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Le chicche più significative che vi siete persi in questi giorni, in pillole:
- ilalla, impiegata di concetto, vestita di tutto punto, mani curatissime e unghia smaltate di fresco, si ritrova, suo malgrado, a doversi cimentare con maschioni forzuti, sudati e puzzoni, per aiutarli ad inventariare una cassa contenente materiali per allestimento di uno stand fieristico: telai, pannelli, arredi e pezzi da esposizione. Vacillante sui tacchi, ilalla offre la sua piena disponibilità organizzativa, che non significa solo dirigere e coordinare le operazioni ma sollevare, spostare, aprire, imballare. Ne esce sporca dalla punta delle scarpe alla cima dei capelli, con le mani graffiate e un’unghia rotta. A lavori ultimati si concede una sigaretta con i suddetti maschioni, guadagnandone la stima e la simpatia più incondizionate. Mancavano solo un panino con la mortadella e una birra da trangugiare a collo.
- ilalla, impiegata di concetto, vestita di tutto punto, è costretta a fare irruzione in sala riunioni, durante un importante meeting dell’ufficio tecnico con i referenti di un grosso cliente francese, per prelevare un monitor. Data l’urgenza, non può assolutamente rimandare il suo intervento. Ilalla vorrebbe giustificarsi con i presenti come solo lei sa fare, ma non è in grado nella loro lingua. Potrebbe farlo in inglese, ma sa quanto i francesi odino che ci si rivolga a loro in inglese; e allora si limita a sorridere, a fare faccette e spallucce degne di una cerebrolesa (senza offesa per i cerebrolesi). Inizia a trafficare con i fili dall’altro capo del tavolo: non riuscendo a raggiungere lo scopo, causa cavi aggrovigliati ad arte, si infila sotto il tavolo procedendo con agile andatura carponi. Non osa immaginare le facce dei rispettabili signori, sa soltanto che ormai la sua rispettabilità l’ha persa. Così, già che c’è, si sdraia supina, come i meccanici sotto le auto, per staccare più agevolmente i cavi necessari. Quando finalmente sbuca fuori, pensa solo ad agguantare il monitor e scappare, senza trovare il coraggio di salutare i clienti, occhi negli occhi.
- ilalla, impiegata di concetto, vestita di tutto punto, accoglie un direttore editoriale accompagnato dal redattore e dal fotoreporter per un incontro finalizzato alla stesura di un ampio articolo su un importante periodico economico locale. ilalla è piuttosto serena: stavolta il suo incarico sembra veramente rispondere alla sua mansione. I 3 giovinotti rampanti arrivano in ritardo causa un pranzo di lavoro durato più del previsto. Giungono visibilmente provati dagli eventi: chi troppo rosso, chi troppo bianco, chi troppo sudato. Dopo aver servito loro acqua fresca e caffè, ilalla, per non metterli in imbarazzo, finge di non notare stranezze, indossa la maschera imperturbabile della Sfinge e si concede alla valanga di domande. Uno dei tre chiede di poter usare la toilette e sparisce per mezzora, un altro apre la finestra per prendere aria e l’ultimo ha bisogno di antidolorifici. ilalla corre in infermeria per recuperare un cachet. Al suo ritorno si accorge che si stavano dando il cambio nella toilette e deduce che sia diventata impraticabile. Capisce altresì le ragioni che spingono i tre a muoversi insieme e prendere appunti a turno: perché sono perfettamente interscambiabili e soprattutto, perché in tre non ne fanno uno buono.
L’incontro preventivato per una durata di 2 ore ha riempito l’intero pomeriggio di ilalla, a cui mancavano solo i codini biondi per essere più credibile nel ruolo di Candy Candy. Sinceramente preoccupata dei contenuti dell’articolo, si premura di congedare il trio con un quantitativo esorbitante di materiale cartaceo e audiovisivo, consigliandone vivamente la consultazione prima di redigere il pezzo. Indi, stremata, vorrebbe dedicarsi alla preghiera ma non sa più a che santo votarsi.
Il dottor Thomas non è in sede. Piriipiripiripiripì. La stampante col "Q" col "Q", il circuito Z attivabile zufolando nell’apposito fischietto e tanti caffè corretti con humor e utopia.
“Tutti mi chiedono, tutti mi vogliono, sono il factotum della città, lalala là, lalala là, lalala là… Uno alla volta, uno alla volta per carità!”, è stata la colonna sonora delle mie giornate; ma nessuno ha osato mettermi in mano un rasoio, sospettando, a buona ragione, che avrei potuto compiere una strage.
Mi sono spremuta come un limone e quando il succo è finito, mi è toccato grattugiare anche la buccia. Il principio è lo stesso del maiale: non si butta via niente!
Il fenomeno inspiegabile del sovraccarico di lavoro, meglio noto come il miracolo della moltiplicazione dei compiti e delle mansioni, è noto alla stragrande maggioranza degli onesti lavoratori: ci siamo passati tutti, almeno una volta nella nostra carriera, io stessa lo affronto 2-3 volte all’anno. Ma stavolta, il lavoro, anziché moltiplicarsi per essere distribuito come i pani e i pesci, è piombato tutto addosso a me, che sono notoriamente morigerata e non amo le grandi abbuffate. Si rischia di star male.
In questi momentacci, imprevisti e contrattempi sono talmente numerosi e inspiegabili dalla logica umana, che ti portano a guardarti intorno con sospetto, alla ricerca delle telecamere nascoste, perché ti senti vittima di una Candid Camera, o peggio, di un esperimento sul genere “The Thruman Show” .
Una miscela esplosiva di ordinario e straordinario, con una spruzzatina di imprevisti dell’ultimo minuto, ti da per appoggio un pavimento liquido, che a tratti diventa insidioso come le sabbie mobili: ecco perché la spinta di Archimede non funzionava. I colleghi si trasformano in boss mafiosi, saldi al principio dell’omertà: provi a porre semplici domande che ti possano agevolare nell’arduo compito di annaspare nel mare di rogne ma loro non sanno, non rispondono.
Comunque, alla fine, ne sono uscita sana e salva. Anzi, solo salva, ché sana non lo sono mai stata.
Da questa esperienza unica ho imparato che è meglio una risata isterica smorza-stress del pianto disperato o della furia assassina; e soprattutto, che al sopraggiungere del prossimo maroso, mi darò malata fino al ritorno della bonaccia.
Un corpo immerso in un fluido riceve una spinta dal basso verso l'alto pari al peso del volume del fluido spostato. Perchè stavolta non funziona?!
Blubb
up date: lunedì, 19 novembre 2007
ancora Blubb... con trasferta di lavoro appesa al collo.
Vogliono farmi fuori, è palese. Cercheranno di farlo sembrare un suicidio, o magari un incidente... è un classico!
C'è qualche bravo sommozzatore che voglia venire a recuperare il corpo immerso nel fluido?!