Akille
Akio
Akyla
Angusto
Arcadi
Clarke
Clio
Entusiasmo
Fulvia Leopardi
Giovy
HomerJSimpson
Ian Starkiller
Il Muro
Illogica
InsaneSoul
Johnny Durelli
Juditta
Kaosct
Laislabonita
Lakota
Le Mie Mari
Lucamadeus
Marsettantuno
Mascia
Moz
Ninna_r
No Filter
oscarblog
Ossidiana
PensierInEccesso 2.0
Personalità Confusa
Prossimamente
rick_deckard
Sciroccata
Simple
Smartleaving
Stammtisch
Ste
strontium-dog
Sw4n
Televisionando
The Pixies
Todomodo
Zizio
ilallallero in Che accade?
utente anonimo in Che accade?
newdays in Che accade?
entusiasmo in Che accade?
ilallallero in Che accade?
akio in Che accade?
angusto in Che accade?
MOZmoz in Che accade?
ilallallero in Che accade?
LeMieMari in Che accade?
oggi
maggio 2008
aprile 2008
marzo 2008
febbraio 2008
gennaio 2008
--- 2007 ---
visitato *loading* volte
“Perché io sono una persona discreta, e lei lo sa, signorina” mi dice sempre l’anziana signora del pian terreno a suggello dei pettegolezzi che mi racconta, alternando le volte in cui mi da del “lei” a quelle in cui mi da del “tu”, a seconda della solennità della chiacchiera.
Ha sempre qualche notiziola appetitosa da divulgare, qualche fatterello clamoroso che non sa tenersi in corpo, ma a cui si deve, necessariamente, fare la tara.
Ha le physique du role delle portinaie dei mega-condomini delle grandi città, quelle che conoscono i fatti di tutti e si premurano di divulgarli. Peccato che la nostra, al mare, sia una palazzina piccola, di 8 appartamenti: ma lei sa spaziare, tenendosi informata anche sui residenti delle abitazioni limitrofe. Eppure non esce mai di casa. Ma la posizione privilegiata del suo terrazzino le permette di tenere tutti sotto controllo. E chi dice che ad una certa età si va incontro alla sordità, non ha ancora fatto i conti con il suo udito sopraffino anche se spesso, mal si confà con la cattiva comprensione di alcune questioni. Devo ancora appurare se fraintende o se intende bene, ma il gusto di spargere un po’ di sana zizzania è più forte. Poi, quando la cogli in fallo e inizia ad incartarsi, è pronta con la giustificazione “io non so, pensavo… perché io non chiedo mai, sono una persona discreta io!”.
Chi fa cosa, chi si lamenta di cosa, chi va e chi viene, chi dice di chi, chi ha litigato con chi e per cosa; chi si sposa e chi si lascia, chi cambia lavoro e chi fa ancora lo stesso, chi ha le conoscenze utili per questo e quello… sa tutto lei. Ma non è egoista, condivide sempre il suo sapere. Con discrezione. Cioè a tu per tu, sottovoce.
E così, un giorno, mentre stendevo i panni sul balcone, mi sento chiamare per nome da una signora, mai vista prima, affacciata ad una finestra del palazzo di fronte. “Scusami cara se ti importuno. So come ti chiami perché me l’ha detto la signora del pian terreno. Sono giorni che guardo per vedere se ci sei. Ma la signora del pian terreno, poi, mi ha detto che eri via, in vacanza. La tua mamma presta servizio nella Croce Rossa, vero? Me l’ha detto la signora del pian terreno. Io avrei bisogno di una persona che faccia assistenza ad un malato … è per mio fratello… se prendi carta e penna ti do il numero! –sventolando un foglietto di carta-. Giorni fa ho visto passare tuo padre: me l’ha detto la signora del piano terra che era tuo padre, ma che era meglio che parlassi direttamente con te, che lui non ne sa nulla. Scusami se mi sono permessa di disturbarti, ma la signora del pian terreno mi ha detto il tuo nome e mi ha detto di chiamarti dalla finestra non appena ti vedevo…”.
Immaginate una signora di mezza età, con il capello sconvolto dall’afa e la vestaglietta da casa fiorata, che grida, muovendo l’indice verso il basso ogni 3 parole, problemi familiari delicati ai 4 venti. Non sapevo se ridere o piangere, ma alla fine un compromesso l’ho trovato. Ho scelto di piangere delle sue disgrazie e ridere della mia: la discreta signora del pian terreno.
Siamo nati tutti ad agosto nel mio giro di amicizie. Non proprio tutti, una buona metà. Se contiamo anche i nati di giugno e di luglio, deve aver fatto molto freddo a settembre e ottobre nei primi anni 70.
Ma parliamo di agosto, parliamo dei compleanni che si rincorrono senza tregua il 5, il 9 (compleanno doppio), l’11, il 15, il 17, il 23 e il 28 (il mio, a chiudere il giro e… anche l’estate).
Una festa tira l’altra, si, anche tra noi vegliardi: perché a dispetto dell’età anagrafica che avanza, quella mentale resta ancorata alla goliardia della seconda adolescenza. Soprattutto, un regalo tira l’altro. Cosa che sottende investigazione mascherata preliminare, organizzazione, fantasia, buona memoria per non ripetersi da un anno all’altro, voglia di girare per negozi con il caldo… E chi è che può vantare queste caratteristiche?! In teoria tutti. E chi è che volontariamente si immola per la causa, per ricevere in cambio solo la somma gratitudine degli altri? In pratica nessuno. Ma alla fine un pollo si trova sempre.
Piacere, gallina!
Il bastoncino corto lo pesco quasi sempre io. No, no, il mio non è ammirevole altruismo. Il mio è egoismo allo stato puro. E’ che io odio fare le cose di fretta, il giorno prima se va bene o il giorno stesso, specie se sono in vacanza: giornate in cui voglio assolutamente godere il lusso di non avere impegni, di muovermi alla moviola, di non prendere la macchina, di non pensare, di voler fare e cambiare idea un istante dopo. Così, pur di non essere coinvolta a girare in coppia, come il secondo carabiniere, faccio da sola e lo faccio prima di andare in ferie, approfittando della frenesia degli ultimi giorni di lavoro, quando un impegno in più o in meno non fa la differenza. Anzi, c’è il gusto dello sprint finale, del colpo di coda prima di gareggiare per la vittoria della coppa dell’ozio.
La corsa ai regali di compleanno di agosto richiama molto il 24 dicembre. E’ come se Natale, per noi, venisse due volte. Torna di nuovo ad agosto. Ma senza albero. E a casa mia, il letto della camera degli ospiti è pieno di buste, pacchi e pacchetti.
Se solo avessi un po’ di dimestichezza con il mondo vegetale, potrei tenere una pianta sul terrazzo, per metterci sotto i regali. Dopo l’Albero di Natale, la Palma d’Agosto. Sarebbe una vera sciccheria!
La mia settimana in barca a vela doveva essere una vacanza selvaggia: vita di mare, pelle riarsa, pochi comfort e soprattutto poca acqua, razionata, per cucinare, pulire, fare i piatti e per l’igiene personale di 7 persone. Il monito alla partenza è stato: poche docce e veloci, niente sprechi. Messa così, più che una vacanza sembrava una punizione, una prova di resistenza, un’esercitazione militare… Invece l’acqua è stata sufficiente, per tutto e per tutti.
L’acqua mi è mancata al ritorno, a casa, dove posso dire di aver trascorso la vera vacanza selvaggia. L’erogazione è stata interrotta a causa della scoperta improvvisa di cisterne inquinate. Non ci ha creduto nessuno che sia stata una sorpresa, ma rimando la disquisizione sugli interessi politici e su quanta ce ne siamo già bevuta a quando, magari, saprò anche descrivervi gli effetti indesiderati su di me e sul resto della popolazione regionale. Dopo i primi 2-3 giorni di panico, pare che un esercito di rabdomanti abbia trovato nuove falde da perforare e nuova acqua da far correre fino ai rubinetti dei contribuenti. In gran ristrettezza, ovviamente.
In città si è provata l’ebbrezza dell’erogazione a fasce orarie, 3 ore al mattino e 3 alla sera; al mare, invece, hanno ovviato riducendo sensibilmente la pressione, per poter garantire la continuità di un filo d’acqua corrente. Ai piani bassi. Perché io, al IV piano, non ne avevo. A casa mia, rubinetti secchi tutto il giorno: quelli che quando li apri senti fare solo “ccchhhhhrrrrr cccchhhrrrrrr”. Eppure, da che ricordavo, la mia palazzina doveva essere dotata di autoclave. Infatti ricordavo bene. Peccato che fosse fuori uso da un paio d’anni e che in pieno agosto non avremmo trovato nessun operaio disponibile al suo ripristino. D’altra parte avevo pagato per una vacanza selvaggia e non l’avevo ancora goduta.
Il caso ha voluto che, uscendo la sera e tirando tardi, scoprissi il mio tesoro: a tarda notte (o al mattino presto che dir si vogliano le ore piccole), mentre tutto il quartiere, il più popoloso, dormiva beato, io avevo l’acqua, tanta acqua, alla giusta pressione. E allora… mambo! Prima di andare a letto avevo un sacco di cose da fare: docce sfrenate, provviste d’acqua in bottiglie, secchi, pentole; lavatrici e lavastoviglie; pulizie di casa… e c’è mancato poco che, rapita dall’entusiasmo, giocassi a gavettoni da sola.
La riserva d’acqua era fondamentale per la sopravvivenza diurna: dall’igiene quotidiana fino allo sciacquone manuale. L’abbattimento e la rabbia iniziali, che non servivano a risolvere il problema, hanno ben presto ceduto il passo al mio spirito creativo, per fronteggiare al meglio la situazione: vaschetta e spugnetta per la pulizia del viso, come dall’estetista; bottiglia con fondo appositamente forato effetto doccino; spruzzino nebulizzatore… Solo i capelli erano un problema: troppo lunghi e troppo folti per essere lavati con mezzi di emergenza o in piena notte, col rischio di addormentarmi con il phon in mano e risvegliarmi con il collo completamente bloccato. Così, come le vere signore, sono andata a lavarmi i capelli dal parrucchiere, dotato di autoclave indi strapieno, anche in un banale martedì, come accade solitamente per l’ultimo dell’anno. E’ stato un po’ dispendioso ma, che diamine, siamo in vacanza e in vacanza, si sa, si spende un po’ di più!
Due settimane abbondanti in queste condizioni, finchè, dopo i famosi fuochi del 18 agosto, i forestieri hanno ripreso la strada di casa, la zona ha iniziato a svuotarsi e l’acqua corrente a riuscire anche dai miei rubinetti ad orari decenti.
A suggello delle ferie selvagge, la mia estetista che voleva rifiutarsi di farmi la ceretta, perché i miei 4 peli, già scarsamente visibili, si mimetizzavano perfettamente con l’abbronzatura. L’ho dovuta minacciare per convincerla ad andare a memoria o quanto meno ad intuito. Sacrificata ancora ancora ci sto, ma pure pelosa proprio no!
Le ferie vanno e vengono… e a volte ritornano!
Tornerò anch’io. Come sempre. Come Lassie.