ilallallero

Vita da Strega

Eccomi

Strega per gioco e per passione, amo la vita perché riserva sempre sorprese speciali.



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martedì, 30 ottobre 2007
…e mi rivesto, e mi rispoglio… 

Non so voi quante volte lo facciate al giorno; io tante, veramente tante. Certe volte oserei dire troppe e allora diventa proprio stancante, fisicamente e mentalmente. E non va bene. Ci vuole misura, in tutto. Due volte al giorno è la normalità, fino ad un massimo di tre può ancora andar bene; ma quando mi succede di farlo più spesso (perché capita!), lo trovo addirittura snervante. Passi quando fa caldo, che si porta addosso meno del minimo indispensabile; ma io, già ora, sono imprigionata in una gabbia multistrato che non finisci mai di mettere e togliere, che al solo pensiero fa smaniare. Altro non sono che tempi morti, inutilizzati; perdita di minuti che, se sommati, diventano ore e potrebbero essere impiegati nello svolgimento di tante altre attività, più produttive.

Come l’altro giorno, che esagerazione, sono arrivata a farlo 8 volte. Non ci credete?! Contiamole insieme. Al mattino, prima di andare a lavoro, ho tolto il pigiama e infilato i vestiti. … ancora… Nella pausa pranzo ho approfittato di un negozio che fa orario continuato: nel camerino del negozio mi sono spogliata, vestita, rispogliata e rivestita. … ancora… Uscita dal lavoro sono andata a fare la ceretta: ho tolto i vestiti e poi li ho rimessi. … ancora… Poi, via, di corsa in palestra: mi spoglio e mi rivesto. … ancora… Faccio lezione. Mi spoglio. Faccio la doccia. Mi rivesto. … ancora… Torno a casa, mi cambio per uscire: mi spoglio e mi rivesto. Esco. … ancora… Rientro di nuovo a casa e mi metto in pigiama: mi spoglio e mi rivesto. E finalmente a letto. A dormire!


Postato da: ilallallero alle 09:39 | permalink | commenti (55) |

giovedì, 25 ottobre 2007
Navigatore interattivo 

“Per il tuo compleanno ti regaliamo un tom tom” è la frase che più spesso mi sono sentita ripetere a causa della mia totale incapacità ad orientarmi: ma il tom tom non è mai arrivato. Aggiungerei “per fortuna”.

Non credo proprio che un navigatore satellitare sia sufficiente a salvarmi dal rischio di smarrimento, non quanto mi salvi il fatto di percorrere solo e soltanto le 4 strade che conosco.

Non oso immaginarmi in balìa di una voce (ché le cartine, è notorio, io sbaglio sempre a seguirle) che mi comanda di andare avanti e mi intima di svoltare senza riferimenti sensati che non siano 200 mt, 400 mt ( a me che non ho il senso della misura) e la destra o la sinistra in un periodo storico in cui le rotatorie hanno sostituito gli incroci tradizionali (destra o sinistra rispetto a che se gli angoli retti sono diventati giri?!).

E poi magari, in uno sforzo di concentrazione, perdi un’indicazione, proprio quella decisiva, e non puoi neanche chiedere “scusa, puoi ripetere per favore?!”.

Ma che me ne faccio io di un navigatore tradizionale, fosse anche con la suadente voce di Ferruccio Amendola buonanima, quando posso avere un navigatore interattivo?! L’altra sera mi è bastato fare una telefonata al mio autoroute in carne ed ossa  per tornare a casa evitando l’unica e trafficatissima strada di mia conoscenza: è stato sufficiente comunicargli dove fossi per farmi guidare verso casa, con indicazioni precise e inconfutabili come la rotatoria strana, il distributore di benzina della IP, il ponte della ferrovia, il negozio di lampadari… un navigatore, il mio, che vede esattamente quello che vedo io, che mi permette di verificare la retta via in tempo reale, con un tempistico scambio domanda-risposta, capace di suggerirmi estemporaneamente un itinerario di riserva se ho perso la svolta per quello ipotizzato; un navigatore da disattivare nel momento in cui raggiungo una zona familiare e posso cavarmela da sola.

Ditemi quello che volete, ma io non rinuncerei mai al mio navigato navigatore interattivo. No, non lo scambierei con una diavoleria tecnologica di ultima generazione; no, non li voglio due fustini di detersivo qualunque, mi tengo il mio Dash.


Postato da: ilallallero alle 08:55 | permalink | commenti (52) |

martedì, 23 ottobre 2007
Anatomia infantile 

Non vado matta per i bambini, chi mi conosce lo sa. Ma non significa che io li detesti, come crede chi continua a chiamarmi Erode. Significa semplicemente che, quando ho davanti un bambino, io mi comporto come farei con un adulto: lo devo conoscere per capire se mi piace, se scatta una simpatia, se tra noi nasce un feeling che può essere coltivato; la mia attenzione non è incondizionata, va guadagnata.

Ci sono bambini belli e bambini brutti, divertenti e pesanti, allegri e musoni, non è mica vero che sono tutti uguali: non vado in brodo di giuggiole davanti a qualsiasi bambino, solo per averlo visto, non mi sbrago in coccole e smancerie solo perché si tratta di un nanetto alto meno di un metro. D’altra parte, l’affezione nasce dal rapporto.

C’è da dire però che, dopo aver instaurato un rapporto dalla nascita e  averlo coltivato nel tempo, inizio a nutrire affetto vero nei confronti di questi cuccioli d’uomo, tanto che nel sentirmi chiamare “zia” me la faccio letteralmente addosso e sono pronta a tutto, anche a rispondere in modo esaustivo a 10 “perchè?” al minuto, come accade puntualmente col figlio di una coppia di amici, un maschietto di tre anni. Mi chiama zia, ma sono la sua fidanzata -dice- e lui con la fidanzata ci gioca, ci parla, ci va al mare per fare le buche e il bagno all’acqua alta, ci fuma… Ecco, il fatto che si incanti a vedermi fumare (all’aperto!) non è proprio educativo, ancor meno che mi imiti nel gioco, ma non ho mai detto di essere la Montessori e Piaget mi è sempre stato sulle scatole.

Quando hai una fidanzata che sta giocando appassionatamente con te, nella tua cameretta, buttati sul pavimento, con ruspe e scavatori, mentre gli altri grandi fanno cose da grandi comodamente seduti sul divano in sala, difficilmente accetti di separartene, anche quando lei ti dice che deve solo andare un attimo in bagno a fare pipì e che torna subito. Il nipotino non accetta di separarsi dalla zia-fidanzata, neanche per un attimo, e l’accompagna in bagno. Obbediente alle raccomandazioni della madre di non chiudersi, pretende di lasciare la porta spalancata. Ma stavolta c’è la zia, è diverso: stavolta si può fare. La lunga lista di “perché?” da evadere per poter chiudere la porta mette a dura prova la mia vescica, e si arresta quando gli spiego che la pipì non è una cosa che si fa in pubblico, che non sarebbe bello farci vedere da qualcuno se passasse davanti al bagno. Per dimostrarmi di aver compreso appieno, a porta chiusa, afferma “infatti, metti che viene uno di quelli là e ti vede il pisello!”.


Postato da: ilallallero alle 09:20 | permalink | commenti (60) |

giovedì, 18 ottobre 2007
Nessuno mi può giudicare, nemmeno tu. 

Al rinfresco organizzato in azienda dal giovane neo-assunto in procinto di convolare a nozze con la sua amata, giuste o meno sono solo fatti suoi, il collega predicatore, costretto a rifuggire le prelibatezze del buffet causa dieta coatta imposta dalla consorte di indole hitleriana, si aggrega solo per porgere i suoi auguri e, anziché sparire dalla vista dei manicaretti per ridurre la propria sofferenza, resta. Perché lo fa? Forse per allenarsi a temprare il proprio carattere alla resistenza? Ebbene no. Lo fa per guastare la festa a chi invece se la può godere.

Il collega predicatore, lo riconosci subito, è quello dai sani e ferrei principi, almeno in apparenza: quello che dispensa lezioni di vita a tutti ma salendo sul pulpito del faceto, della battuta forzata che non fa ridere nessuno, a parte lui. 

Stavolta prende di mira me, per un allegro sermone sul matrimonio, cercando di forzare la porta blindata della totale riservatezza in cui, sul lavoro, chiudo la mia vita privata. Al centro dell’attenzione non più il futuro sposo ma io, bella e impossibile, impenetrabile come la Sfinge.

A metà tra la personificazione del Grillo Parlante e del mio orologio biologico, parte dall’esaltazione del matrimonio e di chi –per fortuna- si sposa, della famiglia e dei figli, per arrivare ad additare me come esemplare satanico che ancora si diverte nonostante l’età che avanza, nonostante ormai non sia più tempo.

E’ difficile resistere alla tentazione di spaccare le balle al prossimo, per qualcuno. Per me è difficile resistere alla tentazione di rispondere a tono. Aspetto solo che mi venga servito l’assist vincente per piazzare un tiro secco e deciso. E l’assist arriva, con tono perentorio, in stile clerical chic: “ devi decidere cosa vuoi fare della tua vita, due sono le possibilità: o la dai alla famiglia, o la dai a Dio!”

Arriva proprio quando sono in estasi da millefoglie, con la bocca piena e le mani impiastricciate di crema, permettendomi di ribattere con fare distratto e aria di sufficienza:  “…oppure... continuo a darla a chi voglio io…”. Goal!


Postato da: ilallallero alle 09:11 | permalink | commenti (51) |

lunedì, 15 ottobre 2007
In caduta libera 

Vado così, in caduta libera, come Patrick de Gayardon verso il centro della terra. A lui è costato caro. Ma non è che per me sia gratis…

Lui ha dedicato la sua vita a cercare di capire i limiti dell’uomo, per conoscerli e superarli. Io invece, del tutto involontariamente, mi ritrovo a scoprire i mie limiti fisici e a non riuscire a superarli.

Il mio corpo mi sta dando chiari segnali di malfunzionamento. Mi sto accartocciando, ripiegando su me stessa, smontando. Ogni tanto perdo un pezzo: un dado, un bullone, una brugola… Li raccolgo tutti con santa pazienza e li conservo scrupolosamente in una scatola, con la speranza che un giorno incontrerò uno capace di rimettere ogni pezzo al suo posto e richiudere tutto per bene, con un bel giro di vite, stretto stretto. Uno bravo, però, eh! Che finora tutti quelli che hanno millantato capacità eccelse hanno peccato in forza: passa un po’ di tempo e le viti si allentano. E io ricomincio a smontarmi.

La mia schiena, pluri-incidentata, stavolta dichiara una tendinite che si irradia fino agli arti superiori, dando vita ad un puzzle di contratture muscolari che si estendono dalla zona lombare a quella cervicale.

Ho iniziato un ciclo di trattamenti di fisioterapia. Devo dormire con il bite e il cuscino per i dolori cervicali. Devo fare attività sportiva con le talloniere in silicone per ammortizzare i colpi e controllare la postura. Oddio, … in realtà non dovrei fare sport, ma pare che se mi fermassi sarebbe anche peggio perché non scaricherei l’accumulo di tensione che porto sulle spalle, un generatore di corrente in grado di illuminare a giorno un paese di 1000 anime.

Se becco quello che ha detto che l’importante è essere giovani dentro, gli cambio i connotati al punto che neanche la Scientifica sia in grado di riconoscerlo… a patto che abbia ancora la forza sufficiente per farlo.

Il tagliando non basta, quest’anno urge la revisione: ma temo proprio che non otterrò il bollino blu per circolare liberamente.


Postato da: ilallallero alle 08:31 | permalink | commenti (54) |

martedì, 02 ottobre 2007
Telegramma 

Perdonate mia assenza. STOP
Risucchiata dal lavoro. STOP
Impossibilitata a postare. STOP
Spero presto risputata. STOP


Postato da: ilallallero alle 09:06 | permalink | commenti (41) |