoledì, 09 maggio 2007
Nuova Guida Michelin 

Ho un amico intenditore di toilette. Il suo giudizio su un qualsiasi interno abitabile  è fortemente influenzato dal bagno. La stanza da bagno è il suo ambiente preferito. Esige che sia impeccabile perché, a detta sua, ci si trascorre gran parte del tempo in intimità con se stessi e la propria intimità ha un valore inestimabile.

Indi, il bagno deve essere un luogo particolarmente curato ed accogliente, alla pari di un salotto, per esempio. I bagni dei locali pubblici poi, dei ristoranti in modo particolare, dovrebbero essere, oltre che puliti a specchio, dotati di tutti i comfort possibili, per far sentire il cliente come a casa propria. Espletare le proprie funzioni in bagno, dalla lavata di mani al breve bisogno fisiologico e perché no, anche quello lungo se arriva all’improvviso, deve essere considerato paritario al mangiar bene.

Per questo motivo resta profondamente deluso dai ristoranti rinomati quando, alla cura della cucina e della sala, non corrisponde altrettanto riguardo nell’area toilette. Ed è proprio per questo motivo che ha deciso da tempo di scrivere una nuova Guida Michelin: la Guida ai cessi d’Italia.

Sulla falsa riga della guida hotel e ristoranti, la sua edizione si propone come punto di riferimento per trovare il proprio ideale di toilette, tra tutte quelle selezionate da un vero estimatore, lui, rigoroso nei giudizi e fiero della propria indipendenza. Come l’originale, ogni segnalazione sarà contrassegnata da simboli che andranno a costituire un linguaggio universale, per consentire al lettore di trovare ciò che cerca a colpo d’occhio.

La simbologia scelta per la guida ai cessi d’Italia contempla due icone fondamentali, il cessetto e il rotolino: il cessetto sta indicare le caratteristiche funzionali del servizio; il rotolino è invece indice di optional e amenità varie. Alcuni esempi: il cessetto è segno di spazio, pulizia, presenza di carta igienica, bidet, sapone, salviette per asciugare le mani (dalla carta fino al lino, in modalità usa e getta), specchio, cestino, fasciatolo, …

Il rotolino rimanda, invece, a tutti quei dettagli, non fondamentali per il servizio, ma che fanno la differenza conferendo quel tocco di classe in più: antibagno, appendi abiti, complementi d’arredo inattesi (quadri, vasi con fiori freschi o secchi, sedia vs poltroncina, tappeto, portariviste …), copri-tavoletta, deodorante/disinfettante per ambienti, selezione di profumi e/o saponi, spazzole per abiti, pettinini, phon, distributore di spazzolino e dentifricio, …

La presenza di suddette caratteristiche, variabili in termini sia quantitativi sia qualitativi, sarà contrassegnata dalla presenza delle icone: 2 cessetti, 0 rotolini; 3 cessetti, 2 rotolini; 4 cessetti, 1 rotolino, …; fino al superlusso (non ancora mai trovato)  5 cessetti, 5 rotolini. Un breve ma esaustivo commento completerà le informazioni di ogni servizio, descrivendone l’ambiente, l’atmosfera, le peculiarità.

La stesura della guida è oggi in stato di fermo. Gli impegni molteplici della vita quotidiana sottraggono tempo ed energie a questo lavoro di ricerca.  Lui si è rivolto a me per una collaborazione senza impegno: in effetti, con la mia “vescica facile” vedo più bagni io che 100 soggetti presi a random dalla popolazione. Io, famosa per segnare il territorio con una frequenza superiore a quella di qualunque altro animale,  gli sto dando man forte. Affinché questo volume sia in libreria il prima possibile, lancio un appello a chiunque voglia offrire il proprio contributo scovando nuovi indirizzi in lungo e in largo per la Penisola (Isole incluse!).

Resta chiaro che la validità delle segnalazioni sarà poi verificata direttamente dall’esperto: a lui l’ultima pipì!

 


Postato da: ilallallero alle 09:24 | permalink | commenti (45) |

lunedì, 07 maggio 2007
Privilegi 

La mia città è disseminata di negozi di intimo: tanti per densità di popolazione.

La mia città è disseminata di negozi di ottica;  tanti per densità di popolazione.

La mia città è disseminata di banche; tante per densità di popolazione.

La mia città è disseminata di pazzi;  troppi per densità di popolazione. Ce n’è almeno uno ogni due quartieri. Lungo la mia via, invece, ce ne sono due; così io ho il privilegio di averne uno tutto per me: il mio personale incubo, da una vita. Il mio pazzo dedicato abita a due palazzi di distanza dal mio: incontro più facilmente lui che la signora della porta accanto.

L’atteggiamento nei confronti di matti, toccati, pazzoidi che girano a piede libero è sempre lo stesso da parte di tutti: sorriso e spallucce, forti della convinzione che, in fondo, non siano poi pericolosi. Fino a prova contraria, sostengo io. Il mio pazzo personale è un uomo sulla quarantina, credo: anche se ha la stessa identica faccia da 25 anni a questa parte. Me lo ricordo bene quando, tornando da scuola, già dalla V elementare, lo trovavo appostato sul marciapiede, all’altezza di casa sua a ripetere lo stesso copione: gomito destro appoggiato al muretto, braccio sinistro protratto in avanti a mostrare l’orologio e la solita domanda “scusa, sai che ore sono?” Anche da bambina, non è che le mandassi a dire. Così la prima volta ho provato a rispondergli “cosa porti a fare l’orologio se non sai leggere l’ora?”, poi “le circa meno quasi”, poi ancora “è l’ora di ieri a quest’ora”… e infine, scocciata, mi sono rassegnata a prestare il servizio di ora esatta con aria di sufficienza. Rispondendo a quella domanda mi sono fatta grande, giorno dopo giorno, mese dopo mese, anno, dopo anno.

Speravo che durante la mia lunga assenza avesse trovato qualcuna con cui sostituirmi … invece  ha aspettato il mio rientro in patria per deliziarmi con un nuovo repertorio. Ha imparato a farmi le poste, per esempio.  Prima di rientrare a casa si guarda intorno in tutte le direzioni e se mi avvista, si ferma ad aspettare il mio passaggio. Se lo incrocio per strada, cambia la rotta e inizia a seguirmi. Se mi vede ferma a parlare con qualcuno, si ferma anche lui, a distanza, in attesa che io mi rimetta in cammino per venirmi dietro. Una volta è passato in macchina –si, guida pure!- e mi ha vista fuori dal portone: ha inchiodato senza troppi indugi e l’amico che stava venendo a prendermi, dietro di lui, non l’ha tamponato per miracolo. Ma l’ha ricoperto di insulti. Ed era il minimo.

Un angelo custode?! Beh, io me lo sono sempre immaginato diverso: una presenza che rasserena invece di inquietare, che fa sentire protetti anziché minacciati. Inizio seriamente ad aver paura di questo soggetto. Non ha fatto mai nulla di male a nessuno… non ancora… e non ci terrei ad essere la prima.

Lavora come garzone di un fioraio, fa le consegne a domicilio. Finché non scopro per quale fioraio lavora, che nessuno si permetta mai di mandarmi fiori a casa!

Dicono di lui “non è pazzo… è che… non è tanto normale!” Ma nessuno è riuscito a spiegarmi la differenza. Contrariamente alla spavalderia con cui lo affrontavo da bambina, oggi lo temo perché non so come potrebbe agire e/o reagire. Lo temo al punto di evitare il suo sguardo. Lo temo al punto di fuggire quando lo intravedo all’orizzonte. Lo temo al punto di farmi accompagnare davanti al portone di casa se si è fermato ad aspettarmi (e Mars ne sa qualcosa!). Ma soprattutto, lo temo al punto da aver riscoperto l’utilità di un regalo, uno scomodissimo portachiavi di peso e ingombro pari ad un candelabro Luigi XV!


Postato da: ilallallero alle 09:24 | permalink | commenti (49) |

giovedì, 03 maggio 2007
Peschi le pesche? 

Stufo di subire le razzie dei predatori di passaggio, il contadino pianta davanti al suo terreno coltivato un cartello minatorio scritto a mano, con vernice rosso-sangue:

 

SE TI PESCO

TI BECCO!

 

Uomo avvisato, …

 


Postato da: ilallallero alle 09:48 | permalink | commenti (29) |