ilallallero

Vita da Strega

Eccomi

Strega per gioco e per passione, amo la vita perché riserva sempre sorprese speciali.



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giovedì, 27 settembre 2007
I love(d) shopping 

(dedicato ad Akio)

 

Non faccio spese folli da mesi, ormai. Non ne faccio neanche di savie. Non faccio proprio spese.

Non pratico più lo sport preferito dalle donne. Perché lo shopping è uno sport, inteso sia nell’accezione di passatempo, sia di esercizio fisico. Lo shopping è una disciplina completa che coniuga l’attività cardiovascolare con la tonificazione muscolare: prevede camminate, più o meno lunghe, più o meno veloci;  il prendi e riappendi;  lo spogliarsi-provare-rivestirsi; il sollevamento pesi delle buste piene.

Come ogni attività dinamica fa bene al corpo e allo spirito. Fa meno bene al portafoglio ma, è la vita: non si può avere tutto. E poi i soldi servono per essere spesi: quindi, alla fine, è giusto così.

Lo shopping è anche un mantra tipicamente femminile, più efficace della meditazione, più immediato del prozac e di qualsiasi altra promessa di felicità. Lo shopping è la felicità: una felicità più duratura di quell’attimo da dividere con Stock 84, che inizia dal programmare l’attività, continua nell’espletamento dell’attività stessa e spesso perdura per diversi giorni dopo. Lo shopping è equiparabile ad una sindrome maniacale all’apice del delirio di onnipotenza.

Gli effetti che produce possono facilmente accomunarlo ad una droga che promette piacere, mantiene la promessa del piacere e crea dipendenza da questo piacere.

Al momento mi trovo in una fase di disintossicazione forzata. Mio malgrado non riesco più a fare shopping. E ne soffro. La causa è riconducibile al ritorno dei mitici anni 80, che io preferirei ricordare più come mitologici. Io li ho vissuti in pieno e li ho vissuti da adolescente, in quel periodo critico della crescita che ti porta a sperimentare sempre nuove identità alla ricerca della tua, quella vera, definitiva: cosa che ha comportato un lungo ciclo di abbrutimento dell’immagine allora e uno, altrettanto significativo, di vergogna negli anni successivi, anche solo al pensiero di quel che fu. Era così traumatico rivedere certe foto che ho preferito distruggere le prove e non lasciare ai posteri traccia del mio passato. Una donna senza adolescenza. Apparentemente. Per gli altri. Per me, invece, il ricordo è marchiato a fuoco nella memoria: impossibile da cancellare.

Oggi dico “no” agli anni 80. C’è voluto più di un decennio per far capire alle donne come conferire grazia alla propria figura, come esaltarla e adesso proprio non si può tornare indietro. Non ce lo possiamo permettere. Io non me lo voglio permettere!

Ci sono voluti anni per accettare scarpe a punta e tacchi sottili, che slanciassero la figura: io mi rifiuto di calzare quei monconi che segnarono l’epoca di Raffaella Carrà e Stefania Rotolo.

Nel periodo “Paninaro” ci siamo fatti prendere in giro dai nostri genitori per via dei pantaloni corti alla “saltatore di fossi” o alla “acqua alta in piazza San Marco” e abbiamo imparato, col tempo, qual era il punto giusto per far cadere l’orlo. Ora ci risiamo: i pantaloni si fermano alla caviglia, appena sopra il malleolo.

Il ritorno del tartan mi fa rabbrividire: rispettiamo le tradizioni e lasciamolo confinato in Scozia. Ché mica ho mai visto una donna scozzese girare in costume tipico abruzzese con la conca in testa, per esempio.

Addio vita bassa, recita il nuovo must: la  vita di gonne e pantaloni si sta alzando (e presto tornerà ai modelli di fantozziana memoria). La “semi” vita alta, fase di passaggio, è la peggiore in assoluto, sia in termini estetici che di scomodità: è quella che passa sull’ombelico, che strizza e strozza il respiro, quella che riesce a tirar fuori rotolini di carne anche a chi è pelle e ossa e non permette di mangiare neppure un’oliva senza sentire immediatamente un’occlusione alla bocca dello stomaco. E’ quella che ti fa apparire col busto decisamente più corto delle gambe, tutta anca, e ti conferisce un sedere a forma di pera Williams, lungo, lunghissimo, che inizia a metà colonna vertebrale e termina dietro alle ginocchia.

“Ho girato e rigirato, senza sapere dove andare” (prendo in prestito le parole di Baglioni che ben descrivono i miei tentativi di shopping falliti e la mestizia che mi accompagna) alla ricerca di un’alternativa: ma non ne ho trovate, non ancora. Dichiaro la mia attività di shopper temporaneamente sospesa. Spero temporaneamente. Spero che qualcuno mi lanci un appiglio: il nome di un negozio, di una marca che mi permetta di trovare al più presto un paio di jeans a vita bassa. Sarebbe la giusta dose di metadone. Intanto sono costretta a vivere di quanto finora accumulato nel mio guardaroba. C’è abbastanza roba per vestire un intero college femminile, direbbe mia madre. Ma le madri, si sa, parlano sempre a sproposito.

 

 


Postato da: ilallallero alle 09:40 | permalink | commenti (46) |

lunedì, 24 settembre 2007
Bambini, questi sconosciuti… 

E pensare che ne ho visti sempre e solo in carne ed ossa, un po’ come siamo fatti noi adulti ma in miniatura. Eppure, di anno in anno, grazie ai cartelli esposti fuori da alcuni caratteristici esercizi commerciali italiani, sto iniziando a fami una cultura in proposito.

 

“ALL’INTERNO IMPERMEABILI PER BAMBINI GOMMA”

(bellini… chissà se rimbalzano come la pallina matta!”)

 

“VENDO GIUBBINI PER BAMBINI DI PLASTICA”

(riciclabile, mi auguro! Io non lo vorrei un bambino che inquina)

 

“COSTRUIAMO SU MISURA LETTI A CASTELLO PER BAMBINI DI LEGNO”

(ma allora Pinocchio non è una favola, è tutto vero!)

“UOVA FRESCHE PER BAMBINI DA SUCCHIARE IL LUNEDI’”

(ghiaccioli? caramelle? E perché solo di lunedì, negli altri giorni che te ne fai?)

“AL REPARTO BAMBINI 3 AL PREZZO DI 2”

(di quale tipologia? Anche misti?)


Postato da: ilallallero alle 08:49 | permalink | commenti (52) |

giovedì, 20 settembre 2007
In che senso? 

Ma quanti sono, in totale, i sensi? Comunemente si parla dei 5 sensi riferendosi agli organi percettivi. Qualcuno annovera un sesto senso, non meglio definibile, come guida in situazioni sconosciute o giustificazione per le esperienze "misteriose" che costellano la nostra vita quotidiana. Si parla di senso civico, senso del dovere… E poi, non so in che posizione ordinale, c’è lui, il più incredibile, il più inspiegabile, altamente discriminante: il senso dell’orientamento. Nessuno è ancora riuscito a svelare l’arcano per cui qualcuno nasce con uno spiccato senso dell’orientamento che altri, invece, non hanno.

C’è chi dice che sia una prerogativa maschile, forse semplicemente perché le donne hanno meno fiducia nel loro senso dell'orientamento rispetto agli uomini. Eppure, a volte capita che quelle donne che si dichiarano dotate di poco senso dell'orientamento, poi, nella pratica, risultano molto più precise degli uomini che avevano vantato il proprio senso dell'orientamento.

Io appartengo alla categoria delle sfiduciate ma a buona ragione: non mi fido del mio senso dell’orientamento perché non ce l’ho. E non parlo di spiccato senso dell’orientamento, non parlo neanche di un discreto senso dell’orientamento; parlo del minimo sindacale di senso dell’orientamento. Del tutto assente. A meno che io non mi trovi davanti al mare, dove intuisco più o meno agevolmente le direzioni cardinali; purché si parli di Tirreno o Adriatico, ché già sullo Ionio potrei avere qualche problema.

Se guida un altro è quasi “normale” non prestare attenzione alla strada che si percorre: se guido io è uguale! Fatta una strada in andata, per me, il ritorno non è così automatico come dicono. E neanche ripetere il percorso una seconda volta, ammesso che alla prima sia andato a buon fine. Spesso percorro strade apparentemente sconosciute per poi sorprendermi di come io abbia raggiunto una destinazione nota. Innumerevoli sono gli episodi di smarrimento che mi hanno vista impersonare ruoli da protagonista: mi fanno ridere quelli che dicono “basta seguire i cartelli”: i cartelli mica camminano per farti strada!

Sono solita compiere titanici sforzi di memoria per fissare punti di riferimento: a volte pagano, altre no. Come quando davanti al mitico palazzo verde acido accecante, punto di svolta, ne hanno costruito uno nuovo, dal colore non colore, di quelli che passano ampiamente inosservati. E ho tirato dritto.

Quando manca il senso dell’orientamento, l’autonomia è fortemente compromessa. Da spirito libero quale sono, accetto di buon grado di dipendere da altri, che siano autisti, navigatori o passanti a cui chiedere informazioni.

Proprio per questo, se devo dare indicazioni, sono prolissa, precisa e dettagliata all’inverosimile: impossibile che non raggiungiate un posto se vi do io le coordinate. Perché vuol dire che io ce l’ho fatta. E se ci sono riuscita io, può riuscirci chiunque. Di contro, mi piacerebbe ricevere lo stesso trattamento, ma non oso chiedere tanto; mi accontenterei di potermi appigliare a indizi universalmente riconosciuti, come avanti e indietro, destra e  sinistra. Invece, una forma di contrappasso spiegabile solo da Murphy, mi condanna all’antica arte dell’arrangiarsi. Così, ad un banale “Scusi, un’informazione: via Bernabei?” Mi trovo davanti un omino concitato, che muovendo la testa a scatti e agitando entrambe le mani a mulinello mi risponde “ Ah, beh, vai vai… arrivi fino là, … ma dato che poi lì non si può girare … giri dall’altra parte.”  


Postato da: ilallallero alle 09:33 | permalink | commenti (51) |

martedì, 18 settembre 2007
Longevità e lungimiranza 

ilalla – Non credo di vivere così a lungo e, sinceramente non so se vorrei arrivare a 90 anni… sono tanti! Se non fossi più autosufficiente? Se la mente non fosse più lucida? Preferirei non esserci…

amico - Io invece ti ci vedo proprio: a 90 sarai esattamente come adesso, ne sono SICURO! Solo un po’ più rompicoglioni… e allora saranno gli altri a non volerci essere!


Postato da: ilallallero alle 10:51 | permalink | commenti (48) |

giovedì, 13 settembre 2007
Campioncini 

Non so voi, ma io sono una collezionista di campioncini: creme viso, corpo, mani, piedi, contorno occhi, abbronzanti, dopo sole, bagnoschiuma, latte detergente, acque profumate… di tutti i tipi e per tutti i gusti.

Io li raccolgo e li seleziono: faccio una cernita e conservo, nell’apposito secchiello di latta, solo quelli indicati per la mia pelle e con le fragranze di mio gradimento. I rimanenti vengono smerciati tra le amiche. Scambiati è il termine appropriato, più o meno come si faceva da bambini con le figurine: io ti do la crema nutriente per pelli secche, tu mi dai quella equilibrante per pelli miste; io ti do il detergente alla rosa canina, tu mi dai quello alla zucca; io ti do la crema solare protezione 12 e tu mi dai l’unguento superabbronzante,...

A volte capita che l’amica ti ceda un campioncino “universale”, per fartene saggiare la bontà, visto che lei ha già acquistato la confezione formato famiglia numerosa, rispettando per l’appunto la finalità del sampling: testare per poi comprare. Nonostante io cerchi di consumarli, il mio secchiello di latta è sempre pieno: perché ovunque vai a fare spese, vieni letteralmente inondato di campioncini che fai fatica a smaltire. Passi per detergenti, creme viso e bagnoschiuma, che fungono da monodose di zero ingombro, perfetto per una notte fuori casa o per la doccia in palestra, ma le creme per il corpo? Perché si ostinano a fare nano-bustine di creme per il corpo? Le confezionano a Lilliput?! E perché te ne danno una alla volta per tipologia? Ci vuole un po’ di buon senso! Invece di darmi crema mani, acqua profumata e 1 bustina striminzita di crema corpo, che basta a mala pena per gli avambracci o per una sola gamba, dammi 3 campioncini di crema corpo, no?! No, troppo difficile, ci vuole concentrazione: devi guardare e selezionare dallo scatolone 3 bustine uguali, anziché pescare random con gli occhi altrove, come alle estrazioni del Lotto.

C’è chi mischia la violetta con gli agrumi, il biancospino con menta e muschio, mandorla dolce e caprifoglio con ambra e mirra: lo dico con una certa sicurezza perché, soprattutto in estate, si incrociano donne che lasciano la scia, una scia indefinibile, densa, compatta, che potresti quasi afferrare e scorporare, se non fossi costretto a  metterti in salvo il più lontano possibile per evitare il soffocamento da conati di vomito. Ma io no, certo che no, non c’è neanche bisogno di dirlo: la mia è una scelta di vita che rispecchia non solo la tendenza connaturata al pendant, ma anche e soprattutto il mio desiderio di socialità.

Perciò, volendo provare la crema corpo al cedro, ho insistito con la commessa di turno per averne 4 bustine: così, di ritorno dalla spiaggia, dopo una bella doccia, con un’ espressione di massima soddisfazione, tendente a quella da ebete, apro la prima e inizio a spalmare su una gamba.

Mi sento la sabbia addosso, che si mischia con la crema: mi sento anche una deficiente per non essermi sciacquata bene. Rientro in doccia. Mi asciugo e riprendo l’operazione di incrematura. Ancora sabbia!

E siccome io capisco al volo verso la terza/quarta volta, ho ripetuto lo stesso schema ancora e ancora, prima di rendermi conto che due delle 4 bustine, praticamente identiche, contenevano un fluido ricco di microgranuli (neanche troppo micro) esfolianti.

Prima regola per farsi belli: mai fidarsi delle apparenze. E tanto meno delle commesse nell’atto di distribuire i campioncini.


Postato da: ilallallero alle 08:26 | permalink | commenti (40) |

lunedì, 10 settembre 2007
Le amiche vere, quelle come te. 

ilalla - A giorni  mi si sposa un altro ex. Ci pensi?! E’ già il terzo!

amica - Non ti fa impressione?

ilalla - Beh, no… io non li avrei sposati, quindi… meno male che ci abbia pensato qualcun’altra!

amica - Allora perché dici “mi si sposa”… sembra che ti dispiaccia!

ilalla - Anzi, tutt’altro: mi sento sollevata che abbiano trovato con chi accasarsi. “Li ho sistemati!”, si fa per dire…

amica - Beh, allora, se facciamo per dire, il tuo compito non finisce qui: li dovrai pure seppellire.

ilalla - Ecco… questo mi fa già più impressione…


Postato da: ilallallero alle 08:23 | permalink | commenti (49) |

mercoledì, 05 settembre 2007
La nuova Marylin 

L’altra sera, in preda ad un attacco di emicrania da competizione, mi sono accorta di aver terminato le scorte della  medicina specifica. Non so come sia potuto succedere.  So che non deve succedere. Non me lo posso permettere. Perché se succede, finisce che prendo altro. Invano. Anche se non c’è nulla di diverso capace di far regredire l’attacco, a volte, come l’altra sera, la disperazione mi spinge a tentare vie alternative, a buttarmi su antidolorifici generici, facendo dei gran miscugli, con la speranza che attutiscano anche solo di una minima percentuale la sofferenza: il famigerato cocktail farmacologico sconsigliato da tutte le associazioni e i presidi socio-medico-chirurgico-sanitari dell’universo intero.

E così, l’indomani, ancora accompagnata da una indefessa trivella a motore nella tempia destra, mi sono trascinata mani e piedi fin nella mia farmacia di fiducia, quella che mi conosce, conosce i miei guai e mi assiste anche con ricette a credito. Ho chiesto se, sottobanco, potevano fornirmi qualcosa di veramente potente, con la promessa che l’avrei assunto solo in casi veramente gravi, solo dopo il quarto giorno di dolore continuativo. Il mio farmacista di fiducia ha detto “no”. Il mio farmacista di fiducia è ormai sfiduciato: teme fortemente che, prima o poi, più prima che poi, io possa fare la fine di Marylin Monroe.  Ha descritto dettagliatamente un finale da film: ritrovamento ad opera di mia madre che si abbandona a grida di dolore, sorretta da tutte le forze dell’ordine, guardia forestale inclusa, tanto per fare numero; giornalisti in casa che scattano foto di me riversa a terra in lingerie di seta, con i capelli freschi di parrucchiere e una sigaretta ancora stretta tra le dita; i RIS in caratteristica tuta bianca che repertano i miei prodotti di bellezza; la classica folla di curiosi che si accalca in strada, intorno al palazzo.

E poi, per chi resta, solo atroci dubbi, domande senza risposta, mordenti sensi di colpa…

Ci siamo fatti grasse risate. Anzi, lui, se le diceva e se le rideva, perché io ho potuto sorridere solo dentro, causa muscoli facciali pietrificati dal dolore. Ma poiché comico e drammatico vanno sempre a braccetto, ho pensato seriamente, per un attimo, a quella eventualità. Marylin si è tolta la vita intenzionalmente, se mai dovesse succedere a me, sarebbe del tutto involontario... che si sappia! Mi  conviene scrivere subito una minuziosa lettera preventiva…


Postato da: ilallallero alle 08:30 | permalink | commenti (46) |

lunedì, 03 settembre 2007
Oltraggio al buon gusto 

Mi piace l’estate. Mi piace perché fa caldo. Mi piace perché posso indossare abiti leggeri, impalpabili, che non mi costringono nei movimenti. Mi piace passare 4 mesi nella mia casa al mare. Mi piace perché una piccola località balneare ti da la libertà di girare in hawaianas tutto il giorno, di non curarti più di tanto di come sei vestita. Perché sei sul mare, dove “tutto” è concesso. In costume, canotta e pareo, puoi mischiarti a gente vestita di tutto punto, anche in tarda sera;  puoi andare al supermercato con i capelli ancora bagnati di acqua e sale e l’asciugamano in spalla, senza che nessuno ci faccia caso.  Ma a quel “tutto” credo ci sia un limite.

Vestiamoci pure come ci pare, però vestiamoci! Un minimo di rispetto per la pubblica decenza sarebbe gradito.

Il costume va bene per la spiaggia; in strada, magari, è il caso di coprirsi un po’ di più. Non voglio tirar fuori il sentimento del pudore che per quanto ci si sforzi di misurarlo in modo oggettivo, finisce comunque per mantenere una forte componente soggettiva. Parlo più semplicemente di decoro.

Vorrei sapere perché gli uomini girano per strada a torso nudo. Perché, per il semplice fatto di indossare un paio di calzoncini, si sentano vestiti. Perché nei negozi, nei bar, per le vie, devo entrare in contatto con schiene sudate, pance sblusate, tappetini di moquette umidicci … perché?

Ora qualcuno di voi starà pensando “allora ne fai una questione di estetica?! se fossero torsi scolpiti e attraenti sarebbe diverso?!”.  Ma certo: che almeno ci sia del bello da guardare! Invece pare che la mancanza di contegno vada sempre a braccetto con l’inestetismo: per le strade si scoprono solo aspiranti lottatori di sumo e fisici da tiratori di coriandoli. E perché li dobbiamo vedere per forza? Non si possono coprire come fanno gli altri? Io li multerei tutti.


Postato da: ilallallero alle 08:51 | permalink | commenti (40) |